- Joe Biden al tramonto copia Donald Trump e blocca la vendita in Giappone di US Steel. Il cancelliere Olaf Scholz scrive a Bruxelles: vertice sul comparto.
- Freidrich Merz, il principale candidato al governo tedesco, vuole evitare una pericolosa spirale tariffaria: subito negoziati con gli Stati Uniti. Il timore è che le gabelle del tycoon costino 180 miliardi alla Germania.
Lo speciale contiene due articoli.
È una delle ultime mosse di Joe Biden prima di lasciare l’ufficio ovale ed è anche una decisione condivisa dal suo successore, Donald Trump: la Casa Bianca ha bloccato l’acquisizione di US Steel da parte della giapponese Nippon Steel che avrebbe messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. «Come ha stabilito un comitato di esperti di sicurezza nazionale e commercio in tutto il ramo esecutivo, questa acquisizione porrebbe uno dei maggiori produttori di acciaio americani sotto controllo straniero e creerebbe rischi per la nostra sicurezza nazionale e le nostre catene di fornitura critiche», ha spiegato Biden in una nota. Aggiungendo che è sua «solenne responsabilità come presidente garantire che, ora e a lungo nel futuro, l’America abbia una forte industria siderurgica nazionale di proprietà e gestione che possa continuare ad alimentare le nostre fonti di forza nazionali in patria e all’estero; ed è un adempimento di tale responsabilità bloccare la proprietà straniera di questa vitale azienda americana. Quindi, US Steel rimarrà una fiera azienda americana, di proprietà americana, gestita da americani, da lavoratori sindacalizzati americani, la migliore al mondo». Anche Trump, si era detto «totalmente contrario» all’operazione annunciata nel dicembre 2023. Nelle scorse settimane, secondo la ricostruzione del Financial Times, il presidente eletto aveva minacciato di annullare l’accordo e aveva promesso di proteggere l’azienda di Pittsburgh con un mix di tariffe e incentivi fiscali.
L’acquisto, del valore di oltre 14 miliardi di dollari, è stato fatto saltare dopo mesi di pressing anche da parte del potente sindacato dei metalmeccanici Usw che ieri ha brindato. Pesante, invece, la reazione in Borsa, con US Steel che affonda di quasi l’8% nel pre-mercato a Wall Street. Lo stop segna, inoltre, una battuta d’arresto nelle relazioni di Washington con il suo più stretto alleato nell’Asia-Pacifico da considerare anche in chiave anti cinese, sebbene la possibilità di un’azienda quasi decotta come US Steel di competere con Pechino da sola fosse vicina a zero. Nell’ultimo anno le trattative per l’acquisto, poi bloccato, hanno comunque indotto la società giapponese a ridurre i rapporti in Cina come leva. Non è chiaro adesso quali saranno le sorti del produttore americano. In precedenza, le due società si erano dette pronte a intentare un’azione legale contro un eventuale veto da parte di Biden. In alternativa, US Steel potrebbe dover riavviare il processo di vendita e potrebbe avere difficoltà a trovare un acquirente per l’intera azienda, mentre Nippon Steel dovrà cercare altre fonti di crescita.
Sembra, intanto, aver prevalso lo spostamento verso il protezionismo, il sostegno ai sindacati e il sentimento «America first» nella politica statunitense. Il tema interessa chiaramente anche l’Europa dove, tra l’altro, nel 2026 entrerà in vigore il cosiddetto Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), ovvero il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere introdotto dall’Unione Europea per tassare le importazioni di beni provenienti da paesi extra-Ue con regolamentazioni climatiche meno rigorose. Nuove norme che impatteranno anche su acciaio e alluminio e che ci penalizzano. Un’evoluzione sulle tasse sulla Co2 decisa da Bruxelles che creerà forti frizioni con Washington che non condivide il modello impostato dagli euroburocrati. I rapporti diventeranno, quindi, più complicati proprio quando non abbiamo gli strumenti necessari per diventare un terzo polo autonomo e resistente.
E a proposito di Europa, a poche settimane dal voto in Germania il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha scritto alla connazionale Ursula von der Leyen per chiedere una spinta maggiore della Commissione sul fronte della competitività e del supporto all’industria automobilistica. In sette pagine di considerazioni, rivelate dal sito milanofinanza.it, il capo dimissionario del governo di Berlino esprime tutte le sue preoccupazioni sulla competitività dell’Ue e della Germania stessa, piegata dalla concorrenza globale e in particolar modo da quella cinese nelle auto e chiede alla presidente della Commissione iniziative specifiche e un vertice sull’industria dell’acciaio, oltre a un rinnovato impegno sul fronte della storica alleanza franco-tedesca. Nel lungo documento inviato a Von der Leyen, Scholz mette in evidenza che è fondamentale sostenere i settori ad alta intensità energetica a causa della concorrenza internazionale (e la vendita dell’acciaio cinese a prezzi più bassi di quello europeo è un tema rilevante in Ue). A tutela dell’industria siderurgica, alla base della Difesa, il cancelliere uscente chiede inoltre alla Commissione Ue un summit europeo sull’acciaio all’inizio del 2025. Nella lettera sottolinea che «ciò di cui c’è urgente bisogno ora è di un’opera congiunta a livello europeo». Viene poi richiamata l’urgenza di ridurre la burocrazia sulle spalle delle imprese europee (obblighi di rendicontazione) soprattutto in materia di direttiva sulla sostenibilità, tassonomia Ue e direttiva europea sulle catene di fornitura. Solo gli standard previsti dalla direttiva sulla sostenibilità «richiedono più di 1.000 potenziali dati» da fornire.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >