Sergio Mattarella (Imagoeconomica)
Con un cdm d’urgenza, l’esecutivo ha integrato il testo del quesito. Sinistra isterica scontentata dal Colle, che ha firmato il decreto confermando le date del 22 e 23 marzo.
Cambia il quesito ma non la data: il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri, «vista l’ordinanza dell’Ufficio centrale per il Referendum comunicata il 6 febbraio 2026, ha deliberato di proporre al presidente della Repubblica, per l’adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al Referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dalla citata ordinanza, fermo restando lo stesso decreto».
In sostanza la decisione della Corte di Cassazione di accogliere il nuovo quesito non comporta lo spostamento della data del referendum, in programma il 22 e il 23 marzo, poiché lo stesso quesito non fa altro che indicare gli articoli della Costituzione modificati della riforma. Una decisione, quella del Cdm, ratificata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri ha firmato il decreto deliberato dal Consiglio dei ministri. A quanto riferito dall’Ansa, il via libera al nuovo testo è avvenuto dopo un colloquio tra Mattarella e Giorgia Meloni. Fonti del Quirinale hanno confermato che per il presidente Mattarella la soluzione individuata è quella giuridicamente più corretta, anche alla luce dell’ordinanza della Cassazione. L’oggetto della richiesta di referendum, hanno aggiunto le fonti del Colle, è infatti lo stesso per tutti i proponenti; mentre il quesito referendario non viene cambiato ma soltanto integrato. Tutto liscio come l’olio, e anche tutto estremamente logico: ora occorrerà capire se i promotori del secondo referendum faranno comunque ricorso al Tar o alla Consulta per chiedere lo spostamento della data, mettendosi a questo punto non solo contro il governo ma sconfessando anche la presidenza della Repubblica. La delusione e anche un pizzico di confusione fanno capolino dalle parole di Carlo Guglielmi, uno dei 15 giuristi promotori della raccolta firme per l’indizione del «secondo» referendum: «Si continuano a violare norme fondamentali», ha commentato Guglielmi, «e il punto è capire se questa è una cosa sopportabile».
«Prendiamo atto della decisione del Cdm che rappresenta, a nostro avviso, una forzatura e ci riserviamo di spiegare, durante i prossimi incontri, per quali numerosissime ragioni sia opportuno votare No», hanno commentato ieri i 15 giuristi promotori per l'indizione del referendum. «La battaglia non deve essere sulla data, ma sull'esito referendario», proseguono, lasciando quindi intendere che non sarà presentato ricorso alla Consulta.
«Io non lo farei», spiega ala Verità il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare del Pd, vicepresidente di Libertà eguale ed esponente di punta del comitato «La Sinistra che vota sì», «bisogna confrontarsi sui contenuti, non si capisce il motivo di scontrarsi sulle date. Cerchiamo di far scaturire da questa confusione una cosa positiva. Chiariamoci, non sono d’accordo neanche con chi attacca la Cassazione». A proposito di attacchi: «Dell’Ufficio elettorale della Cassazione», ha scritto ieri su X il deputato di Forza Italia Enrico Costa, «che ha deciso di cambiare il quesito referendario, fa parte il dottor Alfredo Guardiano. È lo stesso Alfredo Guardiano modererà, con tanto di locandina già pubblicata, il convegno “Le ragioni del no: difendere la costituzione è un impegno di tutte e tutti” che si terrà a Napoli il 18 febbraio? Questo sarebbe il giudice terzo ed imparziale?». «Non mi nascondo», ha replicato Guardiano, «sono per il No al referendum. Ma il tema dell’ordinanza affrontato dal mio ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma, né sul risultato del referendum e nemmeno sulla data del suo svolgimento. Non siamo minimamente entrati in questo ambito. Qualsiasi affermazione che sospetti di parzialità me o questa ordinanza è palesemente priva di fondamento e quindi molto grave. Costa mi ha additato al mondo come un giudice non imparziale e terzo e per un giudice non c’è nulla di più grave». La questione Guardiano è stata sollevata anche dal capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami e da Francesco Petrelli, presidente dell’Unione camere penali.
«Le dichiarazioni del presidente dell’Unione camere penali e di alcuni soggetti politici in merito all’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum», ha sottolineato la Giunta esecutiva sezionale Anm della Cassazione, «sono inaccettabili perché lesive della immagine e del ruolo della Corte di cassazione, di cui l’Ufficio centrale è articolazione. Sono frasi che indignano quanti hanno a cuore le istituzioni democratiche del Paese, presidio di convivenza civile e di tutela dei diritti di tutti».
Rincara la dose il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola: «Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici».
Isteria nel Pd: «Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione», attacca la responsabile giustizia dei dem, Debora Serracchiani, «poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500.000 italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. [...]Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no».
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Russia e Iran, eccesso di petrolio. Rame, tregua dopo i record. Project Vault, sulle terre rare gli USA come la Cina. GNL USA, la Germania cerca alternative.
Ansa
Sette fermati al corteo di Milano. L’evento sportivo è un pretesto per i soliti pro Pal.
Doveva essere il corteo contro le Olimpiadi «più insostenibili di sempre», ma la manifestazione andata in scena ieri a Milano è finita per scivolare rapidamente nell’ennesima piazza pro-Palestina, con i Giochi ridotti a semplice cornice e gli slogan ripetuti come un riflesso automatico. Nel finale la tensione è salita: dai manifestanti è partita una pioggia di petardi, pietre, fumogeni e fuochi d’artificio ad altezza d’uomo contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con lacrimogeni e con gli idranti schierati a protezione dei blindati.
Una piazza che, dietro la facciata della protesta contro il caro-casa e lo sviluppo urbano, ha concentrato fin dall’inizio la propria energia contro i bersagli consueti - il premier Giorgia Meloni, il governo, gli Stati Uniti, l’Ice e la polizia - e che nel momento più critico ha avanzato verso lo sbarramento di via Marocchetti, dove l’accesso è stato chiuso con mezzi antisommossa e qualche carica di contenimento: sono sette le persone fermate e identificate. Nel mirino sono finiti anche il sindaco Beppe Sala e l’amministrazione comunale. Il risultato è un corteo in cui c’è tutto e il contrario di tutto - dalle Olimpiadi alla Palestina, dall’Ice al Comune - in un accumulo di temi che si sovrappongono fino a cancellarsi a vicenda.
I numeri seguono la consueta geometria variabile delle piazze antagoniste: per gli organizzatori i partecipanti erano quasi 10.000, ma in realtà erano meno della metà. Una forbice evidente fin dall’inizio, quando al concentramento iniziale si contavano poche centinaia di persone, circondate da più telecamere (soprattutto straniere) che manifestanti. In testa hanno sfilato gli alberi di cartone, simbolo dei larici abbattuti a Cortina, e lo striscione «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne». Il corteo ha attraversato corso Lodi sotto il controllo delle forze dell’ordine, mentre il Villaggio Olimpico di via Lorenzini è restato un bersaglio solo evocato. Sul ponte dell’ex scalo di Porta Romana sono volati petardi e fumogeni; più avanti Rifondazione comunista ha esposto il cartello contro Manfredi Catella e, al Corvetto, alcuni manifestantisono saliti sul tetto dell’ex mercato comunale, tra cori cantati sulle note di Hanno ucciso l’uomo ragno contro Sala e i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana.
Nello spezzone finale il tema olimpico scompare quasi del tutto. Spuntano i grandi poster con la scritta «Libertà» e i volti di Mohammad Hannoun e di altri suoi sodali, tutti accompagnati da richieste di scarcerazione. Hannoun, leader dell’Api, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Genova che ipotizza un sistema di raccolta fondi presentati come beneficenza e in realtà destinati a Hamas. Dal megafono prende la parola il figlio di Hannoun, che definisce il padre «una delle prime vittime della guerra della destra alla giustizia, alla libertà e alla Palestina» spingendosi poi su un terreno delirante, trasformando l’intervento in un comizio. «Abbiamo visto cosa c’era negli Epstein files. Daranno Gaza a un gruppo di pedofili».
L’ex vicesindaco Riccardo De Corato di Fdi parla di «un altro patetico corteo», sostenendo che «dietro la facciata della protesta contro Olimpiadi e caro-vita si nasconda il solito odio ideologico contro il premier Meloni, il governatore Fontana e l’Ice». Sottolinea poi che «gli antagonisti hanno attaccato anche il sindaco Sala», segnando una rottura dopo lo sgombero del Leoncavallo, e chiede «sgomberi immediati» dell’ex Palasharp e il ripristino della legalità dopo l’imbrattamento della Casa dello Sport, invocando l’applicazione rigorosa del decreto Sicurezza.
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Ansa
Attacco ai treni: cavi tranciati vicino a Bologna, rimosso un ordigno su uno scambio. Si segue la pista del sabotaggio anarchico a Milano-Cortina. Scontri fra No Olimpiadi e agenti nel capoluogo lombardo.
Un rilevatore della velocità ferroviaria è stato danneggiato da un incendio con innesco artigianale sulla linea Bologna-Venezia, all’altezza di Castel Maggiore. Quando i tecnici di Rfi hanno sollevato i coperchi in cemento del pozzetto tecnico affiancato ai binari hanno subito accertato che i cavi elettrici scoperti erano anneriti e deformati. Gli esperti che hanno effettuato il rilievo parlano di «evidenti bruciature», che hanno coinvolto anche alcune guaine che sono apparse «sciolte», mentre altre erano «piegate in modo innaturale», come dopo un’esposizione a fiamme o a calore intenso. Gli investigatori della Polfer e della Digos hanno poi accertato, a poca distanza, la presenza di «un contenitore con all’interno del liquido verosimilmente infiammabile».
Un contenitore di plastica, inoltre, era pieno di una polvere bianca che emanava odore di Kerosene e conteneva anche una lampadina. Era stato ancorato con una fascetta da elettricista ai corrugati dei cavi elettrici. Mentre in una seconda scatola c’era l’innesco, collegato a una batteria da nove volt. Sul posto sono intervenuti gli artificieri per le operazioni di bonifica. Non ci sono rivendicazioni. Ma il gesto viene collocato da chi indaga, soprattutto per le modalità e per i precedenti, nel perimetro degli antagonisti e dell’area anarco-insurrezionalista. Il momento, d’altra parte, è considerato bollente, perché in concomitanza con l’avvio dei Giochi di Milano-Cortina. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti e procede per l’ipotesi di «danneggiamento aggravato». Ma i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, dopo aver ricevuto una prima informativa, «stanno valutando l’ipotesi di procedere per terrorismo». Nel frattempo è stata disposta «la sospensione del transito dei convogli sulle linee ad alta velocità Bologna-Milano e Bologna-Venezia». I problemi sono cominciati attorno alle 8 e si sono estesi fino a determinare la sospensione della circolazione, poi gradualmente ripresa. I treni ad alta velocità, gli Intercity e i regionali hanno registrato «ritardi fino a 120 minuti».
Insomma la pista del terrorismo è più che un’ipotesi, che si sia trattato di un sabotaggio invece è certezza. Le foto sono inequivocabili e non lasciano spazio a dubbi.
Per il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, obiettivo di questi sabotatori evidentemente insieme alle Olimpiadi, è «probabilmente è un atto di terrorismo, di interruzione sull’alta velocità da parte di anarchici e casinisti vari» aggiungendo che «queste azioni di inaudita gravità non sporcano in alcun modo l’immagine dell’Italia nel mondo, che proprio i Giochi renderanno ancora più convincente e positiva» ha commentato. «I gravi episodi di sabotaggio avvenuti nei pressi della stazione di Bologna e a Pesaro, che hanno causato pesanti disagi a migliaia di viaggiatori, sono preoccupanti e ricalcano gli atti di terrorismo verificatisi in Francia a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi». Insomma parla proprio di terrorismo Salvini garantendo di seguire l’evolversi della situazione molto da vicino.
«Non sono compagni che sbagliano ma sabotatori del più importante evento mondiale del 2026, le Olimpiadi Milano - Cortina», il commento di Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato. «La sinistra era già pronta a sciacallare di fronte agli annunci di ritardi e invece si deve mordere la lingua vista la malaparata: una sinistra sempre pronta a coccolare e a volte a giustificare balordi e violenti. Sono curioso di vedere se Lilli Gruber riuscirà ad annoverare i ritardi odierni tra i numeri già da fantasilandia che ha rinfacciato ad un incredulo Salvini nei giorni scorsi».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami contestualizza: «Siamo dinanzi a un sabotaggio che segue di poche ore l’inizio delle Olimpiadi e che ripropone il tema della difesa delle infrastrutture dagli attacchi di quelli che sono veri e propri terroristi. Anzi sono propri questi eventi che spiegano il ricorso a norme più dure». Bignami non si lascia scappare un commento sulle toghe, augurandosi «che i responsabili siano condannati in maniera ferma ed esemplare. Toghe rosse permettendo...».
«Mentre oggi l’Italia migliore si ritrova unita a tifare per la nazione, a sostenere i suoi valori e a credere nel futuro del Paese, c’è purtroppo chi sceglie la strada opposta: quella della violenza, del sabotaggio e della destabilizzazione. Quanto accaduto a Bologna è un fatto di una gravità assoluta. Sabotare la rete ferroviaria significa colpire infrastrutture strategiche, mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e compromettere servizi essenziali del Paese», ha detto il vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha chiosato: «Non può esserci alcuna ambiguità né indulgenza verso chi tenta di destabilizzare lo Stato». Sul tema interviene anche Azione con Osvaldo Napoli: «Sono terroristi senza ideologia».
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