Il ministro Matteo Piantedosi alla Verità replica al governo spagnolo e denuncia il legame tra politiche permissive e sbarchi.
Ministro Piantedosi, il ripristino dei controlli alle frontiere voluto dal governo pesa davvero sulla vita dei cittadini europei che attraversano i confini?
«Assolutamente no. Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è una misura che i Paesi europei hanno attivato centinaia di volte negli anni: la stessa Spagna vi ha fatto ricorso in diverse occasioni, così come alcuni Paesi confinanti hanno fatto nei nostri confronti. Il clamore che si è sollevato attorno alla decisione del nostro governo è dunque del tutto immotivato. Si tratta di una disposizione di carattere pratico, prevista dai trattati stessi, che non ha alcun impatto sui cittadini europei né su quelli di Paesi extra Ue già in possesso di un titolo di soggiorno regolare sul territorio dell’Unione. Non ci sarà alcun controllo aggiuntivo né alcun aggravio burocratico per i loro spostamenti. Come già avvenuto sulla frontiera orientale, la misura sarà utile solo nella direzione di evitare pericoli per la sicurezza nazionale».
Oggi ci sarà la riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei Paesi dell’Ue…
«L’Italia, nel contrasto ai flussi migratori irregolari, ha sempre offerto e continuerà a offrire il massimo sostegno a tutti i partner europei. Lo facciamo anche perché sappiamo bene, per esperienza passata, cosa significhi essere lasciati soli di fronte a un massiccio afflusso di migranti e al traffico di esseri umani che lo alimenta. Per molti anni il dibattito europeo si è concentrato quasi esclusivamente sui cosiddetti movimenti secondari, privilegiando l’interesse di alcuni Paesi del Nord Europa a trasferire nuovamente in Italia i migranti arrivati sul loro territorio. Non dimentichiamo, inoltre, le azioni mirate a favorire l’ingresso in Italia di migranti irregolari da parte di navi di Ong battenti bandiera di altri Stati membri, mentre non risulta un solo caso in cui sia accaduto l’inverso. Quanto ai numeri sugli sbarchi, citati in questi giorni in maniera strumentale, anche dallo stesso governo spagnolo, basterebbe un’analisi più attenta ma soprattutto obiettiva: negli ultimi quindici anni in Italia si sono registrati due cali significativi, e non casuali. Il primo quando era ministro Salvini, nel 2018, il secondo oggi, grazie alle politiche messe in campo da questo governo, guidato da Giorgia Meloni».
Qual è la situazione attuale in Italia?
«Le politiche del governo Meloni hanno prodotto risultati concreti: se raffrontiamo gli sbarchi dei primi sette mesi del 2023, l’inizio della nostra legislatura, con lo stesso periodo di quest’anno i numeri crollano dell’82%. È la prova che, quando c’è la volontà politica e, se me lo permette, la capacità tecnica, è possibile arginare un fenomeno che nasce e prospera grazie ad attività criminali organizzate».
Sbarchi in calo e replica alla Spagna
Quello che è successo a Ceuta è la cartolina di quello che potrebbe succedere anche in Italia se si applicassero le politiche migratorie volute da Sánchez, idolo dei nostri progressisti?
«Mi consenta di premettere che, nonostante le recenti uscite polemiche, va comunque espressa piena solidarietà alla Spagna, che sta fronteggiando una situazione complessa. L’Italia ha già detto di essere pronta ad offrire il proprio supporto. Ma non si può guardare a queste vicende con distacco, perché ogni persona che sbarca irregolarmente entra di fatto nello spazio europeo, e dunque la questione riguarda tutti gli Stati membri. Mi auguro che si faccia chiarezza sulla dinamica di quanto accaduto, anche per capire se dietro l’afflusso di massa vi sia stata una regia organizzata. Quel che è certo, è che un atteggiamento più permissivo sul fronte del contrasto migratorio finisce per alimentare l’illusione, in chi non ne ha diritto, di poter restare in Europa. Lo hanno detto le stesse persone che sono entrate irregolarmente a Ceuta. E le reti criminali sfruttano proprio queste suggestioni per costruire una narrazione che altro non è se non uno strumento di propaganda al servizio dei loro traffici».
Abbiamo visto però che basta uno Stato solo ad allentare le corde per far entrare migliaia di irregolari su suolo europeo. Schengen va ripensata oltre che sospesa?
«Eliminando Schengen verrebbe meno la stessa ragione d’essere dell’Unione europea. La soluzione è l’esatto opposto: l’Europa deve preservare gli Stati membri dalle difficoltà a contenere fenomeni migratori irregolari difficili da combattere per il singolo Paese. L’Europa deve rafforzare il principio di condizionalità nei confronti dei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, legando in misura più stringente gli aiuti e le forme di cooperazione alla concreta collaborazione nel contrasto ai trafficanti di esseri umani. Se la tutela della dignità della persona rappresenta uno dei valori fondanti dell’Unione europea, allora è doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo e verificabile nella lotta contro queste organizzazioni criminali. Allo stesso tempo, l’Europa deve essere più rigorosa anche nei confronti degli Stati membri che, per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio europeo».
Per i socialisti è un tema ideologico?
«In alcuni ambienti della sinistra europea e italiana c’è la tendenza a considerare l’immigrazione irregolare quasi come un fatto positivo, funzionale a un cambiamento della composizione della società, in una direzione asseritamente multiculturale ma che in realtà nasconde visioni ideologiche o mirate a interessi di parte. Noi non condividiamo questa impostazione: riteniamo che l’immigrazione debba avvenire attraverso canali regolari e sicuri, coerenti con i reali fabbisogni ma soprattutto con la capacità di integrazione del nostro Paese, in una cornice di regole certe».
Le Forze di polizia in Italia sono sempre più nel mirino degli antagonisti?
«I fatti recenti lo dimostrano. Esistono frange anarchiche e antagoniste che manifestano odio verso le Forze dell’ordine, viste come simbolo dello Stato. Le aggressioni nei confronti degli agenti sono purtroppo in crescita. L’ho già detto: questi episodi vanno condannati senza ambiguità. C’è bisogno di una presa di posizione netta e unitaria da parte di tutte le forze politiche».
C’è una regia secondo lei?
«C’è una subcultura antisistema che in alcuni ambienti riemerge periodicamente e che tenta di avvelenare la vita democratica del Paese».
Gli amministratori locali lamentano mancanza di organico nelle Forze dell’ordine. È davvero così?
«In quasi quattro anni di governo abbiamo realizzato il piano di assunzioni più ampio nelle Forze dell’ordine degli ultimi trent’anni. Abbiamo ampiamente coperto il turn over, abbassato l’età media e contiamo di lasciare anche più agenti a fine mandato. Ma non solo. Abbiamo agito per migliorare le condizioni in cui operano, garantendo, tra l’altro, maggiori tutele e stipendi più alti. Nulla a che vedere con le politiche di spending review praticate da governi, i cui rappresentanti oggi si ergono a critici del nostro operato».
Alessandro Morelli ha auspicato un avvicendamento al Viminale con Matteo Salvini entro Pontida che si terrà il 20 ottobre. Lei cederebbe il passo?
«Non mi occupo di ipotesi di rimpasto. Ciò che conta non sono le singole posizioni, ma i risultati che la squadra di governo riuscirà a ottenere fino alla fine della legislatura».
Se il centrodestra rivincesse le elezioni resterebbe a disposizione di un nuovo esecutivo?
«Non mi soffermo su scenari legati al mio futuro personale. Servo le istituzioni da quarant’anni e non immagino impegno più appagante di questo».
A proposito di elezioni, teme l’avanzata di Vannacci?
«Guardiamo ai fatti: crollo degli sbarchi, calo dei reati, crescente autorevolezza diplomatica dell’Italia, spread contenuti, aumento dell’occupazione, borsa ai massimi, boom del turismo, maggiori investimenti su sanità, scuola e infrastrutture, rinnovata attenzione alle politiche energetiche. Su queste basi affrontiamo la competizione elettorale con la consapevolezza di rappresentare l’unica proposta di governo credibile a tutela dell’interesse nazionale».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >