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Migranti entrati a Ceuta a nuoto o a piedi dal Marocco siedono in una strada di Ceuta (Ansa)

Dopo la massiccia invasione di migranti a Ceuta la scorsa settimana, e l’altrettanto imponente remigrazione in Marocco orchestrata dal premier Pedro Sánchez, la Moncloa sostiene che le motovedette del Soccorso marittimo e della Guardia civil stanno mantenendo un’operazione di sorveglianza rafforzata nelle acque dello Stretto di Gibilterra per intercettare qualsiasi tentativo di raggiungere la Penisola Iberica.

Sabato, Madrid ha affermato che l’integrità dello spazio Schengen è «pienamente garantita» e ha ribadito che nessuno degli individui entrati irregolarmente nell’enclave sul territorio africano è riuscito a raggiungere la Spagna continentale, «né avrebbe potuto farlo». Eppure, durante lo scorso fine settimana le spiagge di Faro de Punta Carnero, l’insenatura di Getares e la spiaggia di Levante a La Línea sono diventate i principali punti di approdo per giovani marocchini, che vengono lasciati vicino alla riva a nuotare gli ultimi metri prima di disperdersi nell’entroterra. «Domenica mattina, diversi residenti hanno riferito che agenti di polizia locali si sono recati presso le abitazioni sulla spiaggia di Getares per consigliare di prendere ulteriori precauzioni e di tenere porte e finestre ben chiuse dopo una notte caratterizzata da rumori e un flusso continuo di persone sul lungomare», pubblica il periodico Europa Sur. Anche ieri all’alba ci sono stati sbarchi.

Migranti in fuga da Ceuta verso la Spagna continentale

Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas del Pp, ha stimato che circa 2.500 migranti siano ancora presenti nell’enclave. «La città non è ancora tornata alla normalità», ha detto. E sale a un migliaio il numero di minori non accompagnati dei quali prendersi cura. Verranno trasferiti sulla terraferma, in apposite strutture, non appena espletate le procedure.

Molti dei giovani che erano arrivati a nuoto hanno trovato rifugio soprattutto a El Príncipe, quartiere a Sud di Ceuta vicino alla spiaggia El Tarajal, al confine con il Marocco. Con vie strette, alta concentrazione di abitanti perlopiù musulmani, forte presenza di amici e parenti disposti ad assistere ma anche a nascondere chi vuole entrare illegalmente in Spagna e in Europa, la zona offre numerosi nascondigli. Chi è rimasto, spera che la sorveglianza rallenti al porto e di poter raggiungere Algeciras, o conta di riuscire ad entrare nel super affollato centro di detenzione temporanea per immigrati (Ceti), dove avviare una procedura di protezione.

Sui social circolano le proteste degli abitanti spagnoli: «Devo fare la guardia davanti alla mia casa perché non defechino sulla porta». Così pure: «Invadono il Paese e si aspettano che gli servano da mangiare», riferendosi ai saccheggiamenti. La città ha quasi 3.000 membri tra Forze di sicurezza ed esercito ma è ancora emergenza. E c’è paura.

El Confidencial fa sapere che la Guardia civil e la Polizia nazionale stanno analizzando i filmati dell’ingresso di massa a Ceuta e setacciando le strade della città autonoma «per cercare di identificare il più rapidamente possibile i criminali con precedenti per reati violenti e i possibili jihadisti, che hanno approfittato del crollo del confine per entrare in territorio spagnolo». Mentre nell’ex ospedale militare di Ceuta attrezzato a obitorio aumentavano i morti (ieri risultavano 88, più 11 rinvenuti in territorio marocchino), sabato il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska negava di aver ricevuto avvertimenti da parte del Centro nazionale di intelligence (Cni).

Lunedì lo ha ribadito la portavoce del governo, Elma Saiz Delgado: non ci sarebbe stata alcuna segnalazione da parte dei servizi segreti. Del tutto improbabile che «una massa di 60.000 persone che si avvicinava alla costa sia passata inosservata», ha dichiarato il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo in un’intervista a Telecinco. Dello stesso avviso il presidente della città autonoma di Melilla, Juan José Imbroda. «Il Cni lo aveva annunciato e nessuno gli ha dato ascolto», ha affermato in una conferenza stampa lunedì. Le interrogazioni che stanno presentando Pp, Vox e Junts chiedono di fare chiarezza sulle comunicazioni che sono intercorse durante la crisi migratoria.

La polemica tra Madrid e Roma sulla gestione dei flussi

Con una Spagna ancora in grave difficoltà, ieri il ministro degli Esteri José Manuel Albares si è permesso di usare toni sprezzanti. Ha parlato di «governi che non sono stati all’altezza» della situazione migranti, e «il governo italiano è uno di questi». Si è vantato della «rapidità» della risposta di Madrid alla crisi migratoria, paragonandola a quella dell’Italia «il Paese con il maggior numero di ingressi irregolari in Europa […] al punto che la Spagna ha dovuto accoglierne una parte». Ha aggiunto che il nostro Paese «non è in grado» di risolvere la situazione a Lampedusa.

Pronta la replica del Viminale: da gennaio di quest’anno a oggi il numero di sbarchi in Italia è calato «del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023». Poi la precisazione: «Quanto alla presunta “invasione” di Lampedusa, al momento sono presenti 98 migranti sull’isola e da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza sul posto». Albares ha accusato il «coordinamento dell’internazionale reazionaria», di alimentare la sua «retorica anti immigrazione». Al vertice di oggi la Spagna «esigerà solidarietà» dagli Stati membri dell’Ue, che invece sembrano intenzionati a ottenere garanzie di sicurezza ai confini.

Domenica, il primo ministro marocchino Aziz Akhannouch che era in vacanza sull’isola spagnola di Maiorca, è rientrato a Casablanca dietro ordine del re Mohammed VI. Sánchez, invece, rimane in vacanza a Lanzarote. Ha scelto di «disconnettersi», e lo ha anche reso noto attraverso i social, dove ha condiviso la playlist di Spotify con le sue canzoni estive.

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