«Le rinnovabili spinte dalle lobby. Torniamo al nucleare, è più sano»
Rosa Filippini (Ansa)

Rosa Filippini ha 72 anni (portati alla grande), figura storica dell’ambientalismo, tra i fondatori degli Amici della Terra, l’associazione che ha fatto nascere il movimento antinucleare. È diventata una dei più convinti sostenitori dell’energia prodotta dall’atomo. A dir la verità, da qualche anno.

Nel 2023 hai firmato un famoso articolo sull’Astrolabio su questo cambio di direzione, nel 2024 con una mozione approvata è diventata la posizione ufficiale degli Amici della Terra. Perché?

«Perché sono cambiate le condizioni. Noi non abbiamo avuto mai un atteggiamento ideologico. La nostra battaglia era figlia degli anni 70, il decennio magico di Pannella, contro l’establishment, l’autoritarismo, le decisioni prese in segreto… Ad esempio, chiedevamo la creazione di un’autorità indipendente che facesse i controlli, oggi quella richiesta è una realtà. Non essendo una religione, cambiando il contesto cambia anche la posizione. Oggi le condizioni sono molto diverse».

In che senso?

«Le cosiddette fonti rinnovabili hanno mostrato tutti i loro limiti. Contemporaneamente il nucleare ha superato prove decisive. Chernobyl è stato un disastro, l’incidente però era stato provocato non dalla tecnologia nucleare ma da un regime antidemocratico che faceva esperimenti vietati. Più complicato Fukushima che avveniva nel sistema occidentale. Ma già dopo qualche mese era chiaro che i morti erano stati provocati dallo tsunami e non dalla radioattività. I controlli sono diventati strettissimi e gli standard di sicurezza sempre più elevati. Che il nucleare sia sopravvissuto alla grande e abbia mantenuto una posizione prevalente per la produzione di elettricità nei Paesi avanzati è stata la prova del 9. E ci ha fatto capire che una delle cose più rilevanti è la densità energetica…».

Ovvero?

«Diciamo che indica la capacità di produrre la maggior quantità di energia con il minor impatto sulle risorse, compreso il consumo di territorio. I rischi? Ovviamente sussistono come in tutte le attività umane. Ma l’industria nucleare è quella che ha investito in sicurezza e in sistemi di precauzione più di qualsiasi altra tecnologia presente sulla faccia della terra, proprio a causa della sua pessima immagine. E ricordiamoci che la popolazione mondiale va verso i 10 miliardi di abitanti, cui va data una vita decente. L’accesso all’energia è il primo parametro».

Torniamo in Italia. È vero che abbiamo speso 220 miliardi di euro nelle rinnovabili?

«Io le chiamo cosiddette rinnovabili. Il sole, il vento sono rinnovabili. Non lo sono le turbine prodotte in Cina con il carbone, quando sono da buttare si dovrebbe procedere al recupero di alcuni materiali, in realtà vengono seppellite in enormi cimiteri…».

I 220 miliardi…

«Sono di più. Nel 2012 con una serie di leggi sciagurate abbiamo finanziato 220 miliardi prevalentemente per l’eolico e il solare. Ne abbiamo già investiti 150 fino ad arrivare ai 220 entro il 2030-2032. Ma non sono gli unici, a questi si stanno aggiungendo a mano a mano quelli approvati in questi anni…».

È vero che avremmo prodotto la stessa quantità di elettricità con il nucleare spendendo la metà, 110 miliardi?

«È vero. Con una differenza: che con il nucleare questa energia ce l’hai a disposizione sempre, con l’eolico quando non c’è vento t’attacchi… Basta vedere la Germania. Lì hanno investito tantissimo in tutto, eolico nel Mare del Nord, solare. Con il risultato che la Germania è un Paese in declino, le emissioni sono diminuite ma solo a causa della crisi industriale».

Se è per questo ci si è innamorati anche del modello spagnolo.

«Uno scandalo. La sinistra, in particolare il Pd, ha indicato come modello la Spagna, un Paese che un anno fa ha avuto un blackout di due giorni, ci sono stati morti e ancora non si conosce una stima dei danni. Una tragedia pazzesca provocata dall’eccesso di fonti rinnovabili mandate in rete senza controlli. Ora stanno correndo ai ripari. Non avendo investito in una rete adeguata, stanno attuando la “non immissione”, cioè producono energia solare ma non la immettono in rete. In Italia c’è lo stesso problema ma con una differenza: c’è una legge che glielo paga lo stesso: cioè produciamo troppa energia nelle ore più solarizzate e la buttiamo. Il solare è un bell’affare. Per chi lo fa, non per chi lo paga».

Sull’Astrolabio hai pubblicato un appello di ambientalisti, intellettuali, da Sgarbi a Crepet, per un confronto aperto, non ideologico con le altre associazioni che rimangono fermamente antinucleari.

«Non l’ho firmato. Non condivido l’ottimismo sul confronto aperto…».

Sei andata giù pesante. Hai definito «Wwf, Legambiente, Greenpeace diventate accese promotrici del business delle fonti rinnovabili con accenti indistinguibili da quelli dei rappresentanti delle imprese interessate»…

«Sono stata molto moderata. Fanno libri, opuscoli insieme. Da una quindicina di anni il ministero dell’Ambiente ha accolto nell’elenco delle associazioni ambientaliste riconosciute l’Anev (Ass. nazionale energia del vento). Ora: l’impresa fa affari, legittimamente; l’ambientalista sta lì a difendere l’ambiente…»

C’è una lobby delle cd. rinnovabili?

«Accidenti. Ma io non ho nulla contro la lobby. Attualmente non c’è settore più vantaggioso di questo, dove non c’è rischio d’impresa: ti pagano se c’è il sole, ti pagano se non c’è, se produci o se non produci, se immetti in rete oppure no. Io ti capisco. Ma poi se mi fai la predica che stai salvando il pianeta, allora mi dà fastidio…».

Il governo?

«Sta lavorando, anche se con calma, forse troppa. Quello che non ci serve è una fase di sperimentazione “e poi si vedrà”. I reattori di terza generazione ci sono, sono disponibili, sono commercializzati, sono testati da 50 anni di esperienza in tutto il mondo. Bisogna riprendere con una produzione importante dal nucleare».

Quando?

«Subito».

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