Isabella Tovaglieri, eurodeputata della Lega, dopo i fatti di Ceuta il governo sospende Schengen. È la linea del suo partito?
«È una scelta di buon senso. Corriamo il rischio di ritrovarci con 50.000 clandestini, con una protezione internazionale falsa, che girano per l’Europa».
Cosa è andato storto?
«È fallito il modello spagnolo delle porte aperte e della cittadinanza facile, che la sinistra continua a portare avanti. Dall’altra parte c’è il nostro modello, quello della tutela dei confini, cui è legata la nostra credibilità internazionale».
Dietro Ceuta c’è Trump?
«Questo è il complottismo di chi vuole proteggere Sánchez, che peraltro è già fuori gioco, per problemi giudiziari che a confronto quelli di Mani Pulite erano ladri di galline. Un intrigo contro di lui sarebbe come sparare sulla croce rossa».
Cosa insegnano i fatti spagnoli?
«Che l’immigrazione non è un fenomeno naturale frutto del cambiamento climatico, ma uno strumento di pressione politica».
È fattibile un accordo tra Ue e Unione Africana?
«Purché siano accordi e non ricatti. Però le migrazioni principali arrivano da Paesi che hanno già accordi con l’Europa. Basterebbe farli rispettare».
Chiederete un dibattito straordinario a Strasburgo?
«Sì, perché si applichi subito il regolamento rimpatri. Respingimenti immediati e più veloci. E riscriviamo le regole sui ricorsi».
«Prima i rimpatri, poi i ricorsi»
Cioè?
«Oggi certi avvocati si arricchiscono con i ricorsi ai decreti di espulsione. Fanno causa senza un appiglio, perché comunque si blocca il procedimento, e i clandestini continuano a girare liberi. Facciamo così: prima eseguiamo l’espulsione, e poi consentiamo i ricorsi».
Schengen va fermato sine die, finché non si riscrivono le regole?
«Ma certo. E le dirò di più, bisogna iniziare a parlare di remigrazione, non può essere più un tabù. Dall’Europa serve una risposta immediata».
Serve una risposta anche per prevenire le violenze, come in Val Susa. Basterà il reato di terrorismo di piazza, come propone la Lega?
«Potrebbe contribuire notevolmente. Con certe persone non esiste dialogo né rieducazione. Sono organizzati a livello internazionale con la rete dei centri sociali, indossano divise per distinguersi. Parlare di terrorismo non è fuori luogo, e con i terroristi non si tratta».
Perché non riusciamo a prevenire le guerriglie di strada?
«Perché servono norme che consentano più margine d’azione alla polizia. Il ddl sicurezza va in questa direzione, ma servirebbe un patto politico tra tutti i partiti, fondato su un principio: le forze dell’ordine non devono solo difendere, ma agire e reagire. E non bastano gli idranti».
Riconoscimento facciale e forze dell’ordine
Volete lo stato di polizia, con tanto di riconoscimento facciale?
«Viviamo in un mondo dove siamo già tracciati, a cominciare dalla dichiarazione dei redditi. Piccolo particolare: il più delle volte chi traccia non è europeo, sono soggetti stranieri, americani e cinesi».
Quindi?
«Sfruttiamo la tecnologia. Il decreto non scansiona a strascico come il Chat Control difeso dalla sinistra in Europa, ma permette di riconoscere i criminali quando commettono reati. Non c’è privacy che tenga per chi delinque».
Volete Salvini al Viminale?
«Nulla contro Piantedosi, ma dopo i fatti di Ceuta non ci si può nascondere dietro un tecnico, è indispensabile un politico al ministero. Con la giusta legittimazione prendere le decisioni necessarie».
Entro settembre?
«Per me Salvini potrebbe guidare gli Interni già domattina».
Vi agitate tanto sulla sicurezza per arginare Vannacci?
«Fantasie. La Lega si occupa di sicurezza da sempre. La sinistra nomina Vannacci tutti i giorni per cercare di sfaldare il nostro fronte, visto che il loro campo largo ancora non esiste».
Lei a Strasburgo lavorava col generale fianco a fianco.
«Quando se n’è andato, non mi sono stupita. Fin dall’inizio ero contraria alla sua candidatura».
Perché?
«Un conto è la candidatura esterna, ma il posto da capolista ovunque, la vicesegreteria? Come dire, ci siamo fatti colonizzare. Comunque il rapporto di cordialità con Vannacci è rimasto, ed è nell’interesse del centrodestra collaborare tutti insieme».
Serve un accordo con Futuro nazionale?
«Se la sua intenzione è quella di governare, si dovrà sedere a un tavolo per un accordo; se invece vuole solo sedersi all’opposizione per racimolare consensi, lo dica e si assuma la responsabilità».
Pezzi del centrosinistra blandirebbero Vannacci: «Stattene all’opposizione, diventa il nuovo Meloni, e poi sbanca». Fantascienza?
«Sarebbe, quella di Vannacci, una scelta per il suo interesse e non per l’interesse degli elettori: più che Futuro nazionale, sarebbe Futuro personale. Nel frattempo, la sinistra al governo smonterebbe tutto il lavoro fatto su sicurezza e immigrazione. E ci ritroveremmo un altro Conte al comando, un altro Superbonus, un altro presidente della Repubblica di sinistra».
Il governo deve sbloccare davvero i fondi Safe per il riarmo?
«Sono soldi da restituire con gli interessi. Nel momento in cui le imprese hanno bisogno di aiuto e la benzina è alle stelle, ha senso spendere per i carri armati?».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >