«Epurazione? Evitiamo martiri. Ma l’azienda valuti se è credibile…»
Maurizio Gasparri (Ansa)

«Dimissioni? No, io non chiedo le dimissioni, altrimenti Sigfrido Ranucci diventa sempre più un martire e io un epuratore», afferma Maurizio Gasparri, presidente della commissione Esteri del Senato di Forza Italia.

Però lei è stato sempre critico…

«Certo. Io ho espresso giudizi severi e forti critiche in tempi non sospetti, beccandomi le contumelie della sinistra e attacchi personalizzati in ogni trasmissione. Ora non faccio alcun anatema, ma confermo quanto ho già detto a lui nelle varie audizioni della commissione di Vigilanza Rai».

Ricordo che lei arrivò con cognac e carota.

«Non aveva attaccato me, ma avevo contestato in commissione l’intervista a un colombiano, un malfattore poi arrestato per vari reati che, secondo Report, Silvio Berlusconi (già scomparso) aveva nominato erede universale nel suo testamento. Poi, dopo mezz’ora d’intervista, Ranucci chiudeva il servizio dicendo: “Non sappiamo se è vero”. Ma che modo è? Dopo la carota e il cognac nel sito di Report c’erano commenti di vario tenore indirizzati alla mia persona, uno dei quali diceva che “bisogna usare il passamontagna per affrontare uno come Gasparri”. Feci una denuncia ai dirigenti Rai perché i commenti con minacce di tipo terroristico possono essere rimossi dai siti interni».

Però Ranucci ha subito un attentato.

«Fatta salva la solidarietà per l’attentato che ha subito, bisogna capire la vicenda Lavitola, dell’uomo chiacchierato a suo tempo che avrebbe messo in pericolo l’amico per farne un martire a sua insaputa. A fare chiarezza ci penserà la Procura di Roma, proprio per capire bene le origini dell’attentato e soprattutto le motivazioni».

La Verità ha pubblicato l’audio in cui Ranucci dice che in Rai sono presenti massoneria e mafia, che ne pensa?

«Penso quello che ho sempre detto: Ranucci è un diffusore di tesi tendenziose e di fanfaluche. Il suo metodo è quello di accusare tutti creando dei polveroni, così come abbiamo visto in decine e decine di servizi delle sue trasmissioni in questi anni. Io, per esempio, ho presentato una denuncia alla Procura di Milano sul commercialista Gian Gaetano Bellavia. Oltre a essere da anni un collaboratore di Ranucci, lui è consulente di varie Procure, incaricato come curatore fallimentare, traccia giudizi ed esamina bilanci, e alcuni atti in suo possesso sono stati trafugati. Ma le carte delle inchieste di Report sono separate da quelle che Bellavia firma per le Procure? Non c’è un conflitto d’interesse? C’è stato un vantaggio da questa amicizia per il lavoro del conduttore? Le mie sono illazioni, domande tendenziose nello stile di Ranucci».

Anche le inchieste sulle piste nere nella strage di Capaci?

«Le piste nere, le trame nere, sono chiacchiere come ha detto con chiarezza il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in commissione Antimafia, dove ha illustrato gli sviluppi sulle indagini delle stragi del 1992 e i depistaggi. Secondo la narrazione di Ranucci, a Capaci, in quel tratto di autostrada per Palermo, nelle fasi dell’attentato c’era una folla; servizi deviati, Cia, fascisti… Dovrebbe fare lo sceneggiatore di gialli».

Mafia e massoneria in Rai: che deve fare l’azienda?

«La Rai faccia una sua valutazione davanti a un suo inchiestista di punta che fa le pulci a tutti. Un’azienda deve sapere se la reputazione e la credibilità di un giornalista è solida. Io ho preso milioni di insulti dai seguaci di Ranucci, io non ho potere censorio, la Rai ha il potere di verificare e capire come siano state organizzate certe inchieste e da chi potrebbero essere state in qualche modo condizionate o ispirate».

Dall’opposizione si accusa sempre la Rai di censura.

«Ranucci è un vicedirettore che fa il suo lavoro. Il responsabile dell’approfondimento Rai vede la puntata di Report, che va in onda la domenica sera, il sabato pomeriggio quando non c’è tempo neanche per correggere una virgola. È l’unica trasmissione che va in onda la domenica sera e poi il sabato pomeriggio in replica, e poi ci sono anche le repliche estive. Ma perché?»

Privilegiato?

«Intoccabile, lui è sciolto, la Rai no e ora si è affidata al comitato etico».

Non ci sono commenti da Pd e M5s su mafia e massoneria in Rai.

«L’opposizione non parla, ma vedo che i giornali di sinistra ora si fanno qualche domanda, sono meno sicuri».

Ranucci, ieri, ha detto che lui ha sempre denunciato situazioni di cui è venuto a conoscenza e che continua la campagna d’odio nei suoi confronti.

«Io l’ho sempre attaccato frontalmente, i miei duelli sono agli atti, mi sono confrontato e sono stato bersagliato. Da questa storia, quella che esce tritata è la sua reputazione, l’attovagliamento al ristorante con Lavitola scredita Ranucci più dei miei attacchi che rischiano di martirizzarlo».

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