Giovanni Scialpi: «Dopo la depressione sono rinato»
Giovanni Scialpi (Ansa)

Il 2027 sarà l’anno del grande ritorno di Giovanni Scialpi all’Ariston? Nel 1986, a Sanremo, presentò un brano bello e assai ricordato, No east no west che, quantunque non si fosse classificato primo, ottenne ampio successo di vendite. Nel mezzo della rovente estate 2026 il cantautore, tra un concerto e l’altro, sta preparando questa possibile sorpresa.

Non sarebbe per niente male rivedere l’idolo dei teen-ager degli anni Ottanta su un palco così in vista e siamo certi che il suo look darebbe filo da torcere, in fatto di visibilità, a quello delle new entry. Scialpi, per lunghi anni lontano dalle scene per un motivo assai nobile, la cura dell’amata madre malata di Alzheimer, sta risorgendo e, nonostante una batosta sentimentale, emana energia e concentrazione.

Come stai, innanzitutto?

«Molto stanco, incasinato, ma in realtà no, le dinamiche dello spettacolo…».

Corre voce che stai lavorando per una possibile partecipazione a Sanremo 2027…

«Mi piacerebbe Sanremo e lo vorrei fare con Heather Parisi. Ho motivazioni chiare. Ormai lo spettacolo è svilito da cose e personaggi piuttosto superficiali. Heather la vedo da sempre come un personaggio che mi somiglia molto che, con la sua dolcezza, riesce a dire cose molto importanti. E io mi sento simile a lei».

Che tipo di partecipazione?

«Cantando insieme, un’ospitata».

Avresti già una canzone?

«Al momento non ne abbiamo parlato ma di canzoni ce ne sono tante».

Heather è in Italia in questo periodo per il suo spettacolo.

«Sì, ci siamo sentiti».

Quindi lei lo sa già.

«Sì, lo sa già. Ma ufficializziamo attraverso la stampa».

Oltre alle canzoni che hai scritto e hai cantato tu, ne hai fatte per altri. Tipo una per Patty Pravo.

«È una canzone che s’intitola Ballo sola, l’ho pensata come si faceva una volta, quando si costruivano le canzoni per i personaggi. È un pezzo romantico ma anche ambiguo perché ballare sola, in inglese, è dancing with myself, ossia fare l’amore con sé stessi. È una donna che “fra le ombre / all’improvviso tu / sorrido in un sospiro / io ti vivo / ballo sola ogni sera / lo so che ci sei / sei qui / e ballo ancora”. Testo depositato alla Siae, parole e musica».

Ah, anche la musica…

«Sì, fin dalla prima canzone, a 13 anni e mezzo, mi viene istintivo mettere insieme le parole con la musica».

Oltre alle ospitate hai fatto varie cose anche in tv…

«Sono un one man show. Mi piace lo show americano, quello che portava Pippo Baudo, che in Italia si chiama nazionalpopolare. Avendo lavorato con Raffaella Carrà, facendo coreografie, video d’autore, la scenetta ironica ironizzando sulla mia sessualità facendo ridere tutti, mi sento un artista completo, ballo, canto, recito…».

Il 27 giugno 2026 bagno di folla alla Notte bianca di Alessandria al quartiere Cristo. Sta tornando lo Scialpi dei vecchi tempi?

«C’erano decine di migliaia di persone. E anche a Maranello. Lo Scialpi dei vecchi tempi, dopo la depressione che ho avuto in seguito alla vicenda della mia mamma, si è ripreso la sua vita, non si può vivere solo di ricordi e sono tornato in una forma che non mi sarei aspettato. Sono in equilibro dal punto di vista emotivo e professionale».

A fine estate 1983, con Rocking Rolling, diventasti un idolo dei giovanissimi…

«Sì, anche tra i giovanissimi di oggi. Il ragazzo non si sofferma solo ad ascoltare la canzone ma vede che c’è spettacolo, movimento, abbigliamento, atteggiamento, la battuta, un discorso simile a quello che c’è nella sua testa. C’è sì un canovaccio ma ci sono anche improvvisazione ed empatia».

Hai sempre curato molto il look.

«Eh, guardiamo Lady Gaga, guardiamo Madonna, guardiamo Cher, guardiamo Elvis Presley, personaggi di quella pasta lì e in Italia ce ne sono pochi. Chiaro che non strumentalizzo ma veicolo, contribuisco in quel modo».

Ti è già capitato di immaginare un look per l’eventuale Sanremo?

«No, non mi è capitato, anche perché è una cosa che mi piacerebbe costruire con Heather, come la canzone. Lei ha una marcata capacità di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento. Dietro ci vuole un progetto, come Dolce e Gabbana fa con Madonna ad esempio».

La tua notissima Cigarettes and coffee volle cantarla anche Mina.

«Cigarettes and coffee l’ha cantata Mina in primis, poi Petra Magoni con il gruppo Musica nuda, due anni fa l’ha cantata Tiziano Ferro, Morgan la faceva cantare ai ragazzi ad Amici dicendo che è una delle dieci canzoni italiane più belle».

Hai dato un decisivo contributo a C’est la vie, cantata da Viola Valentino, album Panna fragole e cipolle.

«Collaboravo con degli autori cui questo brano era stato commissionato. Non era completo. Ci voleva un graffio autorale. Ho avuto una scuola importante. Migliacci sapeva affondare con le parole, a penetrare l’anima, a renderle dei cazzotti negli occhi. La canzone mi piaceva, non dico che l’ho raddrizzata… l’ho personalizzata».

Un verso di questo brano: «Amore ascoltami / le storie passano / e come le pagine di un libro antico / svaniscono, lasciando solo qualche segno…». Mi par di sentire la tua mano…

«(sorride, ndr) Più che mano c’è un po’ di vita. Sono un romantico, le storie d’amore mi colpiscono sempre e spesso quando vanno male ci faccio canzoni. Infatti l’ultima, L’amore non sei tu, è dedicata al mio ultimo fidanzato americano…».

Lo vedemmo in collegamento dagli States durante l’intervista che ti fece Mara Venier.

«C’era un progetto di vita di sette anni, perché dovevamo vivere insieme per il resto della vita… È una canzone divertente e anche un po’ carina e il più grosso vaffanculo che ho detto a una relazione».

Chi dei due ha posto fine al rapporto?

«Diciamo che c’è stato un terzo? La cosa bella è che la rabbia mi ha fatto partorire una bella canzone. Quello che mi piace delle cose negative che mi accadono è riuscire sempre a trarne cose positive».

Uno sfogo, una catarsi…

«Sì, ma non è la tristezza, la pesantezza, lo stare male, è un modo di prendere il toro per le corna e non farsi incornare».

In Italia conviene arrabbiarsi o conviene tacere?

«Se guardiamo ai politici è un continuo inveire gli uni con gli altri invece di cercare soluzioni per noi come popolazione… Non sto parlando di un colore oppure di un altro. Nella quotidianità, invece di manifestare le proprie idee, la maggior parte si fa gli affaracci suoi, fa finta di niente…».

Di un artista è bello ricordare anche canzoni di anni prima.

«Tutte le canzoni non si possono scordare perché viviamo in un momento in cui sembra che ci siamo scordati delle canzoni. Sono patrimonio culturale e sociale italiano».

La tua Da bambino: «ma dall’amore, dimmi / chi ti difenderà / più male ti farà / più l’amerai / anima e corpo gli offrirai / senza difese resterai».

«Queste parole sono in linea con quello che è accaduto in una situazione personale accaduta meno una settimana fa (ride. ndr). Ricorrono nella mia vita».

Beh, sei sempre te stesso…

«Sì o forse mi capitano sempre le stesse cose…».

In Solitario, dualità tra amore e solitudine. Si soffre di più quando si è soli o quando si è innamorati?

«Per quanto mi riguarda soffro tantissimo in tutti e due i casi. Sono stato un bambino solo e questa professione non ti crea famiglia, amore attorno, il successo ti rende solo. E in amore mi trovo sempre io a essere quello che ama di più…».

In una puntata di Belve, nell’intervista con Francesca Fagnani, Sabrina Salerno, con cui sei stato protagonista a Ricomincio da due condotto dalla Carrà nel 1991-92, ha confermato che gli piacevi assai, rispondendo: «Scialpi era bellissimo, come poteva non piacermi… Era bello come il sole».

«Preciso che Francesca Fagnani ha detto “Scialpi disse ‘Sabrina era innamorata pazza di me…’”. In realtà io non l’ho mai detto. Sono quasi 60 anni che sono gay e potrebbe anche darmi fastidio sentirmi dire che ero io a sostenere che lei era innamorata di me».

Con Sabrina perdura una bella amicizia?

«Sì, anche quando sono andato in crisi e durante la vicenda di mia madre mi è stata molto vicino, la Sabrina che conosco da sempre».

Pochi sanno che hai partecipato a un episodio, Caprese in der Stadt, della serie L’ispettore Derrick.

«In realtà non dovevo parteciparvi come attore. Ero in Rca e arrivò una richiesta dalla produzione di Derrick, cercavano un cantante italiano. La Rca mi mandò a Monaco e dovevo apparire in un’immagine sfocata in fondo. Il regista mi disse “tu sei da prima fila, ti piacerebbe se ricavassimo un cameo apposta per te?”. Dissi di sì e con tanto di battute diventai uno dei boss mafiosi… Ma in teatro ho fatto varie cose, ad esempio con Chiara Noschese e Giampiero Ingrassia, poi il musical Rodolfo Valentino…».

Hai scritto o scriverai una canzone dedicata a tua mamma?

«(si commuove, ndr) La mia mamma è nel mio cuore e non sarà mai in una canzone. Sarebbe come ridurla a una canzone. Lei è nell’immenso del mio io».

Non era mia intenzione provocarti le lacrime.

«Figurati, è bello emozionarsi, chi non si emoziona non la vive la vita».

Hai ricevuto a Verona un premio alla carriera.

«Ne sono onorato. Ma sono anche antidivo, Giovanni non ha bisogno di premi, perché il mio premio più grande è andare sul palco dove ci sono persone di tutte le età, ragazzi, uomini, ragazzine, donne che cantano con me Pregherei, una canzone profonda».

Non ti faccio una domanda, concludi tu.

«Siccome sono tornato, ho intenzioni serie e “belliche”, belliche lo dico con ironia, sono stato assente per tanto ma adesso, a voi, pubblico, non vi mollo più».

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