Maurizio Gasparri: «La sinistra vuol fare la campagna elettorale sulla pelle della Rai»
Maurizio Gasparri (Ansa)

È il parlamentare di lungo corso che ha più prestato attenzione all’informazione televisiva. Il caos nella commissione di Vigilanza, il caso Ranucci mettono la Rai sotto i riflettori e con chi parlarne se non con il senatore Maurizio Gaspari già capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama e componente della Vigilanza Rai?

A che punto siamo col caos della commissione di Vigilanza. Le opposizioni restano sull’Aventino?

«La ragione di questo comportamento è puramente propagandistica. Si vuole intensificare lo scontro in una fase ormai preelettorale. I presidenti di Camera e Senato hanno la facoltà di nominare dai vari gruppi membri di una commissione. Tuttavia, le opposizioni hanno già annunciato il loro “no”. È chiaro che si tratta di propaganda, per dimostrare una sorta di regime liberticida e che ci siano delle vittime. Tutti pretesti, fandonie, una recita. Tuttavia questo è il copione che le varie sinistre si sono assegnate».


Una situazione come questa è inedita. Pensa che accreditare l’idea di una Tele Meloni sia argomento di campagna elettorale?

«Ovvio che è una trovata da campagna elettorale. La Rai ha garantito in questi anni il pluralismo, come tutto il sistema televisivo. Semmai, c’è l’eccezione di una rete che dedica buona parte del proprio spazio all’opposizione. Le altre realtà pubblico-private, sono ampiamente caratterizzate da un impianto pluralista. Quindi la narrazione su tele-Meloni è una bufala propagandistica di una sinistra che si erge a vittima pur avendo tanti propri alfieri, anche con spirito militante, presenti nella Rai e in tutta l’emittenza. Tele Meloni non esiste. È un’invenzione».

 
Come spiega il no reiterato a Simona Agnes quale presidente Rai?

«La Agnes è stata designata alla presidenza dal cda della Rai e la sinistra avrebbe potuto garantire quella maggioranza qualificata di due terzi, necessaria per rendere operativa quella designazione. La Agnes non ha mai avuto tessere di partito, è una persona esperta di questo settore, che garantisce equilibrio ed imparzialità. C’è stato un atteggiamento fazioso. Ricordo che nel 2005 il centrodestra garantì i due terzi a Claudio Petruccioli già parlamentare del Pci e del Pds, direttore dell’Unità, ma fu accettato e si rivelò un presidente competente ed equilibrato. Insomma, la sinistra quando c’è da incassare incassa e quando c’è da riconoscere persone molto più autonome ed indipendenti di quelle che loro hanno proposto in passato, sfodera l’arma del ricatto. Per cui, allo stato, non ci sono indicazioni diverse e penso che difficilmente ci sarà una designazione di un presidente della Rai finché c’è la norma dei due terzi, che dovrebbe essere accompagnata dal buon senso».


Si dice però che la Rai perde ascolti a fa brutti programmi…

«Non è vero che la Rai perde ascolti e che i programmi peggiorano. Ci sono programmi migliori e programmi peggiori, come è sempre stato. Risultati buoni e risultati a volte più deludenti. Pensate se l’Italia si fosse qualificata ai mondiali e fosse andata avanti nel torneo quanti ascolti avrebbe avuto. Molte volte i dati dipendono dalle circostanze però nego un andamento negativo della Rai che, anzi, ha avuto un bilancio attivo, approvato recentemente. Le critiche sono solo frutto di un puro pregiudizio».


Possibile che gli intoccabili stiano solo a Rai 3?

«Non voglio rinnovare polemiche. Non esistono reti privatizzate da una parte politica. Rai 3 nacque, lo raccontò in un’intervista uno dei suoi fondatori, con la visita a Guglielmi di Walter Veltroni, l’allora esponente del Pci che si occupava di televisione, che investì alcuni esponenti della Rai nella “mission” di creare questa rete funzionale al partito. Persone sicuramente competenti, capaci, non discuto, ma tutti appartenenti a una certa area politica. Ci fu una mega lottizzazione con una rete intera affidata al Partito comunista che si riteneva escluso perché Rai 1 era ispirata alla Dc, Rai 2 era di area socialista e, quindi, serviva una rete per i comunisti. Rai 3 nacque come una sorta di proprietà privata, che non è un principio che si può accettare nel servizio pubblico. Non do poi giudizi su situazioni specifiche, altrimenti scatenerei delle ire, dico che Ranucci merita ogni solidarietà quando subisce aggressioni o addirittura attentati, una cosa gravissima che deve essere chiarita fino in fondo, però se va in un’emittente concorrente a diffamare il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con affermazioni che si sono rivelate menzognere perché deve invocare la cosiddetta “manleva”, cioè la tutela della Rai? Vai su un’altra televisione, dici bugie e l’azienda per quale motivo dovrebbe accollarsi il costo dei danni e delle bugie che diffondi? Non funziona così».

Il direttore degli approfondimenti Paolo Corsini ha detto che Report è un valore della Rai. E Sigfrido Ranucci dopo il caso Lavitola?

«Siamo solidali con Ranucci, vittima di attentati, ma questa contiguità con Lavitola la deve chiare. Anche giornali a lui vicini stanno criticando un intoccabile. Chiediamo che la magistratura accerti con rapidità la verità e che la Rai faccia le sue verifiche. Ranucci poi deve qualche spiegazione al pubblico per questi rapporti sinceramente tutti da chiarire». 


Si è eternamente parlato della riforma Rai, ma esiste?

«La riforma della Rai è in discussione nella commissione ottava del Senato, la commissione di Vigilanza e di indirizzo ha dei poteri specifici, ma non ha potere legislativo. La modifica delle leggi spetta alle commissioni ordinarie e nella fattispecie è in discussione presso la commissione ottava del Senato. Si chiuderà l’iter in quella sede. La privatizzazione non mi pare che sia all’ordine del giorno, benché avendo la Rai, con la tecnologia digitale, numerose reti, fermo restando le principali reti generaliste che sono appannaggio dal servizio pubblico, nulla vieterebbe la cessione di reti minori o degli accordi con alcune reti che si possano occupare di cinema o di altre specifiche programmazioni. Una interazione con i privati sarebbe cosa auspicabile, fermo restando che le reti principali restano del servizio pubblico. Io avevo ipotizzato, a suo tempo, una quotazione in Borsa della Rai, ma l’idea non ha avuto seguito anche se questo non è incompatibile con un’azionista prevalente pubblico, che ne determini l’orientamento e che ne abbia il controllo. È accaduto anche in società di altri settori diversi da quello radiotelevisivo, che tratta una materia delicata come l’informazione, la cultura e il sapere».


Questa nuova rete annunciata, l’italiana, non è un elogio al sovranismo?

«La Rai ha tanti spazi e ha tante reti con il digitale, quindi che arricchisca una di queste opportunità, uno di questi spazi di contenuti identitari, non la trovo un’idea sbagliata. Del resto, già oggi nelle reti generaliste vari programmi che sono delicati all’ambiente, al territorio, ai nostri cibi, all’agricoltura e al mare italiano cercano di valorizzare una realtà italiana. Un canale che valorizzi gli aspetti culturali, storici, la nostra commedia, la nostra opera, i nostri centri storici, sarebbe un’opportunità in più. Francamente non vedo quale pericolo possa destare. Quelli che protestano non sanno neanche quanti canali ha in realtà la Rai. Parlano per un riflesso condizionato e perché sono orientati alla bugia in modo sistematico ed automatico. Giudicheremo questa “rete italiana”, quando ci sarà, da quello che mostrerà, senza alcun pregiudizio negativo».


Viale Mazzini è in grado di reggere la sfida con i grandi broadcaster?

«La Rai si deve mettere al passo con le esigenze della modernità, l’ha già fatto col passaggio al digitale, con l’aumento dell’offerta informativa e d’intrattenimento con tanti canali, dovrà affrontare la sfida del tempo moderno. Quello che non è accettabile è che i colossi della rete, come Amazon, possano spaziare dalla vendita degli spazzolini all’audiovisivo, pagando l’1% di tasse. Questo è inaccettabile perché altera la concorrenza. Siamo pieni di regole Antitrust, nazionali ed internazionali, poi vediamo alterata la concorrenza in maniera vistosa. La Rai deve essere difesa dallo strapotere dei giganti della Rete, che dovrebbero pagare almeno la stessa percentuale di tasse che pagano gli operatori di qualsiasi genere e settore. Non è una sfida facile quella che dovranno affrontare i servizi pubblici televisivi, ma è quella che il tempo ci impone. Del resto, Mediaset per affrontare questa fase ha cercato una crescita di dimensioni internazionale, la Rai è un servizio pubblico non può fare operazioni analoghe, ma forse è anche il tempo di pensare a una collaborazione tra i servizi pubblici europei per affrontare questa nuova stagione». 


Perfino Fiorello si è «indignato» per la vendita del Teatro delle Vittorie: è davvero necessario?

«Con la tecnologia digitale alcune sedi sono inutilmente gigantesche rispetto agli spazi e alle esigenze della Rai moderna, quindi rivedere l’organizzazione o cedere alcuni immobili è normale. Non bisogna fare polemiche se c’è un piano anche immobiliare che è trasparente e sotto gli occhi di tutti. Il tema era oggetto di discussione nella commissione di Vigilanza, ma le dimissioni della sinistra hanno impedito di approfondire le vicende del Teatro delle Vittorie o di altre realtà immobiliari della Rai. Nessuna scorciatoia, la Rai purtroppo ha la fatica di essere una struttura pubblica. Però poi deve stare sul mercato, in concorrenza con Amazon Prime, Netflix, Mediaset e La7. Ha una sfida molto difficile davanti a sé ed il fatto che la affronti “reggendo” dimostra una capacità di fondo che non è stata scalfita”».  


Ma i tempi della Rai lottizzata era meglio di questi?

«Il controllo dell’informazione è una illusione. A volte ci si trova di fronte a giornalisti che secondo le stagioni si spacciano di questo o di quel pensiero e qualche politico ancora ci cade. Io credo che si debba essere molto più sobri perché la presunta lottizzazione è, a volte, più la ricerca di una collocazione da parte dell’aspirante lottizzato, che non la prevaricazione del presunto lottizzatore. C’è gente che si sposta da una parte all’altra, alla ricerca di gloria. Non sono tutti così all’interno della Rai, è una piccola minoranza, ma a volte è la più operosa. Mi rendo conto di usare un argomento paradossale ma, a volte, quelli che appaiono lottizzatori sono i lottizzati dal trasformista di turno. Una teoria che ho spiegato a molti colleghi. Alcuni mi guardano con scetticismo. Poi forse pensano che Gasparri abbia ragione».


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