Alice Buonguerrieri, avvocato di Bagno di Romagna e deputato di Fratelli d’Italia, è una secchiona. Da mesi studia le carte che riguardano approfonditamente gli scandali collegati alle risposte date dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte. Per questo, durante le audizioni, i suoi sono gli interventi più puntuti. I suoi scontri con l’opposizione animano le sedute e sono diventati quasi un format.
Domenica, dopo lo scoop del nostro giornale sull’incontro serale tra l’ex commissario straordinario Domenico Arcuri e lo stesso Conte, nelle ore in cui il primo era stato convocato per rendere testimonianza in commissione, con l’obbligo di dire la verità, la Buonguerrieri ha subito evidenziato l’inopportunità di quel faccia a faccia.
Onorevole, perché si è arrabbiata così tanto?
«Conte non trova il tempo di venire in commissione Covid, dove latita da commissario e fugge da audito, ma trova il tempo di andare a casa di Arcuri, il commissario straordinario da lui nominato in tempo di Covid, attore protagonista e testimone principale delle vicende Covid. Un fatto grave che diventa inquietante, analizzando i fatti per come si sono succeduti, così come resi pubblici dalla Verità».
Conte per testimoniare dovrebbe dimettersi dalla commissione. Ma non vuole farlo. Al contrario dell’ex premier, ieri il suo collega e capogruppo Galeazzo Bignami ha rinunciato al posto di commissario per poter essere sentito come testimone a Palazzo San Macuto… Avete voluto mandare un messaggio a Giuseppi?
«L’onorevole Bignami è a conoscenza di informazioni d’interesse della commissione Covid, per questo Fdi ne ha chiesto l’audizione. I presidenti di Camera e Senato hanno tracciato la via: un commissario può essere audito dimettendosi dalla commissione, che è ciò che ha prontamente fatto Bignami, in seguito alla nostra richiesta, consentendo così alla commissione di poterlo audire. Chi voleva schermarsi dietro l’immunità, mi riferisco a Conte, ora non ha più alibi».
Su che cosa testimonierà Bignami?
«Ai tempi della pandemia, ha presentato diversi ricorsi contro l’allora ministero di Roberto Speranza per ottenere atti e documenti che fino a quel momento erano stati nascosti e negati. Parliamo dei verbali della task force, il tavolo tecnico politico in cui sono state prese le prime decisioni sulla gestione della pandemia e sul piano pandemico».
Nascosti?
«Ha capito bene: il ministero di Speranza ha nascosto agli italiani, fino a che non è stato costretto a renderli pubblicim grazie alle istanze di Fratelli d’Italia, atti fondamentali per ricostruire ciò che è avvenuto mentre il contagio si diffondeva. Bignami si è poi interessato dei contratti di forniture stipulati dall’allora commissario straordinario Arcuri, nominato da Conte, su cui stanno emergendo scandali che non hanno precedenti nella storia repubblicana».
Torniamo alla serata del 18 giugno. Secondo lei che cosa non torna nell’incontro tra Arcuri e Conte? I due hanno sostenuto con il nostro giornale di essere amici e di aver solo parlato del più e del meno, o comunque di non avere discusso della lettera inviata il 19 giugno al presidente della commissione Covid, Marco Lisei…
«Conte va a casa di Arcuri la sera del 18 giugno. Il 17, vale a dire il giorno prima, la commissione Covid aveva deciso, con la netta contrarietà proprio del M5s, di convocare Arcuri come testimone, cioè sotto giuramento: se dici il falso quindi commetti reato. E il 19 giugno, il giorno successivo all’incontro con Conte, Arcuri scrive una lettera alla commissione Covid e comunica di essere “disponibile” a farsi audire a testimonianza. Chiaramente “disponibile” si fa per dire, visto che lui sa bene di essere obbligato dalla legge a rendere testimonianza quando, come in questo caso, è richiesta. Una sequenza di fatti e date che da inquietante diventa eloquente».
Che cosa intende?
«Conte e Arcuri hanno concordato la lettera da inviare e la versione da rendere in commissione d’inchiesta Covid quando Arcuri sarà audito? Dopo ciò che è emerso sulla vicenda di Roberto Scarpinato e dell’ex collega magistrato Gioacchino Natoli nella commissione d’inchiesta Antimafia, ove il commissario Scarpinato ha concordato per filo e per segno la versione che il teste Natoli ha poi reso in commissione, un tale comportamento ce lo si può attendere anche dal commissario Conte e il teste Arcuri. Si dice che lupo perda il pelo, ma non il vizio. Di certo del M5s che aveva fatto della trasparenza il suo cavallo di battaglia elettorale, non c’è più traccia, se mai vi fosse stata».
Non potrebbe essere che i due si siano davvero visti per amicizia o ritenete che ci siano precedenti che vi portano a escluderlo?
«La seconda che ha detto. Dopo lo scudo erariale-penale dell’Antimafia, creato ad hoc per Arcuri, che ha gestito durante la pandemia, su diretto incarico di Conte, miliardi e miliardi con poteri straordinari e senza alcun controllo, il M5s ha provato a ottenere per lui anche lo “scudo testimoniale”. E Conte che cosa fa? Va a casa di Arcuri l’indomani della decisione della commissione di sentirlo a testimonianza. Vi sembra normale? Che cosa hanno da tutelare? Cosa hanno da nascondere?».
Arcuri ha detto di volere essere audito: quando lo sentirete?
«Non dice il vero quando afferma che è un anno e mezzo che chiede di essere sentito. È stato ascoltato in ben due audizioni e per ore ci ha riempito di “non so”, “non posso”. Ci fa piacere che ora chieda di essere riconvocato per dire tutta la verità. Non so come sia abituato a gestire la Cosa pubblica, ma la commissione non è casa sua. Stiamo completando il quadro, quando i tempi saranno maturi lo richiameremo certamente. Mi chiedo, però, perché non abbia detto tutto prima».
Lei ha paragonato Conte a Scarpinato. Quindi ritiene che l’ex premier non possa più stare in commissione? Fdi da tempo sta cercando di allontanare l’ex pm palermitano dall’Antimafia…
«Conte è in un’evidente situazione di incompatibilità e conflitto di interessi: non partecipa ai lavori, non si fa audire, ma da commissario può accedere a documenti riservati e incontra i testi che devono venire a riferire in commissione. Non è solo una questione di inopportunità, siamo di fronte a un evidente conflitto di interessi, forse esistono anche profili di illiceità. Fra le tante e importanti commissioni di inchiesta Conte si è fatto nominare solo in commissione Covid, utilizzando il suo ruolo come scudo per non farsi audire e incontrando personalmente i testi prima delle escussioni: è una cosa inaccettabile».
Secondo lei il Movimento 5 stelle, che all’epoca era il partito di maggioranza relativa dentro al Parlamento italiano, non sta dando un contributo di verità per chiarire quanto sia accaduto durante il periodo dell’emergenza?
«Sta accadendo esattamente il contrario. Il M5s vuole affossare la verità perché la commissione sta facendo emergere fatti gravi che a loro danno fastidio. È evidente. Come il fatto che il collega di studio di Conte, l’avvocato Luca Di Donna, ricevesse nello studio Alpa, ove Conte ha lavorato, imprenditori a cui chiedeva il 10% di provvigione sulle commesse affidate a loro da Arcuri, affermando di essere il braccio destro dell’allora premier. Chi pagava otteneva commesse, chi si rifiutava no e subiva controlli. Oppure il fatto che Arcuri ha pagato 1 miliardo e 251 milioni, il più grande affidamento diretto della storia, a consorzi cinesi sconosciuti che hanno fornito mascherine pericolose per la salute, pagate il quadruplo della media, andate a finire al macero, che hanno garantito oltre 200 milioni di provvigioni agli amici di Arcuri e del Pd. Il tutto mentre lo stesso Arcuri ignorava offerte di mascherine idonee a prezzi inferiori da imprese italiane. Piaccia o no alla sinistra e nonostante l’ostruzionismo che non ha precedenti, Fratelli d’Italia continuerà a fare luce su tutto questo».
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