Ue corrotta come l’Ucraina. Fermata la biondina del Pd
Federica Mogherini (Ansa)

Perquisiti l’ex ministro degli Esteri di Renzi, poi Alta rappresentante europea, e l’ex diplomatico noto per aver esposto la bandiera del gay pride all’ambasciata italiana. Una vita all’ombra di Prodi, Veltroni, Franceschini

Naturalmente le accuse nei confronti di Federica Mogherini sono tutte da dimostrare. Così come devono essere provate quelle mosse dalla Procura europea nei confronti dell’ambasciatore Stefano Sannino. Secondo i magistrati, l’ex ministra degli Esteri della Ue e il diplomatico di stanza a Bruxelles avrebbero fatto un uso improprio dei fondi dell’Unione. Le contestazioni nei loro confronti andrebbero dalla frode in appalti pubblici alla corruzione e tra le imputazioni ci sarebbe pure il conflitto d’interessi. Per questo la polizia avrebbe perquisito le abitazioni e gli uffici di Mogherini e Sannino, sottoponendo entrambi al fermo giudiziario.

Come dicevo, si tratta di accuse, con l’ipotesi di un uso improprio dei fondi europei. Vedremo in seguito se l’inchiesta ha fondamento. Tuttavia, a prescindere dagli sviluppi, due elementi balzano all’occhio. Il primo riguarda il giro di soldi che ruota in qualche modo attorno alle istituzioni della Ue. Come già la precedente inchiesta condotta dai pm belgi a carico di alcuni europarlamentari e funzionari, italiani e greci, anche in questo caso si capisce che Bruxelles non è solo un centro di potere, ma anche un formidabile polo di attrazione per chiunque voglia fare affari, soprattutto se loschi. L’Unione gestisce una montagna di quattrini e ha molti interessi; dunque, un rivolo dei primi o l’indirizzo dei secondi può fare la fortuna di onorevoli, portaborse e faccendieri. C’è però un secondo elemento su cui riflettere ed è che sia l’inchiesta precedente che quella attuale vedono invischiati nella quasi totalità esponenti della sinistra. Erano socialisti e vicini al Pd i primi indagati, sono compagni pure i due fermati di ieri. Federica Mogherini viene dalla Federazione giovanile comunista e ha percorso tutti i gradini della carriera al seguito di esponenti di sinistra, prima con Piero Fassino, poi con Walter Veltroni (che la farà eleggere alla Camera), quindi con Dario Franceschini, in seguito con Pier Luigi Bersani e infine con Matteo Renzi. È quest’ultimo a farle fare il salto di qualità, nominandola ministro degli Esteri nel suo governo e sempre lui, pochi mesi dopo, a indicarla come commissario Ue: alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Incarico svolto fino alla fine di novembre del 2019, cui è succeduta la nomina a rettrice del Collegio d’Europa, istituzione indipendente ma finanziata in parte dalla Ue (come si vede, una volta incistati a Bruxelles, onorevoli e burocrati cadono sempre in piedi).

Alla stessa filiera politica appartiene anche l’ambasciatore fermato insieme al casco d’oro del Pd. La sua appartenenza porta la data della seconda metà degli anni Novanta, quando Sannino fu distaccato come segretario di Stato agli Affari esteri nel primo governo Prodi. Da lì in poi è capo di gabinetto del ministro Piero Fassino e poi di Enrico Letta, quindi, eccolo di nuovo al fianco di Prodi quando questi diviene presidente della Commissione europea nel 2002, e quando il Professore torna alla guida del governo per la seconda volta, Sannino lo segue a ruota, con la qualifica di consigliere diplomatico. Caduto Mortadella, l’ambasciatore caro al centrosinistra lo ritroviamo di nuovo a Bruxelles, come Rappresentante permanente dell’Italia presso la Ue, nominato da Enrico Letta. Matteo Renzi, dopo aver liquidato il nipotissimo (che si ritirerà in esilio a Parigi, a dirigere Science Po), liquiderà anche Sannino, mandandolo in Spagna, dove ha ricevuto il premio Transexualia per il suo sostegno alla causa delle persone trans e il premio Lgbt per aver esposto la bandiera arcobaleno dal balcone dell’ambasciata d’Italia a Madrid in occasione del gay pride.

Insomma, l’ex ministra e il diplomatico (riportato a Bruxelles da Josep Borrell, spagnolo, socialista e soprattutto subentrato a Mogherini come commissario agli Esteri della Ue) fanno parte della stessa parrocchia politica. Appartengono alla stessa filiera che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo nell’Unione. E ora, per alcuni di loro, a quanto pare è giunto il momento di rendere conto proprio di quel cattivo tempo.

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