Lamorgese droga e rock ’n’ roll
Mentre ristoratori e cittadini sono vessati dalle restrizioni del green pass e rischiano sanzioni salate, l’ex prefetto tollera il rave senza regole nelle campagne della Tuscia. E nel frattempo i porti restano spalancati: per sbandati e immigrati la legge non esiste.

Luciana Lamorgese è la terza donna nella storia della Repubblica a svolgere il delicato incarico di ministro dell’Interno. Però rischia di passare alla storia come la prima ad assistere senza muovere un dito all’illegalità diffusa. Da lei dipendono la polizia e le forze dell’ordine, tuttavia non solo dal Viminale registra impassibile lo sbarco continuo di decine di migliaia di migranti ma, in un periodo in cui alle persone normali è proibito ritrovarsi senza distanziamento, se ne sta con le mani in mano di fronte a un rave party, ossia a un concerto non autorizzato a cui partecipano migliaia di persone. La vicenda appare come una vera e propria resa dello Stato. A Valenzano, in provincia di Viterbo, 8.000 giovani si sono dati appuntamento per dieci giorni di musica e sballo senza il rispetto di alcuna regola. Pare incredibile, perché per radunare poche centinaia di persone al normale cittadino è richiesta l’autorizzazione di questura e prefettura. Ma nelle campagne della Tuscia tutto è consentito e si registra una vera e propria invasione, con l’occupazione di un suolo privato, ovvero la tenuta di un imprenditore locale, il quale lungi dall’aver dato via libera alle cavallette-umane, sta cercando in tutti i modi di ottenere che la polizia le allontani, ma senza successo. Al rave, che è per definizione illegale, partecipano ragazzi e sbandati giunti da tutta Europa con un passaparola su Telegram, una delle piattaforme social. Con camper, roulotte, auto e tende hanno preso d’assalto il territorio, installando gigantesche casse per un concerto di musica rock a cielo aperto.

Già questo basta e avanza per domandarsi come mai lo Stato, cioè il ministero dell’Interno da cui dipendono le forze di polizia, non riporti l’ordine pubblico, ma da giorni tolleri che sia ignorata ogni legge, da quella sulla proprietà privata a quelle che da un anno e mezzo pongono limiti alla libertà individuale. Ad aggravare la situazione è la morte di un ragazzo di 24 anni, che durante l’happening è scomparso tra le acque torbide del confinante lago di Mezzano. L’autopsia accerterà le cause del decesso (che non ha interrotto né la musica né lo sballo), ma la Procura di Viterbo ha già aperto un’inchiesta, ipotizzando la morte come conseguenza di un altro reato. Il sospetto è che c’entri la droga, che in queste feste circola a fiumi, tanto che al campo base del mega raduno sono stati istituiti degli info point in cui vengono spacciati opuscoli con la spiegazione delle sostanze chimiche da consumare. Insomma, una guida ragionata per non eccedere con gli stupefacenti, per non finire all’ospedale o lasciarci la pelle. Una misura preventiva che spicca per ipocrisia, perché durante una festa che dura dieci giorni, senza controlli e senza regole, la maggioranza dei partecipanti è rintronata dai decibel e dallo sballo e finisce allucinata. Come è ovvio, non ci sono misure di sicurezza. Non esistono prevenzione, né servizi igienici: di distanziamento neanche a parlarne. Ma al Viminale nessuno si preoccupa, forse troppo presi come sono, e come annunciò la stessa Lamorgese, a verificare il rispetto delle norme nei bar e nei ristoranti. Attorno al campo c’è qualche pattuglia, ma controlla che il bollo e la revisione dell’auto siano in regola, quanto al resto, cioè a droga o al Covid, non ci sono problemi.

Per altro, l’atteggiamento rassegnato del ministro dell’Interno lo si vede anche di fronte agli sbarchi. A Palazzo Chigi discutono di variante Delta, di zone gialle e zone rosse, ma per gli immigrati l’Italia resta una zona franca, dove non solo tutto è possibile, ma ogni arrivo è consentito. L’ultimo è quello che riguarda una bagnarola messa in acqua dai soliti radical chic, questa volta capitanati dall’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo. Il porto naturale di approdo della nave sarebbe stato, manco a dirlo, Malta, ma dall’isola hanno fatto sapere di non avere alcuna intenzione di accogliere nuovi clandestini, soprattutto a bordo di un natante registrato in Germania: che approdassero ad Amburgo. Così, dopo una dotta spiegazione di diritto internazionale dell’ex pm, la bagnarola ha fatto rotta verso l’Italia e, senza che il ministro Lamorgese abbia nulla da eccepire, gli extracomunitari sbarcheranno a casa nostra. Per loro niente quarantena, nessun problema di distanziamento: grazie al fatto che sono da considerarsi fino a prova contraria profughi di non si sa quale guerra, gli obblighi sono ridotti a zero. Come per i partecipanti ai rave, per loro la legge non esiste. Esiste solo per noi. Come il Covid. Grazie a Luciana Lamorgese, ministro di un Paese tutto stranieri, droga e rock ‘n roll.

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