La Chiesa tace sui transessuali bambini
I vescovi e gli organi di stampa loro vicini non perdono occasione per far la morale all’esecutivo su immigrati, legittima difesa e persino reddito di cittadinanza. Ma sul fatto che lo Stato paghi la puntura per cambiar sesso ai bimbi, il clero non si espone.

Tutto tace. Da giorni sulla Verità raccontiamo che da sabato scorso, pagata dal servizio sanitario nazionale, è disponibile la cura per bloccare la pubertà, cioè per evitare che un minorenne sviluppi i propri organi sessuali. Tuttavia, nonostante siano evidenti i rischi di un tale trattamento su bambini e ragazzini, nessuno sembra avere intenzione di fermare la deriva transex. A parte alcuni senatori leghisti e oggi, con l’intervista che trovate nelle pagine interne, Giorgia Meloni, l’argomento sembra quasi non interessare la politica. Silenzio dalle parti del ministero della Salute, che pure ha dato semaforo verde al farmaco, consentendo che sia inserito nel prontuario medico. Zitta pure la grande stampa, quella che quotidianamente lancia allarmi sul reddito di cittadinanza, raccontando di un caos che non c’è negli uffici preposti ad erogarlo. Ammutolita anche la tv, che preferisce parlare di tutto, perfino dell’Isola dei famosi, piuttosto che accennare alla faccenda.

A stupirci più di ogni altra cosa è però l’assenza di commenti da parte della Chiesa. I vescovi non perdono occasione per far sentire la loro voce su ogni decisione del governo e del Parlamento. Che si tratti della legittima difesa, dell’autonomia o della Tav, c’è sempre un alto prelato che rilascia dichiarazioni. L’ultima che abbiamo registrato è quella sul reddito di cittadinanza, misura che secondo la Conferenza episcopale corre il rischio di «aumentare forme di cittadinanza parassitaria nei confronti dello Stato». Mentre sono altamente preoccupati che delle persone senza alcun reddito ricevano il sussidio statale, i presuli non sembrano affatto allarmati che la mutua passi l’iniezione per bloccare la pubertà e dunque iniziare un percorso che consenta a ragazzi minorenni di cambiare sesso. Avvenire, il quotidiano che è diretta emanazione della Cei, si occupa giornalmente di migranti, pubblica titoloni sulla legittima difesa e sui vaccini, si inquieta se non si fa la Tav, ma sembra dormire sonni tranquilli se, senza una riflessione seria sull’argomento, si prescrive a spese del contribuente un farmaco che impedisca lo sviluppo sessuale di un bambino.

E dire che papa Francesco, sull’argomento, non è stato mai tenero, esprimendosi a più riprese contro l’ideologia gender, ovvero contro la cultura che propaganda la possibilità di scegliere a proprio piacimento l’identità sessuale. Parlando alla Pontificia accademia per la vita, il Pontefice si schierò direttamente contro la manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, spiegando che «la tecnologia biomedica lascia intravedere come completamente disponibile la libertà di scelta, mentre non lo è». In un suo viaggio a Tblisi, nel 2016, rispondendo a una fedele disse addirittura che la teoria del gender è il più grande nemico del matrimonio, aggiungendo che è in atto «una guerra mondiale per distruggere il matrimonio». Concetto già anticipato pochi mesi prima, quando disse che «negando la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna, si prospetta una società senza differenze di sesso, svuotando la base antropologica della famiglia». E a Cracovia, nello stesso anno, fu ancora più chiaro: «Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti».

Già. In Canada e in Gran Bretagna, due Paesi moderni, avanzati, progressisti e tolleranti nei confronti di ogni diversità, soprattutto sessuale, il farmaco che ferma la pubertà e prepara i bambini al cambio di sesso è da tempo pagato dal servizio sanitario nazionale. Ci sono cliniche specializzate. Centri per il sostegno che incoraggiano gli adolescenti e le famiglie. Fondi appositamente stanziati per far conoscere meglio la tematica del cambio di sesso. Il risultato è una crescita verticale degli interventi, un aumento che spaventa gli stessi esperti, i quali si rendono conto di quanto sia delicata la questione dello sviluppo sessuale in un ragazzino. La fase di pubescenza genera scompensi, dubbi, paure, ansie. E lo Stato che fa? Offre un’iniezione per impedire le mestruazioni o l’accentuazione dei tratti maschili, senza che siano accertati gli effetti di questo intervento chimico sul corpo di un minorenne.

Tutto ciò nell’assoluta indifferenza. Della politica, della stampa e ora pure della Chiesa, che invece di difendere gli adolescenti dalla moda gender, preferisce occuparsi di un altro fenomeno molto di moda: i migranti. Infatti parla più di loro che dei bambini a cui si cambia il sesso.

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