Compagni, dalle toghe andateci per Arcuri e Conte
Giuseppe Conte (Ansa)

Ho atteso qualche giorno, aspettando che il leader dei Verdi presentasse un esposto per danno erariale. Invece Angelo Bonelli, sempre pronto a rivolgersi alla magistratura contabile per qualsiasi cosa, che sia un viaggio dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano o uno per portare in Albania dei migranti «salvati» in mare, questa volta non ha fiatato.

Eppure, nel caso della condanna dello Stato italiano a risarcire un’azienda privata per aver stracciato un contratto di fornitura di mascherine nel famigerato periodo della pandemia, il danno c’è ed è accertato. Ma il rossoverde Bonelli, quello che si presentò in Parlamento con i sassi dell’Adige, coprendosi di ridicolo, tace. Così come curiosamente se ne stano zitti giornali e telegiornali, sempre pronti a dare fiato alle trombe a qualsiasi faccenda. La vicenda è quella raccontata in esclusiva dal nostro giornale. Nel pieno dell’epidemia di Covid un’azienda di Colleferro, vicino a Roma, si fece viva con la struttura commissariale di Domenico Arcuri e si offrì di vendere allo Stato le mascherine di cui c’era tanto bisogno. In principio, sembrava che i vertici della struttura voluta da Giuseppe Conte non aspettassero altro che qualcuno in grado di aiutare nell’emergenza e dunque si diede il via alle procedure amministrative. L’azienda in questione seguì il protocollo, sottoscrisse gli accordi e si impegnò con i produttori, poi all’ultimo le venne richiesto un ulteriore documento e anche questo fu inviato via Pec. Peccato che da allora la struttura commissariale tanto bisognosa di mascherine smise di rispondere e dunque il contratto andò in fumo, mettendo in seria difficoltà la società, che a causa dell’improvviso voltafaccia rischiò di fallire. Risultato, l’imprenditore decise di rivolgersi alla magistratura e così arriviamo a oggi, a una sentenza del tribunale di Roma che riconosce le ragioni dell’azienda e condanna lo Stato a risarcirla per un importo di 203 milioni. Sì, avete letto bene: un danno enorme che ovviamente ricadrà sulle spalle dei contribuenti, ma forse sarebbe meglio dire sulle tasche degli italiani. Tutto ciò mentre, dopo aver «dimenticato» il contratto sottoscritto con la società di Colleferro, la struttura commissariale sottoscriveva un altro accordo con un’improbabile e sconosciuta impresa guidata da un ex giornalista per un miliardo e 200 milioni. Anche qui avete letto bene e se ci avete seguito nel corso degli anni saprete anche che quello strano contratto, oltre a regalare centinaia di milioni a una serie di personaggi discutibili, è oggetto di un’inchiesta della magistratura. Come hanno giustificato i vertici preposti all’emergenza Covid le folli cifre spese per comprare mascherine da un’oscura società quando avevano già un contratto con un’altra e ben più affidabile azienda? Dimenticanza. Sì, questa è la spiegazione fornita ai giudici. Non abbiamo visto la lettera con cui ci fu inviato ciò che avevamo richiesto. Una svista da 203 milioni di euro. Veri, accertati, non ipotizzati da Bonelli. E il leader dei Verdi, quello sempre pronto a correre in Procura per un nonnulla, tace. Come tacciono gli altri esponenti della sinistra e pure i giornali che nel periodo del Covid erano pronti a glorificare ogni Dpcm di Giuseppe Conte e della sua banda.

E a proposito del capo grillino, il quale nel 2022 fece campagna elettorale promettendo ristrutturazioni edilizie gratis per tutti, in questi giorni è in libreria un saggio-inchiesta dal titolo interessante: Superbonus, come fallisce una nazione. Lo hanno scritto per Rubettino un giornalista, Luciano Capone, e un ricercatore, Carlo Stagnaro. Il libro racconta un altro enorme danno erariale, quello che ha regalato tra i 150 e i 200 miliardi (anche in questo caso avete letto bene) a poche centinaia di migliaia di italiani, i quali hanno potuto rifare le facciate alle proprie case gratis, cioè a spese dei contribuenti, come le mascherine di cui sopra. Nessuno di loro, di chi ha ristrutturato condomini e castelli, probabilmente ne aveva bisogno, e tra centinaia di migliaia di persone che hanno usufruito di una legge dello Stato inventata da Conte e compagni ci sono anche molte imprese che hanno truffato lo Stato. Ovviamente Bonelli e i suoi neanche di questo si sono accorti. Eppure qui siamo oltre il danno erariale, siamo alla follia, a misure che, come spiegano Capone e Stagnaro, sono il miglior modo per far fallire un Paese.

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