In Germania non hanno magistrati «democratici»
Il ministro degli Interni tedesco Alexander Dobrindt con il cancelliere Friedrich Merz (Ansa)

Chissà se c’è un giudice a Berlino. Se c’è, mi domando che tipo sarà. Avrà la faccia e le idee di Elisabetta Meyer, la toga che ha liberato Harouna Sangare, il maliano che poi ha stuprato una ragazza in attesa del treno a San Zenone al Lambro?

Oppure somiglierà alla presidente di Magistratura democratica Silvia Albano, la toga rossa che si è schierata contro i trasferimenti degli extracomunitari nei centri di trattenimento in Albania? O, ancora, avrà il volto di Iolanda Apostolico, che, oltre a disapplicare il decreto Cutro sui rimpatri, un giorno fu ripresa mentre partecipava a una manifestazione nel porto di Trapani in favore dello sbarco dei migranti a bordo della nave Diciotti? Certo, se il giudice a Berlino fosse uno come Meyer, Albano o Apostolico, sarebbero grossi guai per il governo di Friedrich Merz.

Immagino però che in Germania non ci sarà nessuna Meyer, Albano o Apostolico a fermare i rimpatri, invocando i pronunciamenti della Corte di giustizia europea e impedendo che gli stranieri siano rimandati a casa loro, anche in Paesi ritenuti non completamente sicuri. Come saprete, questa è l’argomentazione che gran parte dei giudici che si occupano di migranti ha usato per opporsi alle espulsioni veloci verso il luogo da cui gli stranieri provengono e anche al trasferimento degli extracomunitari in Albania. Secondo le toghe di Magistratura democratica, come le suddette, le norme internazionali prevalgono su quelle italiane, per cui invece di consentire il rimpatrio di chi non ha diritto all’accoglienza come previsto dalla legge, ne dispongono sempre la scarcerazione. E i giudici tedeschi come si comporteranno ora che il ministero dell’Interno della Germania si prepara a stringere un accordo con l’equivalente dicastero dell’Afghanistan per velocizzare le espulsioni? Diranno, come dicono Albano e compagni, che la Corte europea di giustizia impedisce i rimpatri verso Paesi ritenuti non sicuri anche solo in alcune località o per alcune categorie di persone? Oppure faranno finta di nulla, lasciando che la polizia carichi su voli charter e di linea i migranti per mandarli tra le braccia dei talebani?

L’Afghanistan, anche se abbiamo rimosso dalla memoria e dalla coscienza la vergognosa fuga ordinata da Joe Biden, non si può considerare un posto pacificato, dove gli oppositori e chi non segua con rigore i precetti dell’islam e del nuovo regime abbia diritto di esistere. Tuttavia, sebbene non faccia parte della lista dei Paesi sicuri, Berlino ha intenzione di raggiungere un’intesa per i rimpatri veloci. Lo ha detto il ministro Alexander Dobrindt, il quale ha precisato che l’accordo fra i due Paesi potrebbe essere definito già nelle prossime settimane.

Insomma, la Germania ha fretta di espellere i migranti che non hanno diritto all’asilo e dunque non è intenzionata ad andare troppo per il sottile, neanche sulla qualità del rispetto dei diritti umani, questione che per la nostra magistratura è inaggirabile. Per Albano, Apostolico e altri, l’Egitto è un posto pericoloso, ma anche la Tunisia e immagino che a breve perfino la Turchia saranno iscritte nel libro nero. Dunque, figuratevi se accetterebbero mai di rimandare a casa un immigrato afgano.

I tedeschi però, evidentemente non si fanno tanti problemi. Non è d’ostacolo neppure il fatto che l’Emirato islamico dell’Afghanistan sia riconosciuto da un solo Paese al mondo, la Russia, e da nessun altro che faccia parte della Ue. «Non si tratta in alcun modo dell’avvio di normali relazioni diplomatiche», ha aggiunto Dobrindt. «Vogliamo solo rendere possibili le espulsioni», ha precisato, dicendo che la stessa intesa verrà presto raggiunta anche con la Siria. E i giudici a Berlino come la prenderanno? Smonteranno anche loro i rimpatri dicendo che l’Afghanistan non è sicuro? Secondo il ministro dell’Interno non apriranno bocca: «Perché ci dovrebbero essere riserve quando si tratta di rimpatriare criminali dalla Germania?». Dal che si capisce che Dobrindt non conosce le toghe italiane: da noi, infatti, si dà accoglienza persino a chi ha preso a coltellate il fratello o, come ha fatto Meyer, è ritenuto pericoloso. Dunque, visto come vanno le cose, dovremo chiedere l’annessione alla Germania se vogliamo liberarci dei clandestini. O in alternativa potremmo proporre uno scambio di giudici a Berlino: noi mandiamo Meyer, Albano e Apostolico, e i tedeschi ci danno i loro. Mi sa che ci guadagniamo.

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