Il report dell’Iss smentisce la litania sulla pericolosità dei sanitari renitenti all’iniezione. A ottobre, l’incidenza dei casi tra under 60 con tre dosi è stata superiore rispetto ai non vaccinati. Che però, per i talebani della puntura, restano untori dannosi per i ricoverati.

I talebani del vaccino non se ne fanno una ragione. Fior di studi hanno dimostrato come per la comunità un non vaccinato non sia più pericoloso di un vaccinato, perché entrambi si possono contagiare e contagiare altre persone. Ma per gli integralisti dell’iniezione chiunque si sia rifiutato di offrire il braccio alla patria, accettando senza fiatare la chiamata collettiva alla puntura, è da considerarsi un paria. E come tale deve essere privato dei diritti civili, ma soprattutto gli devono essere inibite le normali funzioni che la Costituzione riconosce a qualsiasi cittadino. L’ultimo a sostenere le ragioni di una discriminazione che non ha alcuna ragione né istituzionale né scientifica, è stato tal professor Leonardo Palombi, ordinario di igiene, sanità pubblica ed epidemiologia dell’Università di Tor Vergata, che in un’intervista al Corriere della Sera ha invitato i reparti ospedalieri a tenere separati medici e infermieri non vaccinati dai pazienti fragili. I motivi dell’apartheid, l’illustre docente non li ha spiegati, limitandosi a dire che il personale che non ha ricevuto neppure una dose potrebbe essere un rischio. «Gli ordini professionali raccomandano prudenza», ha sentenziato come se i rappresentanti di categoria fossero la Bibbia della medicina e non spesso dei quasi politici in camice bianco.

A parte il piccolo dettaglio che la decisione di riammettere in servizio i dottori e i loro collaboratori non vaccinati è stata di Orazio Schillaci (che prima di diventare ministro della Salute è stato preside della facoltà di Medicina e poi rettore nell’Università di Tor Vergata, la stessa da cui proviene Palombi, cioè in pratica un suo superiore), la sfortuna, per il docente che vorrebbe isolare i non vaccinati, ha voluto che le sue dichiarazioni siano cadute nel giorno in cui l’Istituto superiore di sanità diffondeva le statistiche sui malati di Covid.

So che a qualche fenomeno in cerca di fama questi dati non piacciono, ma purtroppo per lui confermano quello che abbiamo più volte scritto, ovvero che i non vaccinati non si contagiano più dei vaccinati e dunque non sono untori più di quanto lo possa essere chi ha ricevuto prima, seconda, terza e anche quarta dose.

Anzi, a osservare i numeri, si scopre che in certe fasce, ovvero quelle che non superano sessant’anni (alle quali immagino appartengano medici e infermieri in servizio), il tasso di incidenza dei contagi è superiore fra chi ha completato il ciclo vaccinale rispetto a chi non ha fatto nemmeno una puntura.

Nel mese di ottobre, nella fascia fra i 40 e i 59 anni si sono registrati 2.239,4 contagi ogni 100.000 abitanti fra chi aveva ricevuto tre dosi e 1.656,6 fra coloro che invece non ne avevano ricevuta alcuna.

Stesso andamento fra chi ha tra i 12 e i 39 anni: 1.502,8 contagi fra i vaccinati, 1.352,4 fra i non vaccinati. I dati sono incontrovertibili è solo chi non li vuole accettare si arrampica sugli specchi per trovare una giustificazione.

Infatti, nelle note metodologiche l’Istituto superiore di sanità spiega che forse il tasso di incidenza potrebbe essere sottostimato, perché molti malati non si autodenunciano. Ovviamente, si sottintende che a non farlo sono i non vaccinati, ma si tratta di un’opinione e non di un dato scientifico.

Peraltro, l’idea che a non dichiararsi sia chi non si è immunizzato è alquanto discutibile, perché chi non ha ricevuto nessuna dose ha tutto l’interesse a far sapere di avere ottenuto un’immunizzazione naturale. Così come il convincimento del professor Palombi che in corsia i non vaccinati non indossino la mascherina a differenza dei vaccinati (ma chi l’ha detto?) è un altro pregiudizio.

In conclusione, siamo alle solite, a un dogma che impedisce di vedere la realtà. I non vaccinati, al massimo assumono il rischio di contrarre il Covid e di avere evoluzioni negative per sé stessi, ma non sono un pericolo per gli altri o per lo meno non lo sono più di chi è vaccinato. I dogmi, come si sa, non hanno nulla di scientifico, ma per i talebani del vaccino (e della discriminazione in base al numero di punture), il dogma dell’iniezione anti Covid non si può discutere e neppure criticare. Con il risultato che a essere contro la scienza sono proprio loro, privi di dubbi e di prudenza quali sono.

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