Tra le toghe di sinistra le prime dichiarazioni del neoministro della Giustizia, Carlo Nordio, settantacinquenne ex pm di lungo corso, potrebbero rivelarsi come il sale sulle ferite. Infatti l’ex pm, lasciando il Quirinale, dopo aver giurato da Guardasigilli, ha ricordato che nel piani del governo di centrodestra c’è la riforma più odiata dai magistrati: «La separazione delle carriere è nel nostro programma, ne sono profondamente convinto perché è consustanziale al processo accusatorio che ha introdotto Vassalli 40 anni fa (con il codice di procedura penale del 1988, ndr)». Poi ha, però, definito prioritario «concentrarsi sull’aspetto pratico» e cioè sull’«implementazione degli organici, la velocizzazione dei processi, per rendere la giustizia più efficiente», visto che questi «ritardi ci costano il 2% del Pil». Per lui «la riforma Cartabia ha dei limiti» e lo snellimento del sistema si può ottenere «semplificando le procedure» e attuando una sorta di «spending review». Riforme che il ministro considera «urgenti» e «meno divisive». E per evitare di trovarsi subito contro le toghe progressiste, ha pure detto «qualcosa di sinistra»: «Tra i primi provvedimenti che adotterò c’è la piena attuazione del codice Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, e in prospettiva la revisione del codice penale firmato da Mussolini di cui nessuno parla».
Per lui la soluzione dei problemi dei tribunali non passa dalle ricette che andavano bene durante il Ventennio: «La velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione, quindi una riduzione dei reati. Occorre eliminare il pregiudizio che la sicurezza o la buona amministrazione siano tutelate dalle leggi penali. Questo non è vero. L’abbiamo sperimentato sul campo, soprattutto quelli come me, che hanno fatto per 40 anni i pubblici ministeri».
Un’idea che è stata subito applaudita da un ex campione di Mani pulite come Gherardo Colombo, già vicino a Magistratura democratica.
Egle Pilla, presidente di Area democratica per la giustizia, altra corrente di sinistra, non ha voluto mostrare pregiudizi: «È sicuramente prematuro parlare di reazioni prima ancora del compimento delle azioni», ha detto. E ha spiegato: «Ci aspettiamo che, quale ministro della Giustizia, non tradisca le aspettative della magistratura che ha bisogno di risorse umane e materiali per assicurare qualità nelle risposte, e non dimentichi i temi che sono a cuore della magistratura progressista in tema di tutela dei diritti e di indipendenza e di autonomia del magistrato». Ma se queste parole possono sembrare diplomatiche, nelle chat delle toghe di sinistra sta montando la preoccupazione e anche qualcosa di più. Ieri ne abbiamo avuto un esempio lampante sulla bacheca di Facebook dell’avvocato Davide Steccanella, legale milanese molto conosciuto e stimato.
Steccanella, noto anche per le sue posizioni politiche di estrema sinistra e per essere il difensore dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti, ha scritto un post a favore di Nordio, definendolo, «sulla carta, il miglior ministro della giustizia degli ultimi trent’anni», dal momento che, «pur essendo stato per anni pm, non crede (caso più unico che raro) che la galera sia l’unico rimedio ai mali del mondo». Apriti cielo. Gli ha subito risposto piccato il pm milanese Luca Poniz, forse dimentico di aver fatto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati in quota Md ai tempi della crisi dell’hotel Champagne e di essere su una bacheca molto letta: «Ma chi è il tuo pusher?», ha esordito con poca eleganza. Steccanella ha provato a smorzare la polemica: «Dai su». Poniz non ha mollato: «Dai su lo dico io. Dovresti informarti prima di fare certe uscite. E vedo che raramente lo fai». Steccanella: «Allora, non è che se qualcuno dissente dalla tua (legittima) opinione ciò significa che è disinformato. Almeno io non ragiono così». Poniz: «Nel caso di specie lo sei eccome. Non sei informato sul profilo del ministro, che certo non si desume da quello che scrive nei fondi scritti per il Gazzettino. Poi ognuno giudica da quello e come ritiene. Resto però sbalordito».
Steccanella, anche in radio, ha difeso la sua posizione, ricordando che «i partiti cosiddetti di sinistra dai tempi di Mani pulite in avanti sono diventati molto manettari» e che hanno «sostituito l’immagine di Che Guevara con quella di Ilda Bocassini». E con chi gli ha fatto notare che Nordio avrebbe superato «l’esame Berlusconi», l’avvocato di Battisti, ma anche di Renato Vallanzasca, Adriano Celentano e Walter Zenga, ha ribattuto a proposito del Cavaliere: «Credo che sia sotto gli occhi di tutti che abbia subito un trattamento giudiziario in peius».
A dar man forte a Steccanella è intervenuto a sorpresa l’ex capo dei Disobbedienti veneti, quel Luca Casarini che ha più di qualche problema con la giustizia, non ultimo un procedimento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: «Sono stato inquisito da Nordio per associazione a delinquere nel merito delle attività politico sociali dell’allora “agenzia sociale per la casa” a Venezia. Il gip non ha accolto». A questo punto Nordio si sarebbe comportato da vero signore: «In udienza si è alzato ed è venuto a stringermi la mano. La sua arringa è stata del tipo: “Questa è la legge, ma si sa che a volte è più colpevole la guardia che il ladro”».
Leggendo questi messaggi l’avvocato di Casarini si è risentita («Chissà perché a me che ti difendevo non ha mai stretto la mano») e ha consigliato al suo cliente di non «incensare» il nuovo Guardasigilli. Ma l’ex Tuta bianca del G8 di Genova non è arretrato: «Figurati se lo incenso… ma di magistrati “democratici” e di sinistra ne abbiamo incontrati tanti, e mi sembra che le manette le abbiano appese al collo tipo medaglietta della salute.
Poi io non incenso nessun magistrato, nemmeno quando diventano Che Guevara dopo. Per principio».
Certo Nordio, anche se non si chiama Ernesto, sta attirando su di sé un consenso trasversale e inaspettato.
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