«C’è timore per la libertà di parola»
Andrea Giambruno (Imagoeconomica)
Il presidente di Tecnè Carlo Buttaroni: «Il 95% degli intervistati è d’accordo con il compagno di Giorgia Meloni. Preoccupante la percezione che in Italia non si possa dire tutto».

Le polemiche montate, in queste ultime settimane, intorno alle frasi di Andrea Giambruno e alle tesi del libro del generale Vannacci non sembrano corrispondere all’opinione degli italiani. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Tecnè per La Verità. Il giornalista di Mediaset, per aver detto che è meglio non perdere il controllo per evitare il rischio di essere vittima di violenza, è stato accusato di «colpevolizzazione secondaria». Eppure, il 95% degli intervistati la pensa esattamente come Giambruno e alla domanda: «Se avesse una figlia adolescente le consiglierebbe di non ubriacarsi o drogarsi fino a perdere il controllo per evitare il rischio di essere vittima di violenza?» la grandissima maggioranza ha risposto «Sì». È interessante notare che nei giovanissimi la percentuale scende (si fa per dire) all’85% mentre si conferma al 95% nelle famiglie dove è presente una ragazza adolescente. Ma c’è di più: il 95% consiglierebbe a una ragazza di non dare confidenza a persone che non si conoscono bene e il 67% di non vestirsi in modo eccessivamente vistoso e provocante, percentuale che al schizza al 74% tra le famiglie dove è presente un’adolescente. Siamo retrogradi o è una forma di protezione? Si direbbe che sia proprio la seconda opzione a guidare le opinioni degli intervistati. Per due italiani su tre, infatti, non c’è sufficiente percezione dei pericoli da parte dei giovani e questo alimenta il senso di protezione nei confronti dei figli. Alla fine, è d’accordo con la tesi di Giambruno il 71% degli italiani (il 76% tra le famiglie di una ragazza adolescente). Le parole del giornalista di Mediaset sono state ascoltate direttamente dal 65% degli intervistati e la maggioranza ritiene infondate le accuse rivolte al conduttore. Tra le famiglie di ragazze adolescenti solo il 36% ritiene inadeguate le parole usate. Insomma, è stata una tempesta in un bicchier d’acqua, ma anche la dimostrazione esplicita di quanto una parte dell’informazione e una parte della politica siano lontane dal senso comune degli italiani. Naturalmente, i toni e i modi del conduttore possono piacere o meno ma le accuse rivolte ad Andrea Giambruno sembrano decisamente fuori fuoco rispetto a ciò che pensano le persone.

Più divisiva la vicenda che riguarda il generale Vannacci e le polemiche intorno al suo libro. Ha seguito la storia il 57% degli intervistati e il 40% ritiene che le opinioni del generale violino la Costituzione mentre il 47% ritiene che non ci sia nulla contrario ai principi della nostra Carta fondamentale. Leggermente più alta (al 42%) la percentuale di quanti pensano che le tesi di Vannacci incitino l’odio, rispetto al 44% che non riscontra alcuna spinta in quella direzione. Bisogna precisare, però, che ben pochi hanno letto il libro. I numeri informali parlano di decine di migliaia di libri venduti. Tanti, ma ben poca cosa rispetto ai milioni di italiani. I giudizi che abbiamo rilevato si sono formati, quindi, prevalentemente sul sentito dire e su opinioni espresse da commentatori e opinionisti. Questo spinge molti a prendere una posizione di parte anziché di merito e a orientarsi su posizioni socialmente accettabili rispetto alla propria cultura di riferimento.

Un dato, su tutti, è preoccupante: il 52% degli intervistati ritiene che le polemiche che sono nate siano indice di un problema di libertà di espressione nel nostro Paese. Questo si che è un dato su cui riflettere.

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