Sánchez rimpatria persino i minori. E Biden imita Trump: confini chiusi
Pedro Sánchez e Joe Biden (Ansa)
  • La linea spagnola su Gaza è però un boomerang: se Madrid continua a insistere sul «genocidio» dovrà prendersi tutti i palestinesi.
  • Stretta del presidente Usa: stop ai richiedenti asilo legali ogni volta che entreranno troppi clandestini. È lo stesso strumento usato, fra le polemiche, dal repubblicano.

Lo speciale contiene due articoli.

Non è una linea esattamente morbida quella portata avanti dal premier spagnolo, Pedro Sánchez, in materia di immigrazione.

Era giugno del 2022, quando si verificò il cosiddetto «incidente di Melilla». Alcune centinaia di migranti subsahariani, soprattutto sudanesi, provarono a superare le recinzioni dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco. Ciò portò alla reazione delle forze di sicurezza iberiche e marocchine, che provocò la morte di almeno 23 migranti. A dicembre di quello stesso anno, Amnesty International accusò Madrid e Rabat di un «uso della forza illegittimo». Era inoltre lo scorso gennaio, quando il Tribunale supremo iberico ha bollato come illegale il trasferimento di massa di minori dall’enclave spagnola di Ceuta al Marocco, avvenuto nel 2021. Nel corso del contenzioso, i legali del governo iberico avevano citato un accordo del 2007 tra Madrid e Rabat, che prevedeva rimpatri assistiti nel Paese nordafricano, qualora si fossero verificate delle «circostanze eccezionali»: una linea argomentativa che è stata tuttavia respinta dai supremi giudici, secondo cui una tale intesa non avrebbe dovuto o potuto sostituirsi alla legge spagnola. In particolare, come riportato da Voice of America, la corte ha stabilito che quel rimpatrio di circa 700 minori avrebbe violato «l’integrità fisica e morale» dei migranti, oltre a contraddire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sempre lo scorso gennaio, Infomigrants ha riportato che le forze del Marocco – con cui Madrid aveva avviato una stretta cooperazione in materia migratoria nel febbraio 2023 – hanno impedito a 1.100 migranti di raggiungere Melilla e Ceuta durante la notte di Capodanno. E attenzione: il Marocco non è l’unico Paese africano con cui Madrid ha intavolato delle intese. A febbraio, Sánchez si è recato in Mauritania insieme al capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per promuovere accordi sul fronte della sicurezza e della migrazione. «La Spagna e la Mauritania condividono molti obiettivi come la lotta al terrorismo, la ricerca di un’immigrazione ordinata, regolare e sicura e l’emergenza climatica», affermò Sánchez nell’occasione. «La prosperità è il maggiore investimento per la sicurezza e la stabilità di tutta la regione», aggiunse.

Insomma, l’attuale premier socialista spagnolo, che è al potere dal giugno del 2018, non sembra esattamente orientato a un approccio soft sul piano del contrasto all’immigrazione clandestina. Il punto è che adesso Sánchez rischia un cortocircuito a causa della politica che sta portando avanti sulla crisi di Gaza. Ieri, Madrid si è infatti unita al Sudafrica nella sua causa presso la Corte internazionale di giustizia contro Israele: una causa in cui Pretoria sta fondamentalmente accusando lo Stato ebraico di «genocidio» ai danni dei palestinesi di Gaza. «Abbiamo preso questa decisione alla luce della continuazione dell’operazione militare a Gaza», ha dichiarato il ministro degli Esteri iberico, Jose Manuel Albares, per poi aggiungere: «Osserviamo anche con enorme preoccupazione l’estensione regionale del conflitto». Ebbene, come sottolineato da Claudio Antonelli pochi giorni fa su queste colonne, lo stesso Albares aveva recentemente ricordato che, sulla base di una sentenza del 2020 del Tribunale supremo, di fronte a situazioni di genocidio la Spagna è obbligata a portare in salvo tutti coloro che richiedono asilo. Ecco perché, al di là delle ripercussioni geopolitiche e degli assai controversi fondamenti giuridici della causa sudafricana contro Israele, quanto annunciato ieri da Madrid potrebbe innescare significativi flussi migratori. E non è affatto detto che essi verranno, in caso, assorbiti in tutto o principalmente dai Paesi arabi.

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