Ci sono molti buoni motivi che sconsigliano ai 5 stelle di buttarsi tra le braccia del Pd. Io ne ho contati almeno una decina e tutti, anche presi singolarmente, sono abbastanza pesanti da convincermi che un’alleanza tra grillini e piddini sarebbe per i primi un disastro, perché Renzi e compagni se li mangerebbero. Cominciamo dal motivo numero uno, ossia dall’immigrazione. Il governo Conte ha appena varato il decreto Sicurezza bis, ovvero le norme volute da Matteo Salvini per fermare l’invasione dall’Africa. Può la nuova maggioranza fare finta di niente e continuare a tenere al largo le navi delle Ong? Ovviamente no, prova ne sia che già l’altroieri Nicola Zingaretti, approfittando della rottura tra Lega e 5 stelle, ha chiesto al presidente (…)del Consiglio di far sbarcare gli extracomunitari della Open arms. Dunque, facendo un governo con il Pd, i grillini si devono preparare a smontare i decreti voluti da Salvini, spalancando le porte agli immigrati. Ma soprattutto si devono preparare alla reazione degli italiani, che dell’esecutivo pentaleghista gradivano la fermezza contro l’invasione. Senza dire poi che il Pd insisterebbe per lo ius soli, con il prevedibile gradimento da parte degli elettori.
Un secondo motivo che dovrebbe far desistere Di Maio e soci dall’abbracciare il Pd è la cosiddetta quota 100, ossia le modifiche alla legge Fornero. Il Partito democratico ha criticato in ogni modo la norma che consente a chi abbia 62 anni e 38 di contributi di andare in pensione. Secondo gli esponenti del Pd, permettere ad alcune centinaia di migliaia di lavoratori di ritirarsi in anticipo scasserebbe i conti dell’Inps e di conseguenza della finanza pubblica. È da immaginare dunque che, una volta fatto il governo Renzi-Grillo, il primo – che dice di aver cambiato idea sull’intesa con chi gli dava dell’ebetino perché bisogna salvare i soldi degli italiani – voglia mettere mano a quota 100. Facile indovinare quali saranno le reazioni degli italiani interessati e soprattutto è ancor più facile ipotizzare quali saranno gli effetti sul consenso dei 5 stelle.
Terzo motivo: il reddito di cittadinanza. Anche per la legge voluta dai grillini vale il ragionamento di quota 100. Nel Pd hanno criticato in ogni modo i soldi distribuiti a pioggia da Di Maio e soci, sostenendo che svuotano le casse pubbliche e non riempiono i disoccupati di proposte di lavoro. Ovvio aspettarsi che chi voglia «salvare i soldi degli italiani» metta dunque mano alla faccenda, rivedendola. E se c’è una promessa a cui i 5 stelle hanno tenuto fede, questa è proprio il reddito di cittadinanza, che però Renzi e compagni, se non vogliono contraddirsi, si impegneranno a smontare, con il risultato di lasciare i grillini senza nemmeno l’unica foglia di fico del loro programma.
Veniamo poi alla Tav, altro pilastro grillino che un voto di Lega e Pd ha però sgretolato. Come faranno Di Maio e i suoi a spiegare alla base inferocita per il voltafaccia sull’alta velocità che, dopo aver divorziato da Salvini, si mettono con Renzi e compagni, cioè con quelli che non solo vogliono la Tav, ma anche le altre opere pubbliche? Ipotizzabile un altro tracollo alle prossime elezioni.
Anche se è sparito dagli orizzonti del dibattito politico, per il Tap, ossia il gasdotto pugliese, vale lo stesso discorso della Tav. I grillini erano contrari, ma hanno detto sì dopo aver promesso che avrebbero detto no. La scusa ufficiale è che ormai fare dietrofront non sarebbe stato più possibile e che la Lega era favorevole. Ma adesso che il governo con i leghisti è morto, che cosa cambia? Niente, perché nel Pd, sul Tap la pensano come sulla Tav, ovvero sono favorevoli.
Ma la cosa più incredibile da spiegare sarà quella delle trivelle in Adriatico, per cui i 5 stelle tennero a battesimo addirittura un referendum. Renzi – che all’epoca stava a Palazzo Chigi – era a favore delle perforazioni in mare, mentre Grillo era contrario. E adesso, a distanza di qualche anno, che cosa fanno? Si alleano per fare un governo insieme. Applausi di tutti quegli italiani che corsero a votare contro i buchi sui fondali marittimi.
Immaginiamo anche il battimani dei truffati delle banche, che in massa votarono contro Renzi, nella speranza che un nuovo governo restituisse loro i soldi persi nei crac. A distanza un anno e mezzo dalle elezioni con cui contribuirono a mandare a casa il Rottamatore, dovranno assistere a un suo ritorno in sella proprio grazie a coloro che avevano promesso il cambiamento. Da Banca Etruria al governo insieme con Maria Etruria Boschi.
Grandi consensi susciterà anche l’idea di un’accoppiata con «il partito di Bibbiano». Dopo averlo infatti etichettato nelle ultime settimane in questo modo – suscitando le ire e le minacce di Nicola Zingaretti – Di Maio e soci ci fanno un governo insieme, portando il Pd a Palazzo Chigi e facendo risorgere appunto sia Renzi che la Boschi.
Altro motivo di giubilo elettorale sarà la prevedibile revisione della legge che distribuisce a pioggia soldi ai giornali (non a tutti: il vostro no, perché non li ha chiesti e non ha intenzione di chiederli). I grillini hanno cominciato a tagliarli, ma Renzi e Lotti, prima di essere mandati a casa, li avevano promessi con un’apposita riforma. Quasi certo dunque, un ripensamento del taglio dei contributi, che invece di estinguersi nel 2021 potrebbero sorprendentemente risorgere.
L’ultimo motivo riguarda la legge elettorale, che per salvarsi i grillini dovranno scrivere assieme a Renzi, cioè a colui che appena due anni fa tenne a battesimo il Rosatellum, un sistema costruito da un suo fedelissimo con lo scopo di fregare i 5 stelle e fargli perdere le elezioni. Mettersi nelle mani del bullo per non morire è insomma un po’ come sperare che il boia non faccia cadere la mannaia.
Come vedete, c’è un’ampia scelta di motivi per cui i 5 stelle dovrebbero girare al largo dal Pd. Così come c’è un’ampia scelta di mezzi con cui suicidarsi. E i grillini pare abbiano scelto il peggiore.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >