La cronaca di una liberazione tutt’altro che annunciata, quella della giornalista Cecilia Sala, 29 anni, detenuta a Teheran dallo scorso 19 dicembre, inizia all’alba di ieri, con il decollo da Ciampino di un Falcon 900 dell’Aeronautica Militare. A bordo c’è il Direttore dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, Giovanni Caravelli. Prefetto, generale di corpo d’armata dell’esercito italiano, 63 anni, un curriculum che occuperebbe un paio di pagine di questo giornale, plurimedagliato, esperienze operative nei punti più caldi del mondo, Caravelli è, insieme con Giorgia Meloni, il vincitore di giornata. È stato lui a volare a Teheran a recuperare la Sala, anche in forza dell’ottimo rapporto con i vertici dei servizi segreti iraniani, con cui aveva già trattato la liberazione di Alessia Piperno, la blogger che fu rinchiusa per 45 giorni nella prigione di Evin (la stessa di Cecilia) prima di essere rilasciata, il 10 novembre 2022. E infatti, oltre all’intesa che il premier ha raggiunto con Donald Trump nella visita a Mar-a-Lago, ottenendo l’ok a non estradare negli Usa l’ingegnere iraniano Mohammad Abedini, detenuto a Opera su mandato americano, l’altra condizione indispensabile per la liberazione di ieri è stata proprio la fiducia che gli iraniani hanno riposto nella parola di Caravelli, come nella migliore tradizione del mondo arabo: una stretta di mano è stata sufficiente a rassicurarli sul futuro del loro concittadino Abedini. Una credibilità, quella dell’Italia, che poche altre diplomazie e agenzie di intelligence hanno in Medio Oriente.
A quanto apprende La Verità da fonti estremamente attendibili, l’accelerazione nella trattativa con l’Iran per la liberazione della giornalista è nella serata dell’altro ieri, quando sono maturati i frutti del lavoro silenzioso e incessante del governo, in stretta collaborazione con l’intelligence. In piena notte l’operazione va definitivamente in porto, l’aereo con a bordo Caravelli decolla all’alba facendo scalo a Napoli, ma solo alle 11.25, quando il Falcon 900 è ripartito da Teheran con Cecilia Sala, Palazzo Chigi rende nota la liberazione della giornalista: «È decollato pochi minuti fa, da Teheran», recita la nota diffusa dalla presidenza del Consiglio, «l’aereo che riporta a casa la giornalista Cecilia Sala. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni», fa sapere ancora Palazzo Chigi, «esprime gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi». La Meloni, viene spiegato, «ha informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata avvenuta pochi minuti fa».
L’aereo atterrerà a Ciampino nel primo pomeriggio: inizia l’attesa, mentre la notizia diventa breaking news in tutto il mondo. Piovono i commenti politici: i leader di maggioranza e opposizione esprimono in coro gioia e sollievo per la liberazione di Cecilia Sala, e unanime è l’apprezzamento per l’operato della Meloni, del governo, dell’intelligence. Alle 13.05 la vicepresidente della Camera Anna Ascani, in apertura dei lavori dell’Aula di Montecitorio, esprime «grande gioia per la notizia della liberazione della nostra connazionale, la giornalista Cecilia Sala». Tutti i deputati si alzano in piedi e applaudono; la scena si ripete anche al Senato. Alle 13.30 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, telefona alla Meloni e si complimenta con lei. Il capo dello Stato chiama poi la madre di Cecilia, che aveva incontrato nei giorni successivi all’arresto. fonti, anche il caso della detenzione di Abedini.
A Ciampino intanto si radunano centinaia di giornalisti: l’aereo con a bordo la Sala atterra alle 16.12, la giornalista viene accolta dalla Meloni, alla presenza del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che anticipa di volerla ricevere in Campidoglio. Cecilia è ovviamente provata, ma appare serena e sorridente. Invia un vocale ai colleghi: «Ciao, sono tornata». Giorgia Meloni le poggia le mani sulle braccia e le rivolge poche affettuose parole: «Ora devi solo stare serena. Sono qui per ringraziarti e per dirti che sei stata forte». La giornalista, prima di tornare a casa in serata, viene sentita per diverse ore dai carabinieri dei Ros. In serata il premier, al Tg1, ringrazierà gli 007, la diplomazia, i funzionari, «i servitori dello Stato» per il «bel gioco di squadra».
Si chiude così una giornata storica: il successo di una operazione tanto delicata e complicata si può e si deve ascrivere a tutti quelli che hanno lavorato alla sua riuscita, a partire dalla Meloni, con il sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, e Caravelli in prima linea. Più defilato il ministero degli Esteri. Un successo dello Stato italiano, non dei singoli: l’addio anticipato e polemico di Elisabetta Belloni, che ha annunciato che il 15 gennaio lascerà la guida del Dis, per fare un esempio (e che esempio) non ha minimamente intaccato la riuscita dell’operazione. La Belloni, anzi, a quanto ci risulta, avrebbe preferito la via della diplomazia ufficiale piuttosto che quella del dialogo riservato tra le intelligence.
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