Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia
Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia (Imagoeconomica)

«Con la sinistra al governo finiremmo a ferro e fuoco, come in Francia». Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, scorre le immagini di guerriglia della protesta studentesca francese e scuote la testa. «Salis e Landini? Parole inaccettabili. La saldatura tra una certa sinistra e le organizzazioni islamiche è già in atto, ma la accettiamo come fosse normale».

Sui certificati falsi anti Cpr: «L’ordine dei medici non interviene, ma contro chi contestava i vaccini era spietato». E sullo sfondo, lo spettro del voto anticipato: «Per noi cambia poco votare prima o dopo, ma la vera partita è il Quirinale, che il Pd da tempo considera roba sua. Il nuovo partito di Ruffini e Gabrielli potrà fornire coperture nella corsa quirinalizia. Ma è un partito anomalo: nella storia l’unico che è saltato dai servizi segreti ai vertici politici è stato Putin».

Malan: «Con la sinistra al governo rischio di città in fiamme»

Le proteste degli studenti in Francia hanno portato a 5.000 arresti. Un domani vedremo certe scene anche nel nostro Paese?

«Sicuramente ci sarebbe questo rischio, se dovesse governare la sinistra. Farebbero esplodere le città con un’ondata migratoria senza freni. Ed è incredibile come i moderati del “campo largo” accettino senza problemi le dichiarazioni di importanti personaggi del mondo progressista, che considerano una bella cosa incendiare le scuole e devastare le città. Mi ha impressionato anche il sindaco di Saint-Denis, eletto in formazioni di sinistra».

Quello che ha detto: «In certi casi la violenza è legittima»?

«Queste parole ci insegnano che il potere non modera certi personaggi. Anzi, usano il potere per distruggere».

Ilaria Salis ha dichiarato che servirebbe una mobilitazione del genere anche in Italia. Maurizio Landini chiama a raccolta il suo popolo per difendere il lavoro.

«Le dichiarazioni di Ilaria Salis sono coerenti con il suo passato. Faceva parte della banda del martello, i suoi complici sono stati condannati per gravi reati, lei se l’è cavata perché è stata eletta al Parlamento di Bruxelles. È stata condannata in primo grado per aver licenziato senza motivo due collaboratori, perché quando a sinistra diventano datori di lavoro si trasformano nei padroni delle ferriere. Penso alla Cgil che pagava 5 euro l’ora i suoi dipendenti, mentre ora vuole che il governo fissi il salario minimo a 9 euro».

Pericoli di saldature tra sinistra e pro Pal?

«In Italia lo riteniamo normale, ma è già ampiamente chiaro che esiste una saldatura tra organizzazioni islamiche e certi ambienti di sinistra, lo si è visto in molte circostanze, lo si vede nelle manifestazioni davanti a Montecitorio dove esponenti della sinistra condividono la piazza con persone che sventolano bandiere di Hamas, di Hezbollah e degli ayatollah».

Dai certificati falsi al caro-energia

Intanto alcuni esponenti del Pd chiedono un’ispezione alla Procura di Ravenna. Quella che indaga sui certificati medici falsi per evitare l’ingresso nei Cpr.

«È sconcertante. Difendono i magistrati solo quando mettono sotto processo gli avversari, ma se viene sfiorato il loro mondo – popolato anche da medici che falsificano certificati per ragioni ideologiche – allora quei magistrati diventano colpevoli, e vanno incalzati. Mi aspetto che quei medici siano monitorati dal loro ordine professionale. Lo stesso ordine che, contro i medici che avevano opinioni differenti sul Covid e sui vaccini, prese provvedimenti severissimi in tempi record».

29 miliardi di scostamento di bilancio: coniugare inflazione e aiuti per il Paese non sarà facile.

«Però è il passo giusto da fare. Con le guerre in corso e la salita dei prezzi, bisogna mettere i soldi dove servono. Sulla difesa c’è stato un taglio rispetto alle previsioni, pur sapendo che la situazione internazionale resta delicatissima, e dobbiamo garantire ai nostri militari i giusti mezzi per far fronte alle minacce nel Mediterraneo. Ma in questo momento l’investimento contro il caro-energia è prioritario».

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiede al capo della Commissione europea Ursula von der Leyen di allargare le maglie della flessibilità, ma al momento da Bruxelles non arrivano risposte incoraggianti. Come finirà?

«Quando Giorgia Meloni dice che l’Europa è un gigante burocratico e un nano politico, punta il dito non solo sulla dimensione ma anche sulla mentalità europea. Quando la mentalità è burocratica, le regole già discutibili in tempi normali diventano assurde in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo. E non si possono mettere le regole davanti al bene dell’Europa e dei singoli Stati, perché allora vuol dire che le regole sono fini a sé stesse, e chi se ne avvantaggia sono i nostri concorrenti globali, a cominciare dalla Cina. Questa Europa burocratica ha oggettivamente fatto in tutti i modi l’interesse della Cina».

Serve una tassa europea sugli extraprofitti delle aziende energetiche?

«La mossa dell’Eni di mettere un tetto al prezzo, seguita da altre compagnie, ha avuto indubbiamente un’efficacia immediata. Ma il mercato dell’energia e delle sue materie prime è un mercato globale, per cui è sensato studiare misure a livello internazionale».

Legge elettorale, Quirinale e il nuovo partito di Ruffini

La legge elettorale passerà questa settimana senza scherzi?

«Il voto sulle pregiudiziali è stato piuttosto chiaro, addirittura hanno votato a favore deputati che non fanno parte del centrodestra. Siamo tranquilli».

E dopo l’approvazione della legge elettorale, dobbiamo aspettarci un voto anticipato ad aprile o maggio?

«La decisione ultima spetta al presidente della Repubblica. Ciascuno può fare le sue considerazioni sull’opportunità, ma alla fine si tratta di pochi mesi in più o in meno. Bisogna anche capire quale sia la data più funzionale al buon andamento delle istituzioni. Per esempio, nel 2022 non è stato semplice fare la legge di bilancio in pochissimo tempo, e bisogna considerare anche questi dettagli».

Nel campo largo si alzano i toni tra Schlein e Conte. È il voto per il Quirinale la vera partita dei prossimi mesi?

«L’opposizione lancia l’allarme, dicono che con questa legge elettorale chi vince le elezioni potrebbe persino pensare di eleggere il presidente della Repubblica. Questo per loro è uno scempio democratico. Invece in democrazia dovrebbe essere normale che chi vince le elezioni possa prendere le decisioni conseguenti».

Dunque?

«Il Partito democratico, negli ultimi tempi, considera il palazzo del Quirinale come il suo pied-à-terre. Abbiamo sempre rispettato, nella forma e nella sostanza, i presidenti della Repubblica non eletti dalle nostre maggioranze. Temo che la sacralità del capo dello Stato sia garantita solo per figure che non siano riconducibili al centrodestra».

Intanto bisogna prima vincere le elezioni, e senza l’apporto di Futuro nazionale di Vannacci sarà dura.

«Vannacci non perde occasione di attaccare il centrodestra, ma l’alternativa è Conte, Schlein, Salis, Fratoianni, Bonelli eccetera. Sono inutili le offerte di disponibilità se poi si continuano a tenere posizioni inconciliabili».

Che ne pensa di «Più uno», la nuova formazione politica lanciata da Ernesto Maria Ruffini, insieme all’ex capo dei servizi segreti e della polizia Gabrielli?

«Nulla vieta a chi ha ricoperto certi incarichi di impegnarsi in politica, ma addirittura un partito personale? Resto perplesso. Quale sarebbe lo slogan: “Tasse e dossieraggi”?».

E però questo nuovo partito avrebbe valide entrature nei palazzi del potere, forse persino sponde in Vaticano. Magari queste entrature potranno essere utilizzate nella corsa al Colle?

«Certamente può dare delle coperture notevoli. Punto sul fatto che le istituzioni gestite in passato da Ruffini e Gabrielli sappiano distinguere tra “capi” ed “ex capi”. E allo stesso tempo spero che questi personaggi non usino quelle strutture dello Stato per fini politici».

Insomma, questo partito è un’anomalia mondiale?

«L’unico precedente che ricordo, se parliamo di persone passate dai servizi segreti ai vertici istituzionali, è Vladimir Putin…».

Da non perdere

Giustizia

«A Roggero avrei dato una medaglia»

L’ex ispettore di polizia di Milano Giuseppe Di Gregorio: «Il nostro sistema lascia sole le vittime e gli uomini in divisa. Non è vero che gli agenti sono pochi, piuttosto c’è troppa burocrazia e la paura di finire indagati per ogni cosa».

Ashley Kahn: i 100 anni di John Coltrane e «A love supreme»
Interviste e personaggi

Ashley Kahn: i 100 anni di John Coltrane e «A love supreme»

Il critico musicale statunitense Ashley Kahn, firma di Downbeat che si è aggiudicata due Grammy Awards per i suoi lavori su Miles Davis e John Coltrane, descrive la traiettoria di questi giganti del jazz che avrebbero compiuto 100 anni nel 2026. Due puntate del podcast «Non sparate sul pianista» con un affondo sul capolavoro di Trane, «A love supreme».