I fan della legge Zan non la conoscono ma aderire alla battaglia è conveniente
  • C’è un motivo per cui i Vip difendono una norma che mira a cambiare i rapporti fra i sessi. Ieri, ad esempio, Natalia Aspesi ha scritto un bell’articolo su La Repubblica per denunciare un’assurdità: la censura della biografia dello scrittore americano Philip Roth, motivata dal fatto che l’autore è stato accusato di molestie sessuali.
  • Il vicepresidente di Pro vita e famiglia, Jacopo Coghe: «I sostenitori del mondo Lgtb vogliono imporre un modello diverso di società, di famiglia, di essere umano. Etichettando come omofobo chi dissente e magari affermi che i figli hanno diritto a un padre e una madre».

Lo speciale contiene due articoli.

Da qualche tempo persino gli intellettuali progressisti hanno scoperto il valore della libertà di espressione. Ieri, ad esempio, Natalia Aspesi ha scritto un bell’articolo su La Repubblica per denunciare un’assurdità: la censura della biografia dello scrittore americano Philip Roth, motivata dal fatto che l’autore è stato accusato di molestie sessuali. Anche qualora il biografo fosse colpevole, che c’entra il libro? Mica si tratta di un saggio a favore dello stupro. Ci allieta, dunque, che anche sul versante progressista si vadano a snidare le contraddizioni del politicamente corretto. Il problema è che quando è in gioco la libertà di espressione di autori, giornalisti e attivisti «non di sinistra», i dem sono molto più distratti e del libero pensiero si disinteressano allegramente.

Lo dimostra senza ombra di dubbio la campagna mediatica in corso sul disegno di legge Zan. Come noto Vip, vippetti e maestrini del pensiero si stanno spendendo per la causa, con la consueta profusione di retorica. Si dicono a favore del bavaglio arcobaleno perché «ciascuno ha il diritto di amare chi vuole» o perché «la violenza deve finire». Peccato che la gran parte dei celebri militanti ignori quasi totalmente il reale contenuto del ddl, il quale ha poco a che fare con la violenza e ancora meno con l’amore.

Giovedì sera la trasmissione di Rete 4 Dritto e rovescio, condotta da Paolo Del Debbio, ha mandato in onda un incredibile servizio di Flaviana Scisci. La collega ha fatto una cosa molto semplice: ha chiamato alcuni dei fautori famosi del ddl Zan e ha domandato loro se ne conoscessero il testo. Risultato: il cantante Marco Carta ha mostrato di ignorarne parti rilevanti. Jo Squillo ha iniziato con una premessa: «Non ho letto tutto il ddl, sono un’artista». Rocco Siffredi ha ammesso: «Non conosco il testo nel dettaglio». E sorvoliamo sull’ex senatore Antonio RazziAntonella Elia, ospite nello studio di Del Debbio, ha ripetuto il concetto di fondo: siamo Vip, facciamo da cassa di risonanza, non sta a noi conoscere i particolari (cioè il contenuto).

Ora, siamo certi che tra i tifosi del ddl ve ne siano anche di bene informati. Tuttavia abbiamo un forte sospetto: tanti Vip aderiscono a battaglie di questo genere perché è conveniente. Il mainstream impone di appoggiare le istanze Lgbt, chi non lo fa è trattato come un paria, e loro si adeguano. Ottengono un po’ di pubblicità, qualche foto sui giornali, una comparsata in tv, parlano di amore e rispetto, e il gioco è fatto.

Altri testimonial, poi, hanno interessi ancora più concreti. Prendiamo, ad esempio, il caso di Malika, divenuta celebre perché «cacciata di casa in quanto lesbica». Come tutta Italia ha potuto appurare, le parole che le ha rivolto la madre, e che lei prontamente ha diffuso, non sono certo gentili. Tuttavia è meno noto un altro particolare: la ragazza dispone già di un addetto stampa, il quale – legittimamente, sia chiaro – ne gestisce interviste e apparizioni mediatiche. Proprio come avviene per i professionisti dello spettacolo.

Così va il mondo, non ci scandalizziamo. Il fatto, però, è che il ddl Zan non è un’innocua leggina tutta zucchero: è un provvedimento che mira a cambiare alla radice la concezione dell’identità sessuale e i rapporti fra i sessi. Ci sono in ballo questioni fondamentali come il cambiamento di sesso (anche nei minorenni) e l’utero in affitto. È giusto che su questi temi si decida sotto l’influenza della pressione mediatica esercitata da personaggi che – diciamolo come va detto – hanno un tornaconto personale nel difendere le posizioni Lgbt?

Non vogliamo pensare male, siamo certi che uno come Fedez – portabandiera tra i più determinati – condivida con tutta l’anima i valori delle associazioni gay. Certo che se il paladino della libertà e della fluidità sessuale poi mette in commercio la sua personale linea di smalti da unghie per uomo, beh, ci viene da credere che, dietro gli ideali, un pizzichino di interesse ci sia.

Qui si tratta di imporre una censura, sdoganare nei fatti la maternità surrogata, distruggere decenni di battaglie femminili, introdurre la propaganda nelle scuole. Non si può lasciare tutto questo nelle mani di qualche morto di fama.


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