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Alice Buonguerrieri (Imagoeconomica)

Due anni di inseguimento tra i banchi della commissione Covid e l’Aula si sono risolti l’altro ieri nel primo attesissimo faccia a faccia tra l’ex premier Giuseppe Conte e la capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, Alice Buonguerrieri. Chi si aspettava la resa dei conti finale ha assistito però a un prologo strategico.

Conte ha occupato la scena con un lungo monologo ma a lei, che da due anni non molla la presa, è bastata una sola, chirurgica precisazione sul presunto scoop di Conte sulle mascherine per rimetterlo in riga e fissare i paletti del match.

«Conte non finisce mai di meravigliare per le gaffes che fa: è venuto in commissione d’inchiesta Covid annunciando uno scoop e questo scoop si è tradotto in un documento da lui presentato come nuovo, ma è un documento noto».

Può spiegare?

«Le carte illustrate da Conte in audizione non solo non sono nuove, ma hanno anche attraversato diversi giudizi che le hanno ritenute totalmente ininfluenti. L’idoneità delle mascherine e delle certificazioni di Jc Electronics è stata stabilita anni fa – Conte dovrebbe saperlo, lui che ha detto di “essersi studiato tutte le carte” – condannando ripetutamente il governo e l’amministrazione dello Stato a risarcimenti danni e spese legali».

Dove voleva andare a parare l’ex presidente del Consiglio, che ha esordito in audizione con questa non notizia?

«Chissà, forse a distogliere l’attenzione da altro? Io comunque gli ho spiegato che, prima di criticare le transazioni fatte dall’Avvocatura di Stato per colpa della gestione del suo governo, e diffidare l’attuale esecutivo a pagarle, bisogna leggere le carte».

Buonguerrieri: «Le carte sulle mascherine erano già note»

C’è da dire che, dato che il leader M5s ha dichiarato di aver ricevuto una lettera anonima, forse qualcuno ha voluto inviargli una polpetta avvelenata. Oppure si tratta di una gaffe?

«Non so, quel che posso dire è che è inimmaginabile un atteggiamento del genere da un ex presidente del Consiglio dei ministri. Vuol dire che non conosce la vicenda. Oppure, se ha letto le carte non le ha comprese. Rimango però convinta del fatto che sia stata una boutade televisiva».

Qual è la vostra valutazione sull’audizione?

«Conte ha perso l’occasione – che da ex presidente del Consiglio aveva più di altri – di chiarire tutti i fatti, a cominciare dall’assenza di suoi coinvolgimenti rispetto a fatti gravi che lo chiamano in causa e che stanno emergendo dalla commissione Covid».

Elenchiamoli.

«Sicuramente tutti quelli che attengono all’utilizzo dei soldi pubblici, a cominciare dal maxi appalto più grande della storia della Repubblica italiana – 1 miliardo 251 milioni pagati a un consorzio cinese sconosciuto – che hanno prodotto più di 200 milioni di euro di provvigioni per soggetti vicini al Pd: un nome fra tutti Mario Benotti (ora deceduto, ndr) che ha lavorato nelle segreterie del sottosegretario Gozi e del ministro Delrio. E poi anche e soprattutto lo scandalo che è emerso del suo collega Luca Di Donna che, da quanto riferito da più imprenditori in commissione, chiedeva agli imprenditori percentuali sulle commesse di mascherine affidate dalla struttura commissariale di Arcuri spendendo il suo nome (di Conte, ndr)!».

E poi?

«Poi chiaramente ci sono altri temi centrali come quello dell’impreparazione dell’Italia, della mancata chiusura della bergamasca, dei tanti morti che abbiamo pianto. Il leader M5S, però, ha utilizzato la commissione come palcoscenico personale per ribadire “l’ottima” gestione della pandemia da parte del suo governo…».

Lui ha parlato di «fango» che non lo riguarda…

L’allora sottosegretario grillino Riccardo Fraccaro, che ha confermato di essere stato informato da un funzionario delle Dogane sul fatto che stavano entrando in Italia mascherine pericolose per la salute, con marchio Ce contraffatto, pagate quattro volte di più. Quindi su questo Conte deve rispondere, considerato che, di questo fatto grave, era stata informata proprio la presidenza del Consiglio».

«Conte non ha chiarito la gestione dell’emergenza»

Lui vi accusa di «strumentalizzazione»: qual è l’obiettivo della commissione?

«Accertare la verità sulla gestione della pandemia e non, come dice lui, attivare un “plotone d’esecuzione” nei confronti di qualcuno. Sia chiaro: noi in commissione abbiamo già audito decine di persone e ne sentiremo tante altre. L’audizione di Conte, chiesta da Fdi da due anni, andava in questa direzione, stop».

Perché Conte non ha dato risposte?

«Occorre chiederlo a lui: ha parlato per tre ore e ha avuto tutto il tempo di spiegare come sono andate le cose e fugare ogni dubbio, se ci teneva».

Risulta che giovedì, nel corso dell’ufficio di presidenza che ha preceduto la sua audizione, Conte abbia chiesto di esporre la sua relazione senza domande e senza contraddittorio

«Sì, è vero, ma non è successo con alcun audito: tutti i testimoni di solito fanno una relazione e poi rispondono alle domande».

Quindi perché non ha chiarito la sua posizione, come promesso?

«Perché evidentemente non vuole o non può chiarire. Non aveva bisogno di domande specifiche, sono due anni che lo inseguiamo con interrogazioni, question time, interventi in Aula: doveva essere la prima cosa di cui avrebbe dovuto parlare».

Sostiene che è vittima di un attacco «ad personam»…

«È falsissimo: lo dice anche il fatto che noi ovviamente calendarizzeremo anche l’audizione di Roberto Speranza. Se fosse un attacco ad personam non avremmo sentito decine di auditi. Ne sentiremo comunque altre decine».

«La commissione Covid non è un plotone d’esecuzione»

Conte ha anche detto che i 100 milioni dati dallo Stato all’imprenditore Dario Bianchi sarebbero potuti invece andare ai «danneggiati da vaccino». Di quel vaccino da cui l’altroieri ha preso le distanze, pur avendo votato con il suo partito a favore dell’obbligo vaccinale…

«Una cosa surreale, un’offesa e presa in giro dei danneggiati da vaccino – quel vaccino imposto dal suo ministro Speranza – che non meritano. Questi cittadini hanno diritto a un maggiore rispetto e non a sparate elettorali. Noi stiamo trovando una soluzione: sono purtroppo tanti i danni che abbiamo ereditato da quelle scellerate gestioni».

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