Avvocato Consuelo Locati, lei rappresenta i famigliari delle vittime di Bergamo con l’associazione Sereniesempreuniti. Perché dite che Giuseppe Conte in commissione Covid si è dimenticato di voi?
«Non affermiamo che Conte si sia “dimenticato” delle vittime di Bergamo: la verità è che non le ha proprio mai nominate. In cinque ore di audizione – di cui tre in cui si è quasi autoincensato citando giuristi, statistici e psicoterapeuti – ha spiegato le motivazioni per cui il 21 febbraio 2020 aveva deciso di istituire la zona rossa nel lodigiano, bypassando però completamente ciò che è accaduto il 23 febbraio 2020 a Nembro ed Alzano Lombardo nella bergamasca».
Cioè?
«Ha giustamente dichiarato che la tutela della vita era prioritaria rispetto all’economia e alla mobilità, ma ha omesso di spiegare perché questa stessa priorità non sia stata applicata ai bergamaschi. Ha sostenuto di aver dovuto fronteggiare chi si opponeva a un lockdown, ma la realtà è che i bergamaschi volevano essere chiusi per proteggersi. Il fatto di non aver istituito la zona rossa a Bergamo, e in Lombardia in generale, ha portato alla tardiva e insensata decisione del 9 marzo 2020 di chiudere tutta l’Italia. Tutto questo dimenticando che il piano pandemico nazionale del 2006 prevedeva l’isolamento tempestivo dei primi focolai proprio per arginare il virus. Tra l’altro, ha citato Piemonte e Veneto come i territori più colpiti, dimenticando clamorosamente che la prima regione travolta è stata proprio la Lombardia».
Conte, anche in passato, ha mai avuto un confronto con voi?
«Non ha mai avuto alcun confronto con noi. Personalmente gliel’ho chiesto fin dall’inizio, da quando abbiamo iniziato a mobilitarci per capire cosa fosse successo, sperando in un incontro faccia a faccia. Evidentemente, per loro, noi non contiamo nulla: le vittime sono invisibili, ma non lo sono per me, che sono bergamasca e ho un padre bergamasco (e che, per fortuna, non sono morta). L’unico confronto, se così si può chiamare, c’è stato quando sono andata in Commissione parlamentare: non appena ho fatto riferimento alla mancata istituzione della zona rossa per motivi economici, la sua reazione è stata aggressiva. Velatamente mi ha fatto capire che mi sarei dovuta assumere la totale responsabilità delle mie parole, paventando l’ipotesi di una querela nei miei confronti».
Su quanto accaduto a Bergamo ci sono state inchieste. Finite in nulla.
«Queste vicende sono state oggetto di inchieste che, fino al 2025, si sono arenate sulla strategia difensiva della non configurabilità del reato di epidemia colposa in forma omissiva. Quando questa argomentazione non ha più retto, si è passati a utilizzare le interpretazioni dei reati. Dall’indagine della Procura di Bergamo – per una parte trasferita per competenza al Tribunale dei ministri – è derivato anche il filone sul mancato adeguamento del piano pandemico, trasferito alla procura di Roma per competenza territoriale. In quella sede era stata formulata una richiesta di archiviazione, passata sotto silenzio, ma grazie all’opposizione avanzata dai familiari delle vittime del Covid la gip Gavoni ha disposto l’imputazione coatta di quattro ex direttori generali».
E poi però che è successo?
«Anche in questo caso, la gup Boffi si è discostata da quanto aveva argomentato la gip che aveva disposto l’imputazione coatta per il mancato adeguamento del piano pandemico e in generale per la mancata preparazione dell’Italia ad affrontare un’emergenza sanitaria, concludendo quindi non per il rinvio a giudizio chiesto dalle parti civili (familiari delle vittime e associazioni di vittime) ma emettendo sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, non concedendo l’assoluzione chiesta invece dalle difese degli imputati».
Torniamo alla Commissione Covid. Avete dei dubbi anche su ciò che Conte ha detto riguardo al regolamento sanitario internazionale.
«Sì, è una questione fondamentale: Conte in audizione ha ammesso che è una fonte normativa primaria, ma la Corte di Cassazione ha invece statuito la non vincolatività ed è stato per tale interpretazione (che ancora stiamo cercando di capire su quali basi giuridiche si fondi) che siamo stati costretti a trasferire la causa civile al Tar del Lazio. Il riconoscimento normativo del Regolamento sanitario internazionale ammesso da Conte altro non fa che confermare la fondatezza giuridica delle richieste avanzate da noi legali».
Quindi?
«Quindi valuteremo di utilizzare tali dichiarazioni a sostegno delle nostre istanze di rinvio alla corte di giustizia europea che abbiamo già proposto al Tar».
Questioni tecniche a parte, accusate Conte di averla buttata in politica, di aver fatto campagna per sé stesso.
«Questo non lo diciamo solo noi, è stato evidente a chiunque. Conte ha fatto riferimento a questioni politiche e a quello che l’opposizione dell’epoca avrebbe dovuto fare, parlando persino di moralità. Ma mi chiedo: dove si colloca, in questa moralità, la dignità negata alle vittime e ai cittadini bergamaschi sacrificati per il mancato intervento del 23 febbraio? Conte ha detto, in sintesi: “Sì, ci sono stati degli errori, ma nessuno deve permettersi di dire che ho agito contro la legge, semmai saranno i giudici a stabilirlo”. Nessuno mette in discussione la sua buona fede, ma molte cause non sono ancora chiuse e i giudici devono ancora esprimersi. Insomma, in questo palcoscenico in cui si è seduto ha saputo fare il suo gioco. Ha scaricato le responsabilità sugli amministratori locali e sulle Regioni, giusto per riportare la questione su un piano puramente politico, sostenendo che la Commissione zoppica perché non li ha fatti intervenire. In realtà, avendo assistito a molte audizioni, posso confermare che le domande a riguardo sono sempre state ammesse, fatte salve rare eccezioni. C’è poi un dettaglio che ci si dimentica facilmente».
Cioè?
«Nel 2021 c’era già la possibilità, per chi oggi è all’opposizione, di fare una commissione parlamentare d’Inchiesta. Ma l’8 luglio del 2021, guarda caso, due emendamenti proposti e sostenuti anche dall’attuale opposizione di fatto demolirono ogni possibilità di indagine».
Perché?
«Perché stabilivano che la commissione avrebbe dovuto indagare solo su quanto accaduto in Cina e, quanto all’Italia, soltanto sugli eventi fino al 30 gennaio 2020. Suona quindi stridente questa continua opposizione odierna rispetto alla dichiarata volontà di fare luce sugli errori. Fino a poco tempo fa ci è sempre stato detto che non c’erano stati errori. Adesso si dice il contrario. Ci si dimentica che in Inghilterra e Svizzera, ad esempio, hanno istituito commissioni d’inchiesta indipendenti fin da subito. I leader di quei Paesi si sono scusati con i cittadini, cosa che qui non è mai avvenuta».
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