- Querela consegnata a una corrispondente locale del quotidiano: «Agganciata in discoteca, mi ha offerto un drink e mi sono trovata nuda a casa sua». Il cofondatore di Fdi: «Dubbi su questa versione, lei aveva assunto cocaina». La Schlein: «Vergogna».
- La denuncia dell’ex compagna di classe contro La Russa jr: «L’ho incontrato in una discoteca di Milano, poi mi sono svegliata senza vestiti a casa sua. Lui e un amico hanno approfittato del mio stato di incoscienza».
Lo speciale contiene due articoli.
La denuncia per violenza sessuale presentata nei giorni scorsi da una ventiduenne milanese contro Leonardo Apache La Russa, ventunenne figlio del presidente del Senato Ignazio, potrebbe far pensare a un accerchiamento giudiziario nei confronti degli esponenti di Fratelli d’Italia (in ordine Andrea Delmastro, Daniela Santanché e La Russa). Ma forse ad attaccare il socio di maggioranza del governo sono soprattutto i media cheamplificano ogni sospiro che provenga dalle Procure, ma anche da altri luoghi. Il caso di questo presunto stupro, rivelato ieri dal Corriere della sera, a noi ricorda da vicino quello del figlio di Beppe Grillo, Ciro. In quella storiaccia noi, in beata solitudine, abbiamo evidenziato per mesi tutto ciò che non tornava nelle accuse della presunta vittima.
Il terzogenito di Ignazio, fratello di Geronimo e Lorenzo Cochis, studia tra Londra e Milano, dove frequenta un istituto d’arte, ed è un aspirante trapper con il nome di Larus. Anche nella sua vicenda, sebbene siamo solo all’inizio, notiamo che qualcosa non quadra. Quanto meno nelle modalità con cui la notizia è stata resa pubblica. Infatti l’avvocato della ragazza, Stefano Benvenuto, a ridosso della presentazione della denuncia in Procura, quaranta giorni dopo la presunta violenza, a quanto risulta alla Verità, avrebbe proposto la storia a una corrispondente locale del Corriere, Francesca Morandi, che si occupa delle province di Lodi e Cremona. Ma la cronista avrebbe ritenuto la storia «troppo grande» per lei e avrebbe deciso di informare la redazione di Milano e in particolare i due storici giudiziaristi del quotidiano di via Solferino, Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella, i quali hanno iniziato a fare le loro verifiche dopo aver esaminato la denuncia. La querela, nel frattempo, inviata con Pec e datata 29 giugno, è finita sul tavolo del procuratore aggiunto di Milano Letizia Mannella, capo del pool che si occupa delle fasce deboli e dei cosiddetti reati da codice rosso. Il magistrato si è fatto affiancare nell’indagine da un’altra collega esperta di queste tematiche, Rosaria Stagnaro. Giovedì mattina i carabinieri avrebbero informato la Procura che l’avvocato della presunta vittima sarebbe stato pronto a far pubblicare la notizia sul Corriere, mettendo in guardia gli inquirenti dal rischio di un ennesimo tsunami mediatico. Ma ormai i cronisti avevano chiuso il loro lavoro, avendo con ogni probabilità ottenuto la conferma dell’apertura del fascicolo e dell’identità dei magistrati assegnatari. Una fuga di notizie che ha preso in contropiede la Procura, che solo ieri ha dato delega alla Squadra mobile di Milano di approfondire il caso.
Pare quindi certo che a consegnare la denuncia ai giornalisti non siano stati né i magistrati, né tanto meno gli investigatori. Il legale, nell’articolo, invece, prova ad allontanare da sé i sospetti di essere la fonte. Ma il suo virgolettato appare un po’ come la classica excusatio non petita: «È una questione delicata. Non rilascio dichiarazioni per rispetto della legge penale». In compenso i giornalisti lo omaggiano di un piccolo cameo, garantito quasi sempre ai collaboratori preziosi: «Si è occupato in passato di procedimenti di rilievo come il dissesto Cit».
Benvenuto non è un avvocato penalista, bensì civilista. Sul sito del suo studio milanese è definito esperto di trust, di diritto societario e di famiglia e consulente consolare dello Stato del Perù in Italia. In effetti, in passato, si è occupato del dissesto della Compagnia italiana del turismo, per anni società big nel settore dei viaggi. I fatti, stando alla versione della sua cliente, risalirebbero al 18 maggio scorso. La querela, scritta su carta intestata dell’avvocato e suddivisa in ventitré punti, ha un passaggio cruciale, laddove la ragazza racconta: in discoteca «ho riconosciuto il mio compagno di scuola Leonardo La Russa, figlio del politico Ignazio La Russa (è specificata la parentela, ndr). Ci salutammo, da quel momento NON (così, maiuscolo, ndr) ricordo più nulla. Il giorno dopo mi svegliai in assoluto stato confusionale, non ricordandomi cosa avvenne la sera prima, nuda nel letto con a fianco Leonardo La Russa». Il quale gli avrebbe anche fatto una rivelazione choc: «Mi confermò che sia lui che il suo amico di nome N., avevano avuto un rapporto con me a mia insaputa».
La coetanea che aveva accompagnato la sedicente vittima in discoteca le avrebbe confidato: «Penso ti abbia drogata. Non mi ascoltavi, poi sei corsa via perché non ti ho più trovata […] stavi benissimo fino a prima che ti portò il drink». Dunque sembra che a stordire la denunciante sia stato qualcosa che le era stato versato nel bicchiere, forse la droga dello stupro. L’amica le avrebbe anche detto di aver provato a portarla via dalla discoteca senza riuscirci. Ma come riferito dal Corriere, dopo essersi fatta visitare presso la clinica Mangiagalli, che ha un servizio antiviolenza, alla ragazza sarebbero state riscontrate un’«ecchimosi al collo» (nella denuncia, ma non sul giornale, è specificato «superficiale») e una «ferita» (in realtà nella querela si parla di un «graffio di cinque centimetri») a una coscia. Ma, secondo i giornalisti, dagli esami sarebbe risultata «anche positiva alla cocaina assunta prima della discoteca».
Le agenzie di stampa, ieri, hanno specificato che sarebbe stata riscontrata una positività non solo alla «bamba», ma anche alle benzodiazepine, principio attivo degli ansiolitici. Si tratta di un’informazione molto importante. Infatti, se, nella sua denuncia, la ragazza pare sostenere di essere stata stordita da un drink ritoccato, nel referto si farebbe riferimento all’assunzione di droga prima dell’arrivo in discoteca.
Un po’ come aveva fatto Beppe Grillo, dopo aver visto i video in cui il figlio e i suoi amici sembravano aver avuto un rapporto consenziente con la loro presunta vittima, anche Ignazio La Russa ha sùbito preso le difese del figlio, puntando proprio sull’uso della cocaina: «Dopo averlo a lungo interrogato ho la certezza che mio figlio Leonardo non abbia compiuto alcun atto penalmente rilevante. […] Di sicuro lascia molti interrogativi una denuncia presentata dopo quaranta giorni dall’avvocato estensore che – cito testualmente il giornale che ne dà notizia – occupa questo tempo “per rimettere insieme i fatti”. Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio. Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua. Inoltre, incrociata al mattino, sia pur fuggevolmente da me e da mia moglie, la ragazza appariva assolutamente tranquilla. Altrettanto sicura è la forte reprimenda rivolta da me a mio figlio per aver portato in casa nostra una ragazza con cui non aveva un rapporto consolidato».
Successivamente La Russa, dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, ha ricalibrato la dichiarazione: «Mi dispiace essere frainteso. Lo dico sinceramente. Io non accuso nessuno e men che meno la ragazza. Semplicemente, da padre, dopo averlo a lungo sentito, credo a mio figlio». Quindi ha espresso la sua «fiducia» negli inquirenti e «il desiderio che facciano chiarezza il più celermente possibile».
Certo non deve essere facile immaginare che il proprio figlio, per stuprare una coetanea, scelga di portarla a casa dei genitori, nell’abitazione della seconda carica dello Stato. Un suicidio famigliare in piena regola. Una scelta che quanto meno porta a escludere una premeditazione.
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