L’Aifa cancellava i dati sugli effetti avversi
Nicola Magrini (Ansa)
  • Nuovo scoop di «Fuori dal Coro»: Nicola Magrini fece rimuovere da un report la frase «la probabilità di decesso in un anziano vaccinato è elevata». Sulla sicurezza dei sieri un funzionario avvertiva: «I fragili rientrano nelle popolazioni non studiate». Ma venne ignorato.
  • Joe Biden decide la declassificazione dei documenti sull’origine della pandemia.

Lo speciale contiene due articoli.

Il muro di bugie raccontate durante questi tre anni di campagna vaccinale inizia a perdere pezzi, che crollano come macigni dirompenti portando alla luce la verità, quella verità che fa male proprio ai nostri anziani, i primi che dovevano essere protetti dal contagio del Covid-19. Eppure quando era partita la campagna per vaccinare soprattutto i fragili, non si aveva nessuna prova della reale efficacia di quelle punture. Ieri sera a Fuori dal Coro, su Rete4, sono stati mostrati dei documenti esclusivi, alcuni riguardavano proprio l’efficacia dei vaccini contro il Covid per i soggetti fragili: gli anziani e gli immunodepressi.

Per i più deboli la vaccinazione è sempre stata fortemente raccomandata più e più volte anche in tv da note virostar come Bassetti, Crisanti e Burioni che quasi perdevano la voce per decantare la capacità di proteggere e la sicurezza di quei sieri. Peccato però che i documenti esclusivi interni dell’Aifa mostrano un quadro completamente diverso. A gennaio 2021, quando le vaccinazioni erano iniziate da una manciata di settimane, arriva una notizia preoccupante dalla Norvegia: 23 anziani muoiono dopo la dose di vaccino.

Alla nostra Agenzia del farmaco si scatena il panico, c’è chi comincia a fare domande sulla pericolosità della puntura e così gli alti funzionari si interrogano sulla necessità di dover pubblicare delle risposte per tranquillizzare proprio quegli anziani che in quelle ore stavano facendo la fila per la dose, fidandosi della scienza e degli appelli. E così un funzionario scrive: «Sarebbe necessaria una Faq sui decessi. Cerchiamo di mettere qualcosa insieme». Una Faq, ossia una risposta, una spiegazione di quelle morti in Norvegia, da pubblicare sul sito dell’Agenzia, in cui non ci deve essere nulla di allarmante.

Inizia uno scambio di note in cui si cerca di far passare il messaggio nella maniera più tranquillizzante possibile. Uno degli esperti ad un certo punto si lascia candidamente scappare, questa frase: «La probabilità di osservare un decesso in un anziano vaccinato da poco è elevata».

Una frase troppo forte e decisamente molto esplicita che irrita proprio l’allora direttore generale Nicola Magrini che risponde piccato a pochi minuti di distanza riscrivendo la frase e commentando: «A me ancora genera un po’ di ansia e nervosismo leggerlo… quindi suggerirei di renderlo impeccabile nell’arco delle prossime 48-72 ore». Insomma non si può dire che gli anziani vaccinati possono morire, la linea da seguire ad ogni costo, anche ignorando palesemente la realtà, è che i vaccini sono molto sicuri. E proprio collegandosi alla sicurezza dei sieri, un altro esperto propone la frase: «Nella sua fase iniziale la campagna di vaccinazione ha l’obiettivo di proteggere, oltre agli operatori sanitari, proprio le persone più anziani e i soggetti fragili per condizioni di salute nei confronti delle quali i vaccini in uso hanno dimostrato una elevata efficacia».

Ma quella frase non corrisponde alla realtà e viene cancellata. L’elevata efficacia per i soggetti fragili non esiste, perché non esistono gli studi che la dimostrano. Nel documento interno dell’Aifa del 15 gennaio 2021, mostrato ieri sera in esclusiva nel programma condotto da Mario Giordano, si vede chiaramente la frase cancellata, ma vi è di più. L’esperto dell’Agenzia spiega il motivo di quel depennamento, scrivendo persino la frase in rosso: «Attenzione! I pazienti fragili rientrano nelle popolazioni non studiate». Ed allega a riprova della sua affermazione una parte dello studio Pfizer, quello con cui la casa farmaceutica ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio, in cui si legge chiaramente nella sezione dedicata alla sicurezza: «Informazioni mancanti: uso nei pazienti fragili con co-morbilità come diabete, problemi cardiovascolari, problemi neurologici; uso in pazienti con malattie autoimmuni o infiammatorie».

Questa è la verità, all’Aifa erano consapevoli che si stavano vaccinando i soggetti più fragili, quelli più ad alto rischio, senza avere alcuna certezza dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini. Ma non vogliono e non possono dirlo. Per cui alla fine prendono questa decisione che non lascia spazio ad interpretazioni: «Non conviene stuzzicare il can che dorme e quindi per ora non si esce con niente». E infatti quel documento non sarà mai pubblicato.

Dunque sembra che la nostra Agenzia del Farmaco agisca in questa maniera: per tranquillizzare nasconde le informazioni, preferisce mettere tutto a tacere. Anche perché lo fa in un altro caso clamoroso, mostrato ieri sera in prima serata su Rete4. Vi ricordate le rassicurazioni sugli effetti avversi? Le virostar minimizzavano costantemente la presenza di danni da vaccino con frasi come: «Sono pochissimi, una minima parte». Come se il fatto che l’essere pochi togliesse la legittimazione e il diritto alla cura. Peccato che anche i dati che venivano pubblicati erano filtrati per evitare di dare dei segnali preoccupanti.

Nella bozza del quarto report sulla sorveglianza dei vaccini pubblicato dall’Aifa, doveva essere inserito il dato delle reazioni avverse dopo la seconda dose del vaccino Astrazeneca, ben 2.011. Un numero molto alto rispetto agli altri vaccini, Pfizer ne aveva 348, Moderna 121. Una funzionaria pone subito il problema e scrive: «Forse non lo riporterei neanche». Come viene risolta la situazione? Semplice: dal report pubblicato quel dato sparisce.

E non è tutto. Il 18 gennaio 2021, sempre a inizio campagna vaccinale, l’Aifa manda una circolare a tutte le Regioni, spiegando le modalità da usare per pubblicare i report regionali delle reazioni avverse. I centri di farmacovigilanza territoriali si attivano, compilano i propri report e li mandano, come da protocollo, in approvazione all’Agenzia stessa. L’Emilia Romagna manda il suo, e nell’inserto compilato dall’Ausl di Bologna, si legge: «Il tasso di segnalazione regionale è 1.000 su 100.000 dosi», molto più alto rispetto a quello nazionale di 729 segnalazioni su 100.000 dosi, tanto che nelle stesse riflessioni degli esperti che hanno compilato il report locale viene definito un «alto tasso di segnalazione» e ancora «dato di segnalazione rilevante». Cifre alte che è preferibile non rendere note al pubblico, tanto che l’Aifa risponde scrivendo: «Tali rapporti devono essere utilizzati esclusivamente per uso interno […] raccomandiamo che non vengano divulgati».

Eppure la stessa Aifa aveva mandato pochi giorni prima le indicazioni per la pubblicazione. Strano no? Chissà se anche questa decisione sia stata presa per via di quel dato così alto sottolineato dalla scritta: «Alto tasso di segnalazione […] dato di segnalazione rilevante».

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