• Nonostante le richieste della politica, il listino rimane operativo perdendo a fine seduta (la seconda peggiore dal 1998) oltre l’11%. Lo spread con il bund sale a 228 punti. Male pure il resto d’Europa. La Bce sta a guardare.
  • Fino al pomeriggio balletto tra l’ad di Borsa italiana, Raffaele Jerusalmi, e Paolo Savona. Alla fine decide l’ex ministro: «Nessun segnale anomalo, chiudere solo Milano sarebbe peggio».

Lo speciale contiene due articoli.

Anche se atteso, il crollo è stato tremendo: alla prima seduta dopo il varo delle misure straordinarie di contenimento dell’epidemia di coronavirus, la Borsa di Milano ha registrato la seconda peggiore giornata dal 1998, con l’indice Ftse Mib che ha chiuso in calo dell’11,17%. Nonostante le richieste della Lega e di molti altri partiti politici, le autorità e il gestore di Piazza Affari hanno deciso di non chiudere e nemmeno di sospendere le vendite allo scoperto.

Così la seduta è stata particolarmente negativa anche per le altre piazze europee: Londra ha concluso in calo del 7,5%, Parigi in ribasso dell’8,3% e Francoforte a -7,9%.

L’ondata di vendite partita nella notte dai mercati asiatici non ha risparmiato nemmeno Wall Street, con i listini americani che in avvio hanno ceduto il 7,8%, un livello che ha fatto scattare, per la prima volta dal dicembre 2008, i cosiddetti «circuit breaker», cioè una sospensione delle contrattazioni per 15 minuti, che le regole del Nyse prevedono appunto in caso di cali superiori ai sette punti percentuali.

Per l’indice Ftse Mib la seduta di ieri è stata la seconda peggiore dalla sua costituzione, dopo il 24 giugno 2016, il venerdì successivo al referendum sulla Brexit. Quel giorno l’indice principale di Piazza Affari lasciò sul terreno il 12,46%, peggio del 6 ottobre 2008, il giorno del fallimento di Lehman Brothers (-8,24%) e dell’11 settembre 2001, quando segnò un calo del 7,47%. Rispetto al 2016, però, il periodo negativo dell’indice che riunisce i principali titoli della Borsa milanese è più prolungato: dopo il voto per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’indice perse in due giornate un totale del 16% per poi riprendersi, mentre dalla diffusione del coronavirus sono state tredici le sedute di debolezza. A parte tre sedute di falliti tentativi di rimbalzo, tutte le ultime giornate sono state infatti negative, con un calo totale del 26%. Sui massimi da agosto 2019 anche lo spread tra Btp e Bund, che ha chiuso a 228 punti base: un andamento dovuto ai timori per il nostro Paese ma anche alla corsa ai titoli di Stato tedeschi, considerati un bene rifugio in situazioni di grande incertezza e volatilità sui mercati.

L’indice Vix, che misura proprio la volatilità, è infatti arrivato ai livelli più alti dai tempi della crisi del 2011. Il panico ha innescato la corsa ai beni rifugio: oltre ai Bund, anche i titoli di Stato Usa hanno visto rendimenti in calo mentre l’oro e lo yen giapponese hanno toccato i massimi.

A mandare a fondo i listini globali, oltre ai timori per la diffusione del contagio che si sta espandendo in tutta Europa, è stata la caduta dei prezzi del petrolio, causata dal mancato accordo tra Russia e Arabia Saudita sul taglio della produzione: dopo il no di Mosca, i sauditi hanno infatti deciso di aumentare la produzione e di conseguenza tagliare i prezzi, con le quotazioni del greggio che hanno accusato il peggior crollo dalla guerra del Golfo, nel 1991.

Per gli esperti il coronavirus è in grado di innescare una recessione globale, e l’Europa, dove la crescita stenta, è particolarmente a rischio, specie per quanto riguarda nazioni come Italia e Francia. Che ieri hanno chiesto alle istituzioni europee stimoli fiscali per contenere le conseguenze dell’epidemia, che già si annunciano drammatiche. «Per venire fuori dall’emergenza useremo tutte le risorse economiche e finanziarie», ha spiegato il primo ministro italiano Giuseppe Conte, secondo cui la flessibilità prevista dalle regole europee va utilizzata «completamente. L’Europa non può pensare di affrontare una situazione straordinaria con misure ordinarie». Briciole comunque, quelle annunciate dal govenro. Da parte sua la Commissione Ue ha risposto ai più alti livelli: per contrastare gli effetti recessivi di un’epidemia che «ha un vasto impatto sulla nostra economia», ha dichiarato il presidente Ursula von der Leyen, ci sono due modi: «la flessibilità o i soldi»: l’esecutivo di Bruxelles, ha spiegato, sta lavorando di concerto con Bce ed Eurogruppo «per affrontare questi argomenti in modo coerente e coordinato». Gli analisti guardano proprio a Francoforte, dove giovedì prossimo ci sarà la prima riunione del consiglio direttivo della Bce dall’arrivo dell’epidemia in Europa.

Riunione in cui l’istituto guidato da Christine Lagarde potrebbe decidere per nuove misure di allentamento monetario, anche se «è improbabile che agisca in modo così aggressivo come le altre banche centrali (soprattutto la Federal Reserve, che martedì scorso ha tagliato i tassi di 50 punti base, ndr) a causa dello spazio politico limitato», spiega un’analisi di Goldman Sachs, secondo cui «la previsione è che chieda una forte risposta fiscale a livello di Eurozona». Per gli esperti il rischio più immediato per i mercati è proprio la liquidità: secondo Colin Moore di Columbia Threadneedle Investments «l’enfasi sui tagli dei tassi d’interesse è malriposta» e «bisognerebbe concentrarsi sull’erogazione di liquidità, anziché sul costo del denaro».


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