Con il settore logistico in affanno il rimbalzo del Pil rischia la frenata
La stima di Draghi sulla crescita del 6% dovrà fare i conti con diverse ombre. Dagli intoppi nei trasporti delle merci, dovuti al pass, alla mancanza di almeno 70.000 autisti, fino alla scarsità di materie prime e chip.

Nel terzo trimestre, segnala la stima preliminare dell’Istat, il Pil è cresciuto del 2,6% su base congiunturale e del 3,8% in termini tendenziali. Un dato che va oltre le stime degli analisti che puntavano su incremento del 2,1%. La crescita acquisita per il 2021 è pari al 6,1%. Insomma, se anche il quarto trimestre si chiudesse a quota zero, l’incremento dell’attività economica sarebbe superiore al +6% previsto dal governo nella Nadef. Tutto bene, quindi? Siamo già ripartiti alla grande?

In realtà resta sempre qualche problemino per la crescita a «ben più» del 6% annunciata giovedì dal premier Mario Draghi in conferenza stampa. E non parliamo solo dell’incognita relativa all’inflazione, della crisi degli approvvigionamenti di chip e delle materie prime, e dei prezzi dei container alle stelle, ma anche delle fortissime difficoltà che stanno gravando sul settore della logistica. Perché se ci sono gli ordini e non si riescono a consegnare, quello dell’Italia rischia di diventare una sorta di «Pil interruptus». Spieghiamoci meglio e partiamo da un messaggio arrivato da un lettore de La Verità, imprenditore, che ci segnala l’estrema difficoltà incontrata nel reperire i camion per trasportare le merci da Milano a Parma. «Avrò fatto più di 15 chiamate, tutti che sono con personale in malattia e camion fermi, il problema è che ormai lavoriamo sul last minute senza una programmazione seria», ci racconta. Il green pass obbligatorio che, come abbiamo scritto più volte, sta rallentando l’operatività, è andato ad aggravare una situazione già in panne per il comparto dell’autotrasporto. Con inevitabili conseguenze per l’intero sistema della logistica che andrebbe considerata come un fattore della produzione e non come un costo. Lo scorso 7 ottobre, Confartigianato Trasporti ha pubblicato un focus sulla crescita della domanda di lavoro delle imprese di autotrasporto, a cui corrisponde una difficoltà enorme di trovare personale pari al 40,9 per cento. A settembre 2021 le imprese registrano una previsione di 32.800 entrate per il gruppo professionale dei conduttori di mezzi di trasporto, in salita del 23% rispetto lo stesso mese del 2019. Le imprese segnalano che il 40,9% delle entrate sono di difficile reperimento, quota che risulta in aumento di oltre due punti rispetto al già elevato 38,8% di due anni prima. La componente di difficile reperimento legata alla mancanza di candidati è del 29,7%, superiore al 25,7% della media degli operai specializzati e conduttori di macchine e impianti, mentre è più contenuta la difficoltà connessa con la preparazione inadeguata dei candidati, che si ferma al 7,1%.

Pesa anche l’innalzamento dell’età media dei lavoratori: in cinque anni la quota di dipendenti over 50 delle imprese di autotrasporto è aumentata di 8,4 punti, passando dal 24,9% al 33,3 per cento. La specifica categoria dei conduttori di mezzi pesanti e camion, per la quale gli ultimi dati disponibili per Regione si riferiscono al 2020, mostra che le entrate di autisti di camion che sono difficili da reperire rappresentano il 44,7% della domanda prevista, con valori che superano la metà degli ingressi previsti dalle imprese in Trentino con il 60,3%, Friuli Venezia Giulia (58,7%), Veneto (57%), Toscana (54%), Emilia Romagna (53,2%), Umbria e Marche, entrambe con il 52,3 per cento. Quella di Confartigianato, per altro, è una stima al ribasso in quanto basata sulle richieste di ingaggi attese dalle aziende per il 2021. E senza considerare che l’utilizzo della base lavorativa è già al massimo in termini di turni e di carichi. Alla fine, secondo gli esperti, si arriva a un deficit di almeno 70-80.000 autisti. Non solo. C’è anche un problema di destinazione: in alcune zone del Paese bisogna fare i conti anche con il cosiddetto «traffico di ritorno», ovvero all’andata i mezzi viaggiano pieni ma poi ritornano vuoti. Per non parlare dei tempi di percorrenza che si sono impennati lungo strade e autostrade per gli innumerevoli cantieri aperti.

La potenziale sovrastima della crescita può inoltre essere determinata dalla carenza di chip (che pesano sul settore dell’auto nonché su quello degli smartphone, come dimostra l’ultima trimestrale della Apple) e dall’incremento generalizzato delle materie prime. Che nel breve periodo si traduce in una crescita spuria del Pil, ma nel medio lo deprime, specie se sono di uso trasversale come petrolio, gas ed energia. Va quindi calcolato l’impatto delle tensioni nella catena di approvvigionamento globale che sta creando grossi problemi anche a un colosso come Amazon, le cui vendite del terzo trimestre sono cresciute più lentamente del previsto con un utile netto sceso di quasi la metà, a 3,2 miliardi di dollari. Amazon ha speso molto per stare al passo con la forte domanda di vendita al dettaglio online durante la pandemia, ma ha visto un aumento delle spese di trasporto e trasporto nell’ultimo trimestre oltre ad avere speso circa 2 miliardi di dollari in salari e incentivi extra e per intraprendere altre azioni lungo la sua supply chain.

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