La Borsa di Mumbai ha da poco superato Hong Kong in termini di volumi di scambio. Prospettive positive grazie alla crescita dell’economia e alla popolazione giovane. Opportunità anche con auto e costruzioni.

L’India è diventata il quarto mercato azionario più grande del mondo in termini di volumi di scambio, superando Hong Kong. Questa crescita è in parte dovuta alla strategia di molti investitori di «comprare India, vendere Cina» per trarre vantaggio dalla forte crescita economica dell’India. Anche il mercato obbligazionario indiano sta crescendo, con il lancio di Etf specializzati che acquistano soprattutto titoli governativi. È quasi impossibile per i piccoli investitori stranieri investire direttamente alla Borsa di Mumbai e questo sta alimentando la domanda soprattutto di Etf.

«Gli indici azionari indiani hanno registrato prestazioni eccellenti negli ultimi anni», ricorda Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf. «Gli economisti prevedono che la tendenza alla crescita continuerà nei prossimi anni, con il Fondo monetario internazionale che prevede un tasso di crescita del 6,3% per l’India nel 2024».

I fiori all’occhiello del Paese sono il settore sanitario e quello delle biotecnologie, l’industria dei farmaci generici e, naturalmente, il settore It. Circa il 40% di tutte le transazioni digitali globali vengono elaborate in India. Il suo enorme potenziale per lavoratori It qualificati e la classe media indiana in rapida crescita sono ciò che attira gli investitori. Lo scorso anno le azioni di produttori di auto come Maruti Suzuki e Mahindra & Mahindra hanno guadagnato ciascuna oltre il 30%, mentre la società di costruzioni Larsen & Toubro è salita del 50%. Non sono mancati gli scandali come quelli legati al gruppo Adani detenuto dal miliardario Gautam Adani, accusato di frode, anche se a novembre la Corte suprema indiana ha smontato molte accuse e i titoli del gruppo stanno risalendo.

Con una popolazione di 1,4 miliardi di abitanti, l’India è il Paese più popoloso dalla fine del 2022. Inoltre, a differenza della Cina, ha un «dividendo demografico», cioè una popolazione prevalentemente giovane. Circa due terzi della popolazione hanno meno di 35 anni e la metà ne ha meno di 25. E gli investitori scommettono su un aumento della domanda interna. Il Paese sta inoltre diventando sempre più un polo manifatturiero poiché le aziende lavorano per rendere le loro catene di approvvigionamento meno dipendenti dalla Cina.

Tuttavia, alcuni analisti ritengono che i mercati indiani potrebbero essere pronti per una correzione (le valutazioni sono molto elevate rispetto alla media storica e degli altri Paese cosiddetti emergenti). Inoltre, le tensioni geopolitiche potrebbero rappresentare dei rischi.

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