- Un altro mese di chiusure e niente zone gialle. Ma passa l’ipotesi di deroghe locali in base ai contagi: il primo «check» tra una settimana. Mistero sul testo finale, modificato in extremis, che avrebbe irritato Pd e grillini.
- Tensione anche tra i due partiti di centrodestra nel governo. Matteo Salvini avrebbe voluto automatismi nel cambio colore. Giancarlo Giorgetti ha tentato fino alla fine il pressing sul premier.
Lo speciale contiene due articoli.
Secondo un antico adagio, nel decreto-legge varato dal governo guidato da Mario Draghi, quello che è buono non è nuovo, e quello che è nuovo non è buono. Eppure resta un giallo sul finale della partita di ieri in Cdm, come vedremo.
La notizia positiva (limitatissima, peraltro) era già ampiamente annunciata sin dalla scorsa settimana, e cioè il ritorno a scuola dei ragazzi, ma solo fino alla prima media (e i governatori regionali non potranno assumere misure più restrittive). Resteranno invece in didattica a distanza tutti gli studenti dalla seconda media in su, con i danni facilmente immaginabili sia rispetto al loro processo di apprendimento sia rispetto alla gestione familiare da parte dei genitori.
Il resto del decreto – cioè le parti «nuove» – appare deludente per tre ragioni.
La prima è che c’è la proroga del rosso e dell’arancione anche dopo Pasqua, dal 7 al 30 aprile: un altro mese di Italia blindata. Fino a quel momento, nessuna zona gialla, e ennesimo colpo a bar e ristoranti.
La seconda ragione riguarda la debole possibilità di correzione di questa decisione: un’ipotesi ancora tenue, senza un chiaro automatismo. A meno di colpi di scena e di modifiche in extremis, infatti, dopo la previsione generale di chiusura, il comma 2 dell’articolo 1 del decreto recita così: «In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini (…) con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure stabilite dal provvedimento di cui al comma 1 (…)».
Tradotto dal legalese all’italiano: il governo può rivedere le sue decisioni in base all’andamento dell’epidemia e del piano vaccinale. Ma questo è perfino pleonastico da ricordare: un governo può sempre, in presenza di mutate condizioni, assumere decisioni diverse dal passato. Mancherebbe solo che Roberto Speranza e i chiusuristi precludessero perfino la possibilità teorica di una revisione delle decisioni assunte, blindando la sala riunioni di Palazzo Chigi e sequestrandone la chiave.
Non solo: tutto diventa oggetto di valutazione politica. Altro che «scienza» e «dati»: messa così, ogni nuova decisione è affidata alla discrezionalità politica di una compagine in cui – però – i ministri restano quelli. Ed è ben difficile immaginare che Speranza e Dario Franceschini, passata la Pasqua, decidano improvvisamente di vestire panni liberali.
E infatti, mentre il Cdm era ancora in corso, Matteo Salvini (che avrebbe avuto contatti diretti con Draghi e Speranza) aveva fatto sapere di non essere contento: «È una cosa che non ci soddisfa, si tratta di una scelta politica e non scientifica», ha detto ai microfoni di Fanpage. «Io mi aspetto che il Cdm decida in base ai dati scientifici, come ha detto il presidente Draghi, e che dal 7 aprile si valuti su terapie intensive, contagi, Rt: chi è rosso è rosso, chi è bianco riapre».
Immediatamente dopo il Cdm, però, fonti della Lega hanno accreditato una possibile revisione delle misure dopo Pasqua sulla base dei dati: ma in serata non era chiaro se e come il testo di ingresso fosse stato eventualmente modificato, o se si fosse in presenza solo di un impegno politico.
Secondo la Lega, la modifica in extremis ci sarebbe stata, con relativa irritazione di Pd e grillini. Secondo il Carroccio, il governo «valuterà eventuali riaperture dopo Pasqua, basandosi su dati scientifici e sull’efficacia del piano vaccinale. In altre parole, alcune aree del Paese potrebbero tornare gialle già ad aprile. È la risposta – positiva – alla richiesta della Lega». Sempre secondo la Lega, «alla fine, Salvini strappa il risultato su cui insisteva da giorni. Ed è soddisfatto: il testo finale testimonia in cambio di rotta». Ma questo andrà verificato nelle prossime ore.
In ogni caso Salvini ha puntato su una divaricazione possibile tra Draghi e Speranza: «Ci fidiamo di Draghi e della scienza, non di Speranza». E ancora: «Se i dati scientifici classificheranno una regione come ancora a rischio, cioè rossa, si manterranno le chiusure. Se invece i dati scientifici classificheranno una regione come più sicura, cioè gialla o bianca, si comincerà a riaprire. Semplice. Non si possono rinchiudere fino a maggio 60 milioni di persone, e migliaia di attività economiche, sportive o culturali, per scelta politica, non medica o scientifica, del ministro Speranza. La nostra lealtà al presidente Draghi ci impone di lavorare insieme per risolvere i problemi, ma anche di avere il coraggio di sottolineare e correggere quello che non va. Dopo Pasqua, il ritorno alla vita e al lavoro nelle zone sicure sarà realtà».
La terza notizia poco rassicurante riguarda i concorsi pubblici, tutti sbloccati. C’è anche quella che il decreto definisce una «semplificazione delle procedure in ragione dell’emergenza epidemiologica»: come regola generale per il reclutamento di personale non dirigenziale, ci sarà una sola prova scritta e una prova orale, e per quest’ultima è prevista una videoconferenza. Si dirà: di per sé si tratta di tutte misure ragionevoli in presenza di un rischio pandemico. Verissimo, ma non sfugge il segnale politico, ancora una volta diretto solo al settore pubblico, dopo il recente aumento di stipendio di cui gli statali sono già stati beneficiari: proprio mentre il settore privato è in tragica sofferenza, riparte la macchina dei concorsi pubblici. Si obietterà ancora che si tratta di questioni distinte: vero anche questo, ma il divario perfino esistenziale tra le due Italie, l’Italia del pubblico e quella del privato, continua a crescere.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >