Colazione da Tiffany
Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (Getty Images)
Il primo pasto del mattino sta diventando un vero lusso. Le quotazioni di caffè, tè e cacao, sono ai massimi storici. In crescita anche il succo d’arancia. Solo lo zucchero, dopo l’impennata invernale, torna giù.



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Colazione non più al bar ma direttamente da Tiffany. E senza nemmeno la compagnia dell’affascinante Audrey Hepburn. Il momento di relax al banco sta diventando un vero lusso. Per non parlare ovviamente del servizio al tavolo. Si trasformerà in un evento sontuooa. A provocare tanta ansia è l’impennata dei prezzi di caffè, tè e cacao, le tre bevande più consumate al mondo dopo l’acqua. E se vogliamo, per i palati più raffinati aggiungiamo l’aumento del succo d’arancia protagonista silenzioso di un’altra pellicola di grande successo. Una poltrona per due il cui passaggio televisivo annuncia immancabilmente l’arrivo del Natale. Nell’ultimo anno le quotazioni sono salite del 58% con un impennata da far invidia a quella che consente a Billy Ray, Louis Winthorpe III e Ophelia mandare sul lastrico gli avarissimi fratelli Duke.

Ma l’aumento del prezzo del succo d’arancia è niente a confronto di quello del cacao, compagno inseparabile del cappuccino del mattino o della merenda del pomeriggio. Per non parlare ovviamente delle sue immense declinazioni sotto forma di cioccolato. In un anno la quotazione è più che raddoppiata con una crescita del 128%. Ha frantumato tutto i record con scambi che superano largamente la barriera di 7.700 dollari per tonnellata. Già a Pasqua aveva oltrepassato la barriera di 6.000 dollari facendo aumentare i prezzi delle uova del 25%% e in molti casi anche del 40%. C’era stata qualche protesta perché veniva impoverita la gioie dei bambini. Poi era finita lì. In realtà la corsa del cioccolato non si è fermata.

E che dire del caffè, fonte inesauribile del nostro conforto: da quello del mattino per riprendere con più rilassatezza contatto con il mondo a sigillo che chiude i pasti. I contratti con scadenza settembre registrano nuovi massimi a 247 centesimi di dollaro per libbra infrangendo il record che reggeva da 10 anni.

E il tè? Fra un po’ diventerà prezioso come ai tempi in cui veniva etichettata con l’esotica definizione di spezia. Il prezzo ha raggiunto quota 225 rupie indiane al chilo (circa 2,5 euro). «La situazione in India ricorda l’esperienza dello Sri Lanka nel 2021», scrive il Financial Times. «La produzione agricola è crollata dopo i divieti sull’uso di fertilizzanti chimici e pesticidi. Le esportazioni di tè, la più grande coltura commerciale del Paese, sono diminuite del 19% a un minimo di 20 anni e i prezzi globali sono aumentati di conseguenza.

In India, le inondazioni e le ondate di calore nella sono considerate la causa del deficit di quest’anno. Si stima che la produzione sia stata inferiore del 30% anno su anno. Anche il divieto di pesticidi sta contribuendo alla diminuzione dei raccolti».

In realtà numerosi fattori al di fuori del controllo dei contadini stanno complicando la produzione. Il tè viene coltivato in oltre 60 paesi, principalmente nei continenti asiatico e africano. La Cina è il maggiore produttore, fornendo il 47% del tè mondiale nel 2022, seguita da India, Kenya e Sri Lanka. Gli attacchi degli Huthi yemeniti nel Mar Rosso hanno interrotto le tradizionali catene di approvvigionamento, costringendo le navi a reindirizzarsi attorno alla punta meridionale dell’Africa. Dato che tra l’11% e il 15% del volume del commercio marittimo globale passa attraverso il Mar Rosso, il cambio di rotta ha causato problemi e rincari.

Anche la guerra tra Russia e Ucraina ha creato ulteriori ostacoli. La carenza di fertilizzanti sta causando gravi problemi ai coltivatori. La Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di fertilizzanti a livello globale, rappresentando il 14% del commercio di urea e l’11% del commercio di fosfato nel 2020. Se combinato con la Bielorussia, secondo l’International Food Policy Research Institute (Ifpri), rappresentava anche il 41% del commercio globale di cloruro di potassio. I prezzi dei fertilizzanti hanno subito una significativa impennata quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Sebbene le sanzioni non li abbia preso di mira specificatamente, hanno comunque complicato il trattamento del commercio russo, causando il blocco di 400.000 tonnellate di fertilizzanti nei porti dell’Ue per diversi mesi prima di essere infine rilasciate ai paesi africani. La catena di fornitura si trova ad affrontare gli stessi rischi del rendendola vulnerabile all’aumento dei prezzi.

A causare problemi anche il clima che cambia. L’impatto della recente ondata di caldo in tutta l’Asia, con temperature di 40 gradi, ha portato siccità in diverse per coltivazioni che richiedono temperature fresche, abbondante esposizione al sole e pioggia sufficiente. A emettere la sentenza è il Financial Times che considera lo scadimento della produzione del te una tragedia nazionale. «Le bustine di tè insipide sono fonte di angoscia sia per i coltivatori che per gli esperti del settore.

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