Vannacci e il libro di Bonazzi
Nel riquadro, la copertina del libro «Adda venì Vannacci» (Ansa)

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un estratto di Adda venì Vannacci (Aliberti, 304 pagine, 19.90 euro), del nostro Francesco Bonazzi. Il libro uscirà il 27 ottobre. Proponiamo un estratto sugli «aiuti» della sinistra al generale.

C’è un’altra parola d’ordine che inizia a circolare nel discorso pubblico italiano ed è l’aggettivo «multiculturale», usato a sinistra e da alcuni cattolici in contrapposizione a «identitario». Nell’estate del 2026, nelle pagine locali di due quotidiani nazionali, gli articoli che raccontavano un femminicidio in una famiglia del Nord Africa, triste finale di anni di soprusi e vessazioni da parte del marito patriarcale, evitavano costantemente di riportare le due nazionalità dei coniugi, preferendo definire la famiglia come «multiculturale».

L’effetto finale sui lettori meno abituati ai giri di parole woke era abbastanza surreale. Il femminicidio era avvenuto in un quartiere e in un ambiente degradati, dove era assai probabile che nessuno avesse ricevuto un’istruzione decente. Altro che ambiente multiculturale.

Da Saman Abbas ai quartieri travolti dall’immigrazione: il fallimento del «multiculturalismo»

Davanti a femminicidi come quello di Saman Abbas, la ragazza di origini pakistane di Novellara (Reggio Emilia) nella primavera del 2021, che voleva andare a scuola senza velo e scegliersi il fidanzato, l’aggettivo «multiculturale» è al tempo stesso la fotografia di un fallimento collettivo e il tentativo pietoso di mettere tutte le «culture» sullo stesso piano, come fossero gusti musicali innocenti.

Lo stesso vale per alcune zone stravolte dall’immigrazione di massa, e ipocritamente ridefinite come «quartieri multiculturali», dopo che fino al giorno prima erano stati indicati come «ghetti urbani» e produttori seriali di «maranza» […].

La verità dietro la facciata della società multiculturale

Certo, nei quartieri multiculturali le signore dei quartieri ricchi magari ci vanno a comprare quello strano tè che avevano bevuto solo a Marrakech, o un couscous di grana particolare, o quella seta bella e a metà prezzo.

Ma ci vanno solo il sabato tra le nove e le dodici e con il marito che le scorta borbottando. Poi la sera, a cena dallo stellato, te lo raccontano tutte soddisfatte. E va bene così, è meglio di niente, è meglio che non mescolarsi mai, neppure per sbaglio. Ma la società multiculturale in Italia non esiste, anche per il semplice fatto che è già tanto se ce n’è una, di cultura. E se mai è esistita, la società multiculturale oggi è solo un nuovo brand, uno «stile di vita», una nuova opzione di consumo.

Come la canzone punk usata per la pubblicità di un prestito a rate. L’aggettivo «multiculturale», con il quale si dovrebbero contrastare le allucinazioni identitarie, fa parte di una famiglia di eufemismi perfino peggiori, spesso usati in assoluta buona fede, come «persone fragili», che servono solo a rimuovere l’asperità di situazioni vecchie come il mondo e che hanno un nome ben preciso e che dobbiamo avere il coraggio di affrontare a viso aperto, come povertà, diseguaglianza, malattia, ignoranza, sfortuna, barbarie, violenza, vecchiaia, isolamento.

Il grande favore della sinistra a Vannacci

Identitario e multiculturale sono, quindi, due facce della stessa medaglia (falsa). Edgar Morin scrive che l’Europa deve assolutamente valorizzare le proprie diverse culture e identità. I primi Paesi a farlo sono stati quelli di antico colonialismo come il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Francia, ma adesso anche l’Italia pare sia diventata «multiculturale».

Il filosofo francese arriva a sostenere che «oggi non basta dire che una Repubblica è una e indivisibile. Bisogna anche dire che è multiculturale». Di questo passo, anche una strage terroristica di matrice islamica in qualche capitale d’Europa verrà definita «multiculturale», specie se il commando sarà composto da un libico, un algerino e da un fiammingo convertito all’islam.

Vannacci, e non solo lui, specula e speculerà all’infinito su immigrazione e sicurezza, oltre che su ogni genere di paura soffiata nella polis, se chi sostiene di volersi opporre alla sua nuova destra non imparerà a chiamare le cose con il loro nome.

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