Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un estratto di Mozart, Beethoven, Schubert di Dietrich von Hildebrand (Cantagalli, 138 pagine, 16 euro), a cura di Elisa Grimi, direttore della cattedra Hildebrand per il personalismo cristiano presso l’ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma. Per il filosofo del realismo fenomenologico, tra i pensatori cattolici più significativi del Novecento, la musica non è soltanto questione di gusto. Al fine di accogliere la bellezza occorre ascoltare, senza ridurre l’opera a un pretesto per le proprie idee.
Sul letto di morte, Chopin disse ai suoi amici: «Suonate qualcosa per me insieme e pensate a me mentre vi ascolto». Quando il suo amico Franchomme disse: «Sì, suoneremo le tue sonate», Chopin esclamò: «Oh no, non le mie. Suona per me la vera musica, quella di Mozart».
Il nostro cuore è pieno di grande gioia quando pensiamo alle parole d’amore e di ammirazione che sono state pronunciate su Mozart – da Goethe a Hofmannsthal, da Søren Kierkegaard a Theodor Haecker, da Beethoven a Walter Braunfels. Pochi grandi geni sono stati venerati e amati quanto Wolfgang Amadeus Mozart. Eppure mi sembra che non tutto ciò che è stato detto in suo elogio sia stato detto con vera comprensività.
La genialità di Mozart
[…] Il genio di Mozart si è riversato nelle sue sinfonie, nella sua musica da camera e nella sua musica sacra. […] Posso citare solo un punto culminante, una delle cose più sublimi che siano mai scaturite dallo spirito dell’uomo, cioè il Quintetto in sol minore. Una grandezza misteriosa, una necessità e una forma interiore, una spiritualità mozzafiato, estrema, che riempie tutti i movimenti e ci sommuove nel profondo. Nel tema del terzo movimento, l’Adagio, incontriamo una trasfigurazione celeste davanti alla quale tutte le parole vengono messe a tacere.
Viviamo in un tempo che rischia di sospettare che tutto ciò che è bello sia sdolcinato e pateticamente superficiale, un tempo che promuove un culto della bruttezza, considerando la bruttezza più profonda dell’armonia e l’armonia come qualcosa a buon mercato. Che messaggio per il nostro tempo è la musica da camera di Mozart, che confutazione di questa assurda, anzi, di questa malvagia animosità verso la bellezza! […]
In un’epoca di culto dell’originalità a ogni costo, in cui l’uomo non vuole più riconoscere la sua creaturalità, in cui pensa di dover creare un esperanto dell’atonalità invece di usare modi e mezzi dati da Dio per creare valori veramente artistici, la musica da camera di Mozart, eternamente giovane e inesauribile, ci mostra la vera originalità.
La musica da camera del compositore
Lo stesso Mozart scrive in una lettera: «Com’è possibile che le mie opere assumano la forma o lo stile di essere mozartiane invece di essere nello stile di qualcun altro? È proprio come il fatto che il mio naso è così grande e piegato verso l’esterno che è mozartiano e non come il naso degli altri! Perché non lo attribuisco all’individualità, e non saprei nemmeno come descrivere il mio in modo più preciso; probabilmente è semplicemente naturale che le persone che hanno un volto abbiano anche un aspetto diverso l’una dall’altra. E come questo è vero sul piano fisico, così anche su quello spirituale. Almeno so che non mi sono dato l’uno come l’altro».
Alla nostra epoca così priva di riverenza, la musica da camera di Mozart rivela il vero spirito di riverenza verso Dio e tutti gli alti valori, il «sì» cosciente al nostro stato di creature. Mentre oggi si pensa troppo spesso che solo la tensione e i problemi siano profondi, in tutte le opere di Mozart, e soprattutto nella sua musica da camera, risuona una radiosa felicità interiore e una luce.
Sebbene Mozart abbia avuto una vita tragica sotto molti aspetti, nell’opera di quasi nessun altro genio si trova una tale testimonianza di quanto sia veramente bella la creazione. Nonostante tutto ciò che è tragico, nonostante tutto ciò che ci giustifica nel parlare di questo mondo come di una valle di lacrime – che Mozart conosceva bene come chiunque altro – le parole della liturgia risuonano in tutta la sua opera: «pleni sunt caeli et terra gloria tua». Sì, il mondo è anche pieno della gloria di Dio; proclama anche la bellezza eterna di Dio, anche la creazione abbonda di misteriosa bellezza. […]
L’essenza dell’opera di Mozart
L’opera di Mozart è la più grande antitesi alla radicale neutralità affettiva del nostro tempo, alla spoeticizzazione del mondo, alla cecità delle realtà spirituali, alla visione del mondo che tende a sminuire ciò che è elevato e alla riduzione della realtà a ciò che può essere compreso con le categorie della scienza naturale.
Walter Braunfels ha splendidamente captato l’umiltà reale e profonda che abita l’opera di Mozart e che si oppone così radicalmente a questo spirito riduttivo: «È l’impegno umano verso gli eventi, comunque essi avvengano, sostenuto da una fiducia che tutte le cose vengono da Dio, che per Mozart ha spogliato la realtà del suo carattere problematico e ha fatto emergere una agilità e una libertà di spirito, che al tempo stesso è un vero impegno verso la realtà del momento presente; perché il vero distacco non si separa dalla realtà, ma la illumina solo con la sua luce speciale dall’alto».
«È l’umiltà che parla apertamente nella musica di Mozart in modo così umano, conferendole quella qualità metaforica che può sembrare leggera all’ascoltatore superficiale, ma che per colui che è attento all’essenziale, genera ciò che più intensamente commuove, ossia come il recipiente più leggero fa con il contenuto più profondo. Solo chi riposa in Dio può trasfigurare la tristezza e la letizia con una tale beatitudine interiore che questi opposti dell’animo umano finiscono per agire su di noi in modo analogo. La musica di Mozart è pervasa da una gioia interiore che armonizza tutti i sentimenti, gioiosi e dolorosi. L’umorismo e la profonda serietà sembrano accompagnarsi a vicenda, nella sua arte e in questa vita, fino alle porte del cielo. È l’umiltà di fronte alle cose così come sono che rende il mondo di Mozart così sublimemente naturale».
Le menzogne sulla musica del compositore
[…] Di recente è stato affermato che la musica di Mozart è la tipica rappresentazione dello spirito della massoneria, non mostrando alcuna caratteristica cattolica. Si suppone che fosse cattolico solo per tradizione e per l’interesse di suo padre, mentre la massoneria sarebbe stata la sua vera convinzione interiore. Questa affermazione è ancora una volta un tipico esempio, da un lato, della suddetta interpretazione arbitraria che presenta un artista secondo desideri e preconcetti. Dall’altro, è un esempio dell’erroneo assunto per cui si arriva a comprendere lo spirito di un’opera d’arte attraverso la biografia dell’artista.
È vero che Mozart era un massone, eppure a quel tempo la massoneria non era ancora vista come incompatibile con la fede cattolica, e questa fraternizzazione umanitaria era così di moda che Mozart e suo padre Leopold erano massoni. Eppure entrambi erano soprattutto cattolici devoti. Qualunque giudizio si dia sulla vita personale di Mozart come cattolico, resta il fatto che chi, ascoltando la sua musica, non ne percepisce il carattere eminentemente cattolico, non comprende né lo spirito cattolico né Mozart. […] C’è anche uno spirito mariano che soffia dolcemente nella musica sacra di Mozart; traspira lo spirito di un amore raggiante e struggente, pieno del mistero della Redenzione.
Cosa disse Schubert di Mozart
[…] Vogliamo congedarci da Mozart con le parole di Franz Schubert, alla menzione del cui nome si pone davanti a noi un altro mondo unico di poesia profonda e genio inafferrabile.
Sulla bocca di Schubert queste parole assumono una nota particolarmente toccante: «Questa rimarrà per tutta la mia vita una giornata chiara, luminosa e bella. Come da una lontananza, i suoni magici di Mozart riecheggiano ancora in me… Così queste belle impressioni rimangono nella nostra anima, agendo nella nostra vita per il bene che né il tempo né le circostanze possono cancellare. Nelle tenebre di questa vita, ci mostrano un avvenire chiaro, luminoso, bello, cui aneliamo con fiducia. O Mozart, immortale Mozart, quante, oh quante infinite immagini così benefiche di una vita luminosa e migliore hai impresso nelle nostre anime!».
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