Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un estratto di Agnelli. La resa dei conti (Vallecchi editore, 384 pagine) da ieri in libreria. Nel suo nuovo libro, Gigi Moncalvo svela i retroscena della lunga inchiesta che ha permesso di fare luce su molti segreti di John Elkann.
La più importante rivelazione che John abbia mai fatto, invece di essere messa nella giusta evidenza, è nascosta tra le decine di note alla fine delle 464 pagine del libro L’ultima dinastia – La saga della famiglia Agnelli da Giovanni a John, Solferino Edizioni.
La giornalista Jennifer Clark fa un vero scoop ma, stranamente, lo pubblica in maniera sibillina, senza eccessivo risalto, occultando l’importante notizia nella parte in genere meno letta o trascurata di un volume.
I tre incontri tra la giornalista e John Elkann
Nelle note – quel numerino alla fine di un periodo che rimanda alle ultime pagine del libro rendendo un po’ scomoda la lettura – scrive di aver incontrato John per tre volte: il 27 marzo, il 12 giugno, il 9 settembre del 2025. E, quindi, ammette di aver raccolto la sua versione dei fatti su alcune importanti vicende a cominciare da quella sull’inchiesta di Torino, sulle prove che erano emerse contro di lui, sull’eredità della nonna, sulle manovre per tentare di nascondere la verità sulla finta residenza svizzera di Marella.
Tutto questo non compariva nella prima edizione dello stesso libro, uscito diciannove mesi prima (il 7 maggio 2024), quando John aveva probabilmente «messo alla prova» Clark anche se non si era lasciato andare ad alcuna confidenza di un certo rilievo. La giornalista, infatti, anche nella prima edizione occulta di aver incontrato John in alcune occasioni, ad esempio il 24 gennaio e 15 marzo 2024.
Scrive laconicamente nelle note: «Intervista dell’autrice» senza precisare «a chi», come aveva fatto, ad esempio, per Sergio Marchionne o altri. Ma dà prova di «affidabilità» almeno secondo i parametri adottati dell’erede, quando, ad esempio, riporta una sorprendente, incredibile, irreale e inverosimile interpretazione che John ripete riservatamente sull’origine della lite e dei suoi comportamenti ai danni della madre.
L’inverosimile interpretazione del litigio tra John e la madre
«Margherita – scrive Clark dopo l’incontro con John – sembrava non voler accettare la possibilità che suo padre avesse chiesto ai consiglieri di tenere una parte del suo patrimonio schermata anche alla figlia. Forse perché per lui il futuro della Fiat, o altre priorità, erano più importanti della serenità emotiva della figlia, e della sua preoccupazione che i nipoti venissero trattati allo stesso modo. Così, l’incapacità di Margherita di fare pace con il rapporto difficile avuto con i propri genitori aveva avvelenato la relazione con i figli più grandi». Incredibile, davvero.
A parte queste «amenità», c’è un altro particolare che Clark può aver saputo solo da John e che dà la misura delle sue «sofferenze», delle sue difficoltà di prendere da solo decisioni importanti, ma anche della sua capacità – almeno secondo quanto sostiene la sua «biografa-portavoce» – di agire repentinamente anche se c’è da mandare a quel paese nientemeno che il presidente francese Emmanuel Macron.
L’incoerenza di John: dall’incapacità di prendere decisioni alle azioni repentine sulla questione Renault
Clark sembra entrare in Casa Elkann e sorprendere, non vista, Lavinia e John la notte in cui quest’ultimo attende la risposta da Parigi sull’offerta di fusione di Fca con Renault e Nissan. Le trattative erano sostanzialmente concluse, ma il 5 giugno, l’accordo naufragò improvvisamente.
«Il consiglio di amministrazione della Renault, convocato per approvarlo – scrive Clark – si prolungava. John mise a letto i figli e si preparò a guardare un documentario sul D-Day con Lavinia; il 6 giugno sarebbe stato l’anniversario dello sbarco alleato. Intorno a mezzanotte – rivela Clark – ricevette una telefonata: il cda Renault non poteva votare perché il governo francese voleva imporre delle condizioni. A quel punto John si consultò col cda di Fca, che decise che non era ragionevole avere un’offerta senza limite di tempo i cui termini venivano decisi dal governo francese. Perciò John ritirò la proposta». Nelle note, questa parte è indicata con: «Intervista dell’autrice, 13 marzo 2024».
Il rapporto tra Clark e John
Esame superato, dunque? Non ancora. Clark conquista la piena fiducia di John per futuri incontri e per le tre clamorose interviste che sono all’origine della nuova edizione del suo volume, superando se stessa.
Da giornalista perspicace qual è, nel suo primo libro scrive alla lettera e senza alcun rilievo, una di quelle frasi che John ama più quando parla pomposamente di sé: «Non c’è mai un momento nel quale si può dire “è andata, ce l’abbiamo fatta”. Si può andare avanti o indietro, si può vincere o perdere, ma quando si è in movimento come lo siamo noi, sei ancora in campo. Quello che per me è davvero importante è: come ti assicuri di rimanere in gioco? La cosa importante è avere chiaro il tuo obiettivo» (intervista dell’autrice, 24 gennaio 2024).
John, dopo averla messa alla prova, ha capito che ci si può fidare della giornalista: dopo che le si è «concesso», ma solo un pochino, un anno dopo è venuta l’ora di premiarla. È una storia un po’ strana.
La nuova edizione di «L’ultima dinastia»
I tre incontri e le conversazioni con John da una parte non state considerate giornalisticamente rilevanti né significative visto come sono «occultate», dall’altra parte invece sono state ritenute talmente e giustamente importanti dall’editore Urbano Cairo – presidente e amministratore delegato di Rcs-Mediagroup che edita anche il Corriere della Sera – al punto da indurlo a pubblicare una «nuova edizione aggiornata» del libro, com’è scritto vistosamente in copertina.
La nuova versione de L’ultima Dinastia esce il 21 novembre 2025 e ha 32 pagine in più rispetto alla prima edizione. L’ultimo capitolo, del tutto inedito, è interamente dedicato alla «versione di John», al quale evidentemente dev’essere piaciuta la prima versione del libro di Clark al punto da sceglierla per completare il lavoro.
Gli incontri concordati e le «clausole» per la pubblicazione
Per Jennifer Clark e John non deve essersi trattato di incontri brevi o del tutto casuali o nel corso di un evento pubblico come potrebbe avvenire all’inizio o alla fine di un convegno o di una presentazione o di una conferenza stampa, ma di qualcosa di ben più importante. Si è trattato di incontri «privati», comunque «concordati» con tanto di appuntamento in uno degli uffici del diretto interessato, in Italia o all’estero.
Il che non è poco. Privati e concordati presuppone anche l’esistenza di «condizioni» o «clausole» che vanno al di là del semplice agreement, del patto tra gentiluomini. Occorre aggiungere un terzo elemento: John ha evidentemente «autorizzato» la giornalista – al punto da riceverla per tre volte nel giro di sei mesi (dal 27 marzo al 9 settembre 2025) – a pubblicare il contenuto della loro conversazione a patto che lei non aprisse mai le virgolette su quanto egli diceva e a condizione che, prima della pubblicazione, gli venisse sottoposto il testo che lo riguardava, affinché potesse correggerlo, tagliare le parti che non riteneva venissero divulgate, o addirittura ripensarci e non consentire la pubblicazione.
Il rapporto tra John Elkann e i giornalisti
Dei giornalisti John non si è mai fidato, nemmeno di quelli che erano suoi dipendenti. Li ha sempre evitati accuratamente. Se ne è servito, non ha avuto alcun riguardo per loro, si è sentito sicuro solo con chi gli dava l’impressione di non creargli noie. Il che non significa che costoro avessero, almeno per un certo periodo, la sua stima o la sua amicizia.
Qualche nome? Alcuni direttori de La Stampa, in primis Maurizio Molinari, e poi Mario Calabresi o Andrea Malaguti. Ma non Massimo Giannini. Oppure i direttori di Repubblica: non a caso, i soliti Molinari e Calabresi, ma non Carlo Verdelli. Il quale non dimentica il «trattamento» così poco charmant che gli venne riservato da John: fu licenziato il giorno stesso in cui la polizia gli rinforzò la scorta dopo gravi minacce di morte.
Le clamorose rivelazioni: «Mia nonna si sentiva al di sopra della legge»
Di fronte a Jennifer Clark, nei loro tre incontri, qual è la versione di John, al di là delle «singolari», spesso assurde e sempre ovvie dichiarazioni innocentiste dei suoi avvocati? Per la prima volta è stato possibile conoscere direttamente una parte delle ragioni del suo comportamento e si tratta di dichiarazioni clamorose.
«Ho sempre rispettato le volontà dei miei nonni». «Mia nonna si sentiva al di sopra della legge». «Ho eseguito le sue volontà, anche se illecite». «Non rinnego le mie azioni anche se verranno giudicate sbagliate».
Nel libro di Clark ci sono questi passaggi che destano scalpore e sono certamente attribuibili a John, viste le modalità descritte per quanto riguarda le condizioni pretese dal diretto interessato quando riceve un giornalista e lo autorizza a pubblicare o a riferire la sintesi delle sue parole e dei suoi concetti. Sono frasi che suonano gravissime.
L’apparente incapacità di ribellarsi ai nonni
La giornalista – precisando nelle sue note: «Intervista dell’autrice a John Elkann, 27 marzo 2025» – scrive: «John riteneva di non aver fatto nulla di illecito ad accettare la volontà dei nonni e a portare avanti le loro volontà».
È un’affermazione molto importante: possibile che John abbia ammesso, in pratica, di essere così sprovveduto e di essere convinto «di non aver fatto nulla di illecito»? Davvero riteneva e ritiene che tutto ciò che ha combinato e che la magistratura ha scoperto si possa giustificare dando la colpa a Gianni e Marella dato che il nipote si era semplicemente limitato ad «accettare la volontà dei nonni e a portare avanti le loro volontà»?
Visto ciò che è accaduto, possibile che egli non sapesse che occultare capitali nei paradisi fiscali, evadere il fisco del proprio Paese, violare le disposizioni delle leggi testamentarie ai danni di una delle legittime eredi (per di più la propria madre), rappresentasse qualcosa di illecito e, specie per un figlio, di molto grave e quasi innaturale? Stando alle sue parole, si resta stupiti nel sapere che fosse e sia stato pronto perfino a compiere azioni illegali e illegittime pur di accettare «la volontà dei nonni». Possibile che non abbia avuto ben chiaro il confine tra lecito e illecito?
E, se anche fosse stata quella la volontà dei nonni, egli non era in grado di «disubbidire», di ribellarsi, di non attuare simili volontà? Oppure di far credere che avrebbe rispettato ciò che soprattutto la nonna desiderava ma avesse in seguito pensato che fosse più onesto e corretto non violare la legge? E, prima di tutto, possibile che Gianni e Marella avessero «costretto» o «indotto» o «convinto» o «persuaso» il nipote ad accettare le loro volontà e ad eseguirle pur sapendo che lo avrebbero portato a rischiare gravi conseguenze?
L’«ammissione di colpa» di John
Le successive considerazioni di John contenute nel libro sono altrettanto gravi: «Anche se le sue azioni fossero state giudicate sbagliate, lui non le avrebbe comunque rinnegate», scrive Clark. Questa si può considerare una sorta di «ammissione di colpa»?
Queste incredibili parole sono la prova che, dunque, egli era ed è consapevole del rischio che le sue azioni venissero giudicate «sbagliate» – ma qui si tratta di violazioni di legge e di gravi reati penali – ed egli, comunque, non le avrebbe mai rinnegate?
Ma allora, se John la pensa così e non intende ripudiare e sconfessare quanto di sbagliato ha fatto, e men che meno pentirsene, per quale ragione i suoi legali continuano a ripetere che egli è innocente, che non ha commesso alcun reato, nemmeno quelli di carattere fiscale che lo hanno portato a versare spontaneamente ben 184 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate?
Se egli sa di aver adottato comportamenti illeciti, per quale ragione ha chiesto la «messa alla prova» come «pena alternativa» – poi respinta dopo il diniego del gip e la sua richiesta di «imputazione coatta» – se ammette «le cose sbagliate» e non intende «rinnegarle»?
Non ha pensato che, in tal modo avrebbe dimostrato di essere privo, in caso di colpevolezza, perfino di due requisiti minimi come il «pentimento» e il «ravvedimento»? Non ha pensato ai danni che sarebbero derivati alla sua reputazione, alla sua onorabilità e credibilità nel mondo finanziario, alla sua coscienza?
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