- Il premier invita i suoi ad «abbassare i toni», ma si oppone alla cacciata di Andrea Delmastro e sferza il Pd: «Ha chiesto la revoca del 41 bis pur sapendo che faceva comodo ai boss». Enrico Letta & C. stizziti: «Parole piene di rancore». E Giuseppe Conte insiste: «I fedelissimi si dimettano».
- I legali di Alfredo Cospito bocciano l’ipotesi che il sedizioso sia ricoverato per aver rifiutato gli integratori.
Lo speciale contiene due articoli.
Un colpo al cerchio e uno al Pd: Giorgia Meloni interviene sulla vicenda degli insulti incrociati tra Fratelli d’Italia e i dem, relativi all’ormai famoso intervento in Aula del responsabile nazionale dell’organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, con una lettera al Corriere della Sera che finisce con il sortire l’effetto opposto a quello dichiarato (ma non desiderato), ovvero voler «abbassare i toni», considerato che la premier non rinuncia a menare fendenti ai dem, che replicano stizziti. Dopo una settimana di accuse e controaccuse al veleno, la Meloni ammette che «sicuramente i toni si sono alzati troppo» e invita «tutti, a partire dagli esponenti di Fratelli d’Italia, a riportarli al livello di un confronto franco ma rispettoso. Tuttavia, non ritengo vi siano in alcun modo i presupposti per le dimissioni (di Donzelli e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, ndr) che qualcuno ha richiesto». La Meloni attacca a testa bassa i dem: «Trovo singolare l’indignazione del Pd per un’accusa sicuramente eccessiva», scrive la presidente del Consiglio, «quando però la sinistra in passato ha mosso alla sottoscritta, leader dell’opposizione, le accuse di “essere la mandante morale delle morti in mare” o di guidare un “partito eversivo”, per citarne alcune».
«Trovo paradossale», attacca ancora la Meloni, «che non si possa chiedere conto ai partiti della sinistra delle loro scelte, quando all’origine delle polemiche di questi giorni si colloca oggettivamente la visita a Cospito di una qualificata rappresentanza del Pd, in un momento in cui il detenuto intensificava gli sforzi di comunicazione con l’esterno. E quello che colpisce me, ancora più di quella visita, è che dopo aver preso atto, dei rapporti tra Alfredo Cospito e i boss mafiosi in regime di carcere duro, e ben sapendo quanto alla mafia convenga mettere in discussione il 41 bis», aggiunge la premier, «autorevolissimi esponenti del Pd abbiano continuato a chiedere la revoca dell’istituto per Cospito, fingendo di non comprendere le implicazioni che tale scelta avrebbe avuto soprattutto in termini di lotta alla criminalità organizzata». «Fingendo di non comprendere»: siamo di nuovo al punto di partenza, quindi. «Mentre maggioranza e opposizione si accapigliano sul caso», scrive ancora la premier, «attorno a noi il clima si sta pericolosamente e velocemente surriscaldando. E non risparmia nessuno, come dimostrano i manifesti comparsi ieri all’università La Sapienza di Roma, che definiscono “assassini” il presidente della Repubblica e i membri di diversi governi, senza distinzione di colore politico. È chiaro che ci troviamo davanti a uno scenario che richiede prudenza e cautela ma che deve vedere compatto lo Stato, in tutte le sue articolazioni e componenti, a difesa della legalità. È un appello che rivolgo a tutti», conclude la Meloni, «politici, giornalisti, opinionisti. Perché non ci si debba domani guardare indietro e scoprire che, non comprendendo la gravità di quello che stava accadendo, abbiamo finito per essere tutti responsabili di un’escalation che può portarci ovunque».
La nota della Meloni suscita l’approvazione entusiastica dei capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Tommaso Foti e Lucio Malan: «Fdi da subito abbasserà i toni», scrivono Foti e Malan, «ritenendo doveroso favorire la collaborazione fra i partiti. È fin troppo chiaro che in questi giorni è lo Stato ad essere sotto attacco e che esso va difeso, senza dover ulteriormente alimentare una normale polemica politica». Foti propone anche una mozione per il mantenimento del carcere duro a Cospito e ai mafiosi.
Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, accoglie l’appello della Meloni ma non nasconde la sua amarezza per questa polemica così rovente: «Non mi ha appassionato», argomenta Salvini, «il dibattito Donzelli–Serracchiani. Visto che c’è di mezzo la violenza e qualcuno tira in ballo mafia e terrorismo servono calma, tranquillità, serenità. Il governo sta lavorando bene, non c’è bisogno di scontri». Del resto, il malumore di Lega e Forza Italia per questo scontro al calor bianco tra Fdi e Pd è un dato acclarato. Scontro destinato a continuare: «Dopo giorni di attesa», commentano il segretario del Pd, Enrico Letta, e le capogruppo alla Camera e al Senato, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, «sono arrivate le parole dell’onorevole Giorgia Meloni. Abbiamo, purtroppo, letto le parole di un capo partito che difende i suoi oltre l’indifendibile e, per farlo, rilancia polemiche strumentali e livorose contro l’opposizione. Una lettera che riattizza il fuoco invece di spegnerlo». «Una lettera carica di rancore», incalza Andrea Orlando, «quella con la quale la premier chiede unità mentre alza ancora i toni. Non ci faremo intimidire. Difenderemo i valori costituzionali. Non abbiamo bisogno dei suoi appelli per stare in prima linea contro la mafia e il terrorismo». «Raccogliamo in toto», commenta il leader del M5s, Giuseppe Conte, «l’appello della Meloni ad abbassare i toni, però deve imporre ai suoi due fedelissimi del partito di dimettersi, perché quelle due persone hanno sbagliato». «Purtroppo», dichiarano i capigruppo di Alleanza Verdi e Sinistra di Camera e Senato Luana Zanella e Peppe De Cristofaro, «non siamo sorpresi dalle parole di Giorgia Meloni. La premier ha preferito difendere i suoi fedelissimi Donzelli e Delmastro. Difende loro per difendere se stessa. Una decisione senza coraggio». La giostra delle polemiche, quindi, riparte. «La caciara serve a chi non governa, mica a noi», sospira alla Verità un big di Fratelli d’Italia.
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