- La coalizione si spacca. Luigi Di Maio: «Non si firma al buio». Anche Stefano Fassina (Leu) chiede di evitare forzature. Ma Graziano Delrio alza il muro: «Ci giochiamo la credibilità». La Ue: «Proroga possibile, ma non vi conviene…».
- Dal vertice di maggioranza di oggi alle comunicazioni di Giuseppe Conte in Senato del 10 dicembre: l’iter del trattato è quasi al capolinea.
Lo speciale contiene due articoli.
Si mette male, anzi malissimo, per il governo giallorosso. La riforma del Mes, il fondo salva Stati, spacca la maggioranza e avvicina la crisi. Il M5s, ieri, ha ufficialmente messo nero su bianco che la riforma, così come è stata elaborata, non va bene. Giuseppe Conte vacilla: domani riferirà prima alla Camera (alle 13) e poi al Senato (alle 15 e 30) sull’argomento. Oggi, salvo imprevisti, dovrebbe tenersi un vertice di governo. Per Conte, la speranza è quella di un rinvio dell’approvazione definitiva del nuovo Mes da parte dell’Unione europea. Alcune indiscrezioni provenienti da Bruxelles, infatti, segnalano che non è solo l’Italia a sollevare questioni sulla riforma del fondo salva Stati. Fonti Ue citate dai media dicono che un rinvio è possibile, ma non è nell’interesse dell’Italia.
La data cruciale è quella di mercoledì prossimo, 4 dicembre, quando i ministri dell’Economia dei Paesi dell’Unione si riuniranno: uno slittamento della ratifica dell’accordo potrebbe dare un po’ di ossigeno al governo italiano. La Commissione, stando a quanto riporta l’Agi, sarebbe pronta a sostenere l’Italia sul no alla proposta tedesca di requisiti di capitale delle banche in base al rating dei titoli pubblici che detengono, giudicata inaccettabile dall’esecutivo comunitario. E anche la Francia, oltre all’Italia, è contraria.
Ieri, intanto, Luigi Di Maio ha ufficializzato il veto del M5s alla ratifica del Mes così come è stata elaborata: «È bene», dice Di Maio, «che ci sia una riflessione. Il Mes ha bisogno di molti miglioramenti, non possiamo pensare di firmare al buio, quando avremo letto tutto verificheremo se conviene il pacchetto. È sano per l’Italia non accelerare, l’unione bancaria mi preoccupa più del Mes. L’assicurazione sui depositi», argomenta il ministro degli Esteri, «va messa a posto, ci sono dei negoziati in corso ed è bene che proseguano con il protagonismo dell’Italia. Visto e considerato che c’è stato un cambio di maggioranza in parlamento, che il parlamento non si è ancora espresso sul Mes, sull’Unione bancaria e sul deposito sulle assicurazioni, è bene che ci sia una riflessione. Anche il ministro Gualtieri lo ha detto: in questo momento», chiarisce Di Maio, «il negoziato ha tutte le possibilità di poter migliorare questo trattato».
Anche Leu frena: «Sul Mes», dice il deputato Stefano Fassina, è autolesionistica la rappresentazione di uno scontro tra europeisti responsabili e irresponsabili sovranisti, tra chi vuole salvaguardare la continuità dell’Italia nella Ue e nell’eurozona e chi vuole rompere. Il Pd eviti forzature», prosegue Fassina, il Parlamento italiano il 19 giugno scorso si è espresso in modo molto chiaro sul Mes per consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento stesso non si sia pronunciato. Non vi può essere stata nessuna determinazione definitiva. Senza ulteriori drammatizzazioni», sottolinea Fassina, «il governo riconosca che non ha avuto e non ha il mandato per firmare il trattato. Il Mes non è nel programma della maggioranza».
Il Pd sente aria di crisi di governo: «Sul Mes in queste ore», avverte il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, «ci giochiamo la credibilità del Paese, l’andamento dello spread e dei mercati. Non si può giocare con il fuoco: prendo per buone le parole di Luigi Di Maio e, da qui a lunedì vedremo se alle intenzioni seguiranno anche i comportamenti».
Preoccupazione per la tenuta della maggioranza traspare anche dalle parole del capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio: «Siccome non ci sono elementi di merito che mettono in discussione la nostra sovranità nazionale», spiega Delrio, «è molto importante che diamo una dimostrazione di serietà e affidabilità. Io mi aspetto che le legittime critiche del nostro alleato non portino a provocare una crisi di credibilità per il paese. Questo sarebbe grave, per i cittadini e per la serietà con cui viene visto il nostro governo. Non si può stare al governo accettando compromessi su questioni che sono di grande rilevanza per la nostra credibilità. Sul Mes», avverte Delrio, «potremo avere anche molte critiche, molte sfumature diverse. Ma non si può a quattro giorni dalla ratifica di un trattato internazionale rimettere tutto in discussione e chiedere rinvii».
In risposta ai dem arriva tuttavia una nota moloto netta dei grillini che invita il Pd a non alzare i toni e puntualizza che se qualcuno vuole «metterla sul tema della credibilità, a noi sembra che la credibilità come Stato in tutti questi anni l’abbiamo persa proprio quando si firmava qualsiasi cosa per compiacere sempre qualche euroburocrate, piuttosto che tutelare gli interessi dell’Italia e degli italiani. Bene, quell’epoca è finita. Consigliamo al Pd di lavorare con noi ad un punto di intesa. Tutti sanno che il Mes è modificabile ed emendabile».
Da parte sua, Matteo Salvini, continua a incalzare Conte: «Rispondo», risponde Salvini a chi gli chiede un’opinione sulla riforma del Mes, «con le parole del governatore di Bankitalia che non è un pericoloso leghista: rappresenta un enorme rischio. Si rischia di usare i soldi dei risparmiatori italiani per salvare le banche tedesche e io penso che i soldi degli italiani vadano usati per aiutare altri italiani. Per come è scritta ruba ai poveri per dare ai ricchi, ai risparmiatori italiani, per dare alle banche francesi e tedesche. Dico a Conte: se hai firmato qualcosa senza il consenso degli italiani dimettiti e chiedi scusa. Lunedì (domani, ndr) andrò a sentire Conte che deve intervenire in Parlamento per spiegare gli italiani se ha svenduto i risparmi della sovranità italiana e sono proprio curioso di sentire cosa avrà da dire. Mi aspetto che dica una cosa strana, la verità».
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