La settimana difficile del premier tra commissario per l’Emilia e Mes
Giorgia Meloni (Ansa)
  • L’incarico per la ricostruzione sembra verrà assegnato a un tecnico, tagliando fuori il governatore Stefano Bonaccini. Sul meccanismo Ue si punta a rinviare la ratifica a settembre. Giocando nel frattempo un po’ a scaricabarile.
  • Caso Santanchè: Elly Schlein non sa che fare sulla vicenda degli attacchi di «Report»: meglio informativa o question time? Il ministro del Turismo: «Dimettermi? Per cosa? Risponderò su tutto».

Lo speciale contiene due articoli.

Giorni complicati per il governo guidato da Giorgia Meloni. La settimana prevede in agenda almeno tre questioni spinose: la nomina del commissario per la ricostruzione in Emilia-Romagna, la ratifica parlamentare del Mes e il chiarimento in parlamento del ministro del Turismo, Daniela Santanchè, sulle accuse da parte della trasmissione Rai Report (di questo argomento trattiamo in un articolo a parte).

Per quel che riguarda il commissario per la ricostruzione in Emilia-Romagna, la nomina potrebbe essere ufficializzata oggi in Consiglio dei ministri: la Lega ha fretta, Matteo Salvini chiede che la casella venga riempita il prima possibile. Chi sarà il prescelto? La prima cosa da decidere è se nominare un politico o un tecnico: il governo, a quanto apprendiamo da fonti di primo piano, propende per la seconda ipotesi, il che taglia fuori il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Tra i papabili, due nomi su tutti: Nicola Dell’Acqua, commissario per l’emergenza idrica, e Giuseppe Vadalà, generale di brigata dei carabinieri forestali e commissario alla bonifica delle discariche.

Altro tema scottante è quello dell’ormai famigerato Mes: la ratifica è prevista per venerdì prossimo, 30 giugno, alla Camera dei deputati, ma la maggioranza punta a rinviare la discussione a dopo l’estate. Lo ha detto chiaramente Giorgia Meloni, lo ribadisce il leader della Lega, Matteo Salvini: «Sul Mes», argomenta Salvini, «siamo in una maggioranza e rispetterò le scelte di tutta la maggioranza. Condivido le parole di Giorgia Meloni: parlarne adesso non è utile all’Italia. Abbiamo un sistema economico che corre grazie alle nostre imprese, abbiamo un sistema bancario sano e, quindi, se ne può parlare tranquillamente in autunno. Negli altri Paesi», aggiunge Salvini, «è stato approvato in tempi diversi. Dopo il Covid e dopo la guerra cambia tutto. In questo momento, lo abbiamo dimostrato con i Btp da 18 miliardi, i cittadini italiani, gli imprenditori e i risparmiatori italiani hanno fiducia non nel governo ma nel Paese e, quindi, non abbiamo bisogno di metterci in mano a soggetti stranieri che rispondono a interessi stranieri». Tattica pura, quella di Salvini: ribadisce il «no» della Lega ma annuncia che rispetterà le scelte della maggioranza, lasciando alla Meloni il compito di intestarsi il dietrofront rispetto alla posizione nettamente contraria espressa con vigore ai tempi dell’opposizione.

L’Europa mette fretta: «Abbiamo a disposizione», dice, a quanto riporta l’Ansa, un portavoce della Commissione Ue, «un’ampia gamma di strumenti per affrontare qualsiasi problema di stabilità finanziaria. La ratifica del trattato Mes modificato aggiungerebbe un ulteriore livello di protezione per i cittadini dell’area dell’euro e migliorerebbe la resilienza complessiva dell’Europa. Questo era lo spirito della riforma del Mes, firmata nel 2021 da tutti i membri dell’Eurogruppo. È chiaro», aggiunge il portavoce, «che la decisione finale sulla questione spetta al parlamento italiano».

A dare il via all’operazione «addolcire la pillola» è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, esponente di spicco di Fdi: «Questione seria, siamo chiamati a una decisione», dice Crosetto al Corriere della Sera, «noi avevamo una posizione storica anni fa, poi lo strumento si è evoluto. Si deve discutere tra noi su quanto l’Europa reputi lo strumento necessario e come lo vediamo noi del centrodestra come coalizione e come governo. Bisogna ragionare su vantaggi e svantaggi, senza pregiudizi. È vero che chi finora ha utilizzato questo fondo ne è uscito massacrato», ammette Crosetto, «ma è anche vero che oggi le norme sono diverse, il Mes è anche uno strumento per le crisi fondiarie, diverso dal passato. Per questo bisogna sedersi e ragionare: il ministro Giorgetti è migliore dei migliori ministri europei, conosce le cose, i rischi veri, e spetta a lui spiegare alla maggioranza la sua idea ed indicare la via che ritiene giusta». In sostanza, per Crosetto il Mes contro il quale si batteva lancia in resta Fratelli d’Italia «anni fa» è cambiato. Sottotesto: sarà il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a prendersi la responsabilità di dire alla maggioranza che va ratificato, e così la palla (avvelenata) da Fratelli d’Italia viene rilanciata nella metà campo della Lega. La sensazione è che il giochino andrà avanti ancora per qualche… mes, fino a dopo l’estate, ma che la ratifica è ormai considerata inevitabile pure dal centrodestra.

Detto ciò, la Meloni prende tempo per poter giustificare davanti ai suoi elettori il contrordine: la speranza è che da Bruxelles arrivi qualche segnale sulla modifica del patto di stabilità che possa far dire al governo: «Abbiamo ratificato il Mes perché abbiamo ottenuto in cambio quello che avevamo chiesto». L’Europa, del resto, ha tutto l’interesse a tenersi buona il premier, che si sta dimostrando assai «affidabile» sulle questioni della geopolitica internazionale, a partire naturalmente dalla guerra in Ucraina: il sostegno a Kiev incondizionato, a 360 gradi come ama ripetere Giorgia, val bene qualche concessione sulle politiche finanziare del continente.

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