- Altre 24 ore per l’esecutivo politico, ma i paletti del Quirinale sono già pronti. Un moderato a via XX settembre e Carroccio via dalla Difesa.
- Dopo una giornata di passione, con la figlia Marina al fianco, il Cav cede alla «benevolenza critica» suggerita dal governatore In serata il comunicato: no alla fiducia, ma nessun veto all’intesa tra grillini e leghisti. L’«opposizione selettiva» tiene in vita la coalizione.
- La trattativa per sbloccare l’accordo con i grillini passa dalle rassicurazioni sugli interessi di Mediaset
- Matteo Salvini, propenso a evitare Palazzo Chigi, vorrebbe Giancarlo Giorgetti all’Economia. Opzione Esteri per Luigi Di Maio. Guardasigilli: Giulia Bongiorno andrebbe bene al Cavaliere. Un posto anche per Fdi.
Lo speciale contiene quattro articoli.
«Un premier donna sarebbe un bel segnale». Dallo staff del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la considerazione è stata trasmessa sia a Matteo Salvini che a Luigi Di Maio. I quali, entrambi, hanno compreso al volo quale soluzione, secondo il Colle, sarebbe in grado di chiudere nel migliore dei modi l’ennesima triangolazione tra M5s, Lega e Forza Italia. La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, avrebbe le caratteristiche ideali per sigillare il patto tra Salvini, Di Maio e Silvio Berlusconi: è di Forza Italia, ma è stata votata anche dai 5 stelle e verrebbe considerata una scelta «istituzionale» e «terza» tra leghisti e grillini; sarebbe la prima donna premier in Italia; consentirebbe a Berlusconi di votare la fiducia all’esecutivo, pur in assenza di ministri «forzisti»; libererebbe la carica di presidente del Senato per un leghista.
Il suggerimento, però, è stato lasciato cadere: Di Maio farebbe fatica a far digerire ai suoi un presidente del Consiglio di Forza Italia, mentre Salvini accarezza l’idea di un premier leghista (Giancarlo Giorgetti, gradito al capo dello Stato ma fino a un certo punto, visto che fu lui a ventilare «tentazioni secessionistiche» nel caso di un accordo Pd-M5s).
In ogni caso, la giornata di ieri, per Sergio Mattarella, è stata densissima di contatti. In mattinata, il capo dello Stato ha ricordato le vittime del terrorismo in occasione della Giornata delle memoria al Quirinale. Già martedì sera, al Colle erano arrivati segnali da Di Maio e Salvini, che chiedevano tempo per chiudere l’accordo. Alle 13 e 30, dal Quirinale è stato diramato un comunicato stampa: «M5s e Lega», recitava la nota, «hanno informato la presidenza della Repubblica che è in corso un confronto per pervenire ad un possibile accordo di governo e che per sviluppare questo confronto hanno bisogno di 24 ore».
Il governo «neutrale», può restare in freezer ancora un po’, perché in fondo il risultato a casa lo ha portato. Senza la accelerazione impressa con l’annuncio dell’imminente nomina di premier e ministri «neutrali», e del conseguente voto anticipato a luglio o ottobre, Silvio Berlusconi non sarebbe stato sottoposto al vero e proprio «assedio» che ieri ha subito da parte di deputati e senatori terrorizzati dalla prospettiva di non essere rieletti e di consiglieri come Fedele Confalonieri e Gianni Letta, convinti, come la figlia Marina, della necessità di chiudere l’accordo con Di Maio e Salvini chiedendo il massimo possibile in termini di contropartite «politiche».
Mattarella, se l’accordo tra Lega, M5s e Berlusconi oggi sarà definitivamente siglato, si darà da fare per indirizzare il governo legastellato nei binari a lui cari: continuità in politica estera ed economica, rapporti saldi con Bruxelles. Giorgetti premier? Il Colle non potrebbe mai dire «no», ma fino a ieri sera l’ipotesi che il M5s possa concedere lo scranno più alto di Palazzo Chigi alla Lega (seconda forza della maggioranza) sembrava assai remota. Anzi: la casella ancora da riempire, nel puzzle governativo legastellato, era ancora proprio quella del presidente del Consiglio.
Una lacuna che il Quirinale potrebbe aiutare a colmare, suggerendo lui stesso un nome (circolava ieri quello dell’ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, gradito ai 5 stelle).
Più debole si dimostrerà l’accordo tra Di Maio e Salvini, più forte sarà la facoltà del presidente della Repubblica di indirizzare le scelte dei «ragazzi». Debolezza che aumenterà a dismisura se Forza Italia si schiererà alla opposizione, pur garantendo a Salvini la tenuta della coalizione nelle regioni e nelle città, dando così vita a un nuovo bipolarismo a livello nazionale, con Lega e M5s da un lato e Pd e Forza Italia dall’altro.
L’importante, per il Quirinale, è che il ministero degli Esteri e quello della Difesa vadano al M5s o a figure terze, ma mai alla Lega. Luigi Di Maio, che a Washington, a Berlino e in alcuni circoli assai riservati ma che contano, considerano affidabile in quanto estremamente malleabile, è in pole.
Il Colle, inoltre, chiede che il ministero dell’Economia venga assegnato a una figura «autorevole», con ottimi rapporti con Bruxelles e che non intenda sforare i vincoli europei. Mattarella auspica inoltre che il ministero della Coesione territoriale sia affidato a un big e non a un dirigente politico di secondo piano.
Il capo dello Stato chiederà anche esplicitamente a Di Maio quale sia la posizione del Movimento rispetto alle ultime uscite pubbliche del «garante» Beppe Grillo, in particolare quella sul referendum sull’euro. Mattarella, infine, se anche questo estremo tentativo di accordo tra Salvini e Di Maio dovesse clamorosamente saltare, si ritroverebbe con la strada spianata per varare il suo governo «neutrale». Oggi attenderà novità da Fiesole dove partecipa a «The state of the Union», l’evento organizzato dall’Istituto universitario europeo. Appuntamento al quale parteciperanno anche il presidente della Bce Mario Draghi e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Dopo una tappa a Palermo, il rientro del presidente a Roma è previsto per domani pomeriggio. La dead line è fissata allora.
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