Legge elettorale, il governo incassa la fiducia
Ansa

I primi due voti di fiducia alla Camera sugli articoli della legge elettorale modificati al Senato rispetto alla prima lettura a Montecitorio filano lisci per la maggioranza, e del resto non c’era preoccupazione: le votazioni di ieri sono state a scrutinio palese per appello nominale. Sull’articolo 1, il via libera alla fiducia è arrivato con 226 sì, 147 no e 3 astenuti; la fiducia sull’articolo 2 è passata con 227 voti favorevoli, 149 contrari e 3 astenuti.

Si tratta dei due pilastri della nuova legge elettorale modificati al Senato: l’obbligo di indicare il candidato premier per le coalizioni, il sistema proporzionale che prevede l’assegnazione del premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori) alla coalizione che raggiunge il 42% dei voti; il sistema dei listini con i capilista bloccati e a seguire i candidati da eleggere con le preferenze, dal secondo in lista, su un totale di sei nomi; l’aumento delle firme necessarie per la presentazione delle liste che non sono già rappresentate in Parlamento.

Oggi, a partire dalle 9, dichiarazioni e voto di fiducia sull’articolo 3, che ridisegna il collegio del Trentino-Alto Adige. A seguire, esame e votazione (senza fiducia poiché c’è convergenza tra maggioranza e opposizione) dell’articolo 8, anche questo oggetto di cambiamenti in Senato, che disciplina il diritto di voto dei caregiver e dei fuori sede. Infine, gli ordini del giorno.

Cosa resta da votare sulla legge elettorale

Il «piatto forte» è nel menù di domani: dichiarazioni di voto e votazione finale sull’intero testo, a scrutinio segreto, in diretta televisiva. L’attenzione, manco a dirlo, è ai massimi livelli: fu proprio il voto segreto alla Camera sull’emendamento che prevede capilista e preferenze, a favorire la clamorosa bocciatura dello scorso 14 luglio, quando una trentina di franchi tiratori affossarono la modifica al testo originario, provocando uno sconquasso e la necessità di tornare a Montecitorio in terza lettura.

Hanno votato ancora una volta contro la fiducia al governo i nove deputati di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci: «Questa è la storia di Giorgia, Matteo, Antonio e la legge elettorale. Stavano giocando al governo», ha detto in dichiarazione di voto il deputato vannacciano Gianangelo Bof, «e si sono accorti che con le regole di quel gioco non avrebbero potuto continuare perché nel frattempo Elly, Giuseppe e Angelo erano diventati tutti amici. Allora hanno pensato di cambiare le regole di quel gioco».

La posizione di Vannacci rispetto al governo Meloni

Il riferimento è alla abolizione dei collegi uninominali: nel 2022 Pd e M5s andarono divisi, regalando la vittoria a Giorgia Meloni. Alle prossime politiche (salvo imprevisti, ovvero strappi di Giuseppe Conte), dem e pentastellati andranno insieme, e dunque avrebbero potuto aggiudicarsi una grande quantità di collegi uninominali, soprattutto al Sud: per tagliare la testa al toro, come spiega Bof, la Meloni li ha cancellati.

«Noi siamo sempre dalla parte della sovranità popolare», ha aggiunto il deputato di Fn, «e i parlamentari devono essere indicati dagli elettori con le preferenze, lo diceva anche Giorgia… ridiamo la sovranità al popolo per davvero con le preferenze pure». Anche qui, dietro le belle parole c’è il calcolo: per Vannacci scegliere i capilista vorrà dire scontentare molti dei nuovi adepti, mentre un sistema a preferenza pura avrebbe consentito all’ex generale di far partire tutti i candidati con le stesse possibilità, ottimizzando il risultato complessivo del partito.

Come si voterebbe con la nuova legge elettorale

In ogni caso, al di là delle consuete proteste dell’opposizione e delle dichiarazioni della maggioranza, la più grossa insidia per il centrosinistra inserita nella nuova legge elettorale è l’obbligo della indicazione del candidato premier delle coalizioni prima del voto.

Mentre il centrodestra il problema non ce l’ha, nell’altra metà campo questa prescrizione sta già producendo i suoi effetti: ogni giorno che passa il dibattito primarie sì/primarie no/primarie come aumenta i contrasti tra i partiti e all’interno degli stessi.

Il M5s è convinto che Elly Schlein non abbia la minima probabilità di battere Giorgia Meloni, convinzione che alligna anche nel Pd e in Avs. Non solo: le primarie, a meno di un vero e proprio miracolo, lascerebbero macerie al di là di chi dovesse risultare vincitore. Da qui l’ipotesi, caldeggiata anche da Giuseppi, di mettersi intorno a un tavolo e scegliere un nome accettato da tutti per guidare la coalizione: la Schlein però non vuole sentire ragioni e vuole giocarsi la sua partita con l’obiettivo di diventare presidente del Consiglio.

Detto ciò, una volta approvata definitivamente la legge elettorale la partita si sposterà su un altro terreno, quello della Corte costituzionale. Sono già stati annunciati vari ricorsi alla Consulta: si tratta di capire se i giudici avranno il tempo di esprimersi prima delle elezioni.

Non solo: la Corte potrebbe anche cassare solo alcuni articoli della nuova legge elettorale, come avvenuto per l’Autonomia differenziata. In sostanza, l’argomento ci accompagnerà ancora per molti mesi.

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