• Palazzo Madama, con voto di fiducia, vara il testo di legge su immigrazione e criminalità. Sono previsti più strumenti per le forze dell’ordine. Addio anche ai 35 euro. Cinque dissidenti M5s deferiti ai probiviri.
  • Il leader leghista smentisce la rottura E fra i grillini i malumori restano contenuti.

Lo speciale contiene due articoli.

Una vittoria per Matteo Salvini, una grana per Luigi Di Maio. Alle ore 12,19 di ieri, il vicepremier leghista ha twittato: «Decreto sicurezza e immigrazione, il Senato approva!!! Decreto Salvini, giornata storica!». Finisce dunque la «pacchia» per i clandestini con lo stop al permesso umanitario, la riduzione degli Sprar, e via libera agli interventi per la pubblica sicurezza e contro la criminalità organizzata.

I cinque grillini dissidenti, grattacapo per l’alleato Di Maio, non hanno rovinato la giornata al ministro dell’Interno che prima del voto aveva assicurato: «Il governo non è assolutamente a rischio, manterrà uno per uno tutto gli impegni presi con gli italiani. Con buon senso e umiltà, si risolve tutto». All’orizzonte c’è la prescrizione che il M5s vuole tenere dentro il disegno di legge anticorruzione con il vicepremier Di Maio che, subito dopo l’approvazione del dl bandiera salviniana in una diretta Facebook ha ribadito: «La battaglia contro la prescrizione fa parte del Dna del M5s. Si raggiungerà un accordo con la Lega». Il leader del Carroccio, che ha incassato per primo l’ok a un suo pilastro del contratto, ha quasi tranquillizzando l’alleato pentastellato ribadendo: «Sulla prescrizione chiudiamo tra qualche ora. Tra persone ragionevoli una soluzione si trova sempre». Sicuramente sull’argomento c’è da far conciliare l’anima garantista della Lega e quella giustizialista del M5s, ma si sa, c’è un contratto da rispettare. Tornando al dl sicurezza, con una schiacciante maggioranza il Senato ha dato il via libera alla fiducia con 163 sì, 59 no e 19 astenuti. Il dl ora passa alla Camera, dove è stato calendarizzato per il 22 novembre.

I voti mancanti alla maggioranza di governo (che a giugno aveva ottenuto 171 voti) sono quelli dei grillini. Il gruppetto dei dissidenti si è allargato a cinque senatori: a Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes e Matteo Mantero ha preferito disertare l’Aula anche Virginia La Mura (che aveva firmato alcuni emendamenti con De Falco). A loro, poi, si sono aggiunti Vittoria Bogo Deledda e Michele Giarrusso (in congedo, dunque assenti giustificati).

I vertici del Movimento ritengono il comportamento dei dissidenti «dannoso» e grave visto che si trattava di un voto di fiducia al governo e per questo nei loro confronti hanno avviato un’istruttoria ai probiviri. Probabilmente non saranno espulsi ma, dice un pentastellato, «di fatto si sono messi fuori dai gruppi».

No alla fiducia da Pd e da Leu. Fratelli d’Italia, che aveva assicurato il suo sì, si è invece astenuta perché contraria all’imposizione della fiducia. Neanche Forza Italia ha partecipato alla votazione e i senatori hanno protestato esponendo cartelli con la scritta «sì alla sicurezza, no al governo». E la Lega invece ha approfittato per attaccare le opposizioni: «Non ce la farete a rompere il collante Lega-Movimento 5 stelle». Il «carrarmato» Salvini, incassato il successo, non ha perso tempo: «Alle 12,32 ho la gioia di presentare questo strumento che prefetti sindaci e volontari veri e non mangioni avranno a disposizione. Chi vedeva l’immigrazione come mangiatoia oggi è a dieta, molti finti volontari non parteciperanno più a bandi, se invece di 35 euro ne porti a casa 19 non ci mangia più né mafia né ‘ndrangheta, ma rimarranno volontari veri e sono convinto che molte cooperative si daranno alla macchia».

Infatti il decreto, malgrado qualche correzione e raccomandazione del presidente Sergio Mattarella, preoccupato del rispetto della Costituzione, impone una stretta in particolare sul diritto d’asilo per i migranti. Non esiste più il permesso di soggiorno per motivi umanitari che viene sostituito da permessi speciali temporanei, che possono essere concessi anche per meriti speciali e sono rinnovabili ogni due anni. Il periodo di tempo si allunga se ci sono gravi motivi sanitari. Viene invece prolungato il tempo di permanenza nei centri per i rimpatri che aumenta da tre a sei mesi.

Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione e inclusione sociale previsti dagli Sprar (Sistema protezione e richiedenti asilo e rifugiati) che saranno ridimensionati. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza nei Cara. La domanda di asilo viene sospesa in caso di condanna in primo grado per gravi reati (omicidio, violenza sessuale). Chi viene condannato in via definitiva per terrorismo perde la cittadinanza italiana. Novità anche sugli hotspot, ovvero i centri dove venivano accolti gli immigrati appena sbarcati: adesso sono sempre aperti (e quindi costosi) anche in assenza di ospiti. Col nuovo decreto ci sarà solo un responsabile, che nel giro di 8 ore dovrà aprire la struttura per i nuovi arrivati.

Più controlli e meno sprechi, come ha detto Salvini subito in conferenza stampa al Viminale, facendo una sintesi del «suo» decreto. Risparmi pur garantendo a tutti i servizi di base (vestiti, cibo, pulizia) parametrandoli a quelli erogati negli ospedali. Chi sbarca in Italia e chiede l’asilo, farà corsi di italiano e di orientamento solo se ha diritto a rimanere nel Paese. Previste sanzioni severe, fino alla revoca del contratto, per chi farà accoglienza senza rispettare le regole.

Ci sono poi tutta una serie di altre misure, dal taser (la pistola elettrica) anche ai vigili urbani alla stretta sui noleggi di auto e furgoni contro il terrorismo, dal Daspo urbano più severo ai quasi 360 milioni fino al 2025 per «contingenti e straordinarie esigenze» di polizia e vigili del fuoco. Ora l’obiettivo è rendere operativo il decreto entro la fine dell’anno, considerato che, come assicurato dal Viminale, non ci sono problemi di coperture.


Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.