- Monopolizzata la raccolta fondi Ue per il vaccino, Mr Microsoft chiama il premier e gli detta il programma per il G20. Ignorando la democrazia e il ministro Roberto Speranza.
- Nando Pagnoncelli, su Corriere e La 7, pompa al 66% la fiducia nel presidente. Lilli Gruber arrotonda al 70%. Ma secondo tutti gli altri sondaggi, circa 6 italiani su 10 non sopportano più l’avvocato e il suo governo.
Lo speciale contiene due articoli.
Non bastava Giuseppe Conte in versione caudillo, che straccia la Costituzione con i Dpcm e trasforma le «domande frequenti» del sito di Palazzo Chigi in fonte di diritto. Adesso potremmo saltare dalla padella alla brace: il risultato di aver esautorato persino i suoi colleghi di governo, è che il premier si farà soffiare i pieni poteri sanitari da Bill Gates. Il quale è un filantropo disinteressato quanto Giuseppi è Winston Churchill.
Ieri, Mr Microsoft e il presidente del Consiglio si sono parlati al telefono. Palazzo Chigi ha fatto sapere che «al centro del colloquio» c’è stata «la promozione della cooperazione globale nella lotta al coronavirus», sulla scorta della conferenza dei donatori che si terrà domani, al culmine di un’iniziativa europea per raccogliere almeno 7,5 miliardi da destinare alla ricerca.
Sullo sfondo c’è anche il vaccino – disponibile, pare, a settembre – sviluppato da un’azienda di Pomezia insieme all’ateneo di Oxford. «Se funziona, lo finanzio», aveva promesso Gates, che su Twitter discute gli oltre 100 papabili candidati a fungere da farmaco immunizzante. Tra essi, figura quello ideato da una società di Castel Romano, che verrà testato da luglio allo Spallanzani e che, a differenza di quello approntato da Irbm e dagli oxoniensi, ha goduto di una sovvenzione governativa. La Reithera, che l’ha realizzato, secondo Dagospia è particolarmente gradita alla Regione di Nicola Zingaretti. Il vaccino della Irbm di Pomezia, invece, sarà distribuito in esclusiva da una multinazionale britannica e non da una ditta italiana. Roma non l’ha finanziato: il titolare, Piero di Lorenzo, lamenta la sordità di Cdp.
Bill Gates, frattanto, sogna di somministrare il farmaco all’intero il pianeta nell’arco di 18 mesi. Perché senza vaccino non riavremo la «vita precedente». Ecco qual è la vera posta in gioco: la possibilità di dettare modi e tempi della ripartenza e di ridisegnare le politiche sanitarie del futuro. In fondo, cosa può volere il secondo uomo più ricco al mondo dopo Jeff Bezos? Non più soldi, quanto più potere.
Peraltro, sugli arresti domiciliari fino a vaccino introdotto, Mr Microsoft la pensa esattamente come Conte. Se sia un’idea che i due hanno maturato indipendentemente, o se il «filantropo» abbia intortato Giuseppi, non è dato saperlo. Nella vicenda della telefonata, effettivamente, si registrano due grandi assenti.
Il primo è Roberto Speranza: è il ministro della Salute, ci si aspettava avesse voce in capitolo sul destino del farmaco che dovrebbe salvarci.
Il secondo è il meccanismo dei controlli democratici che andrebbero esercitati sulle iniziative di un privato cittadino straniero. Il quale, inopinatamente, prescrive via telefono al nostro premier un prontuario politico. Lo riferisce in chiaro proprio Palazzo Chigi, quando spiega che «il presidente Conte ha ribadito l’intenzione italiana di tenere ben in evidenza» il tema del contrasto alle pandemie e della ricerca sui vaccini «nell’agenda del G20 del 2021, di cui il nostro Paese assicurerà la presidenza». «Elemento», prosegue il comunicato, «fortemente sostenuto da Bill Gates». Naturalmente nell’interesse dei Paesi poveri, mica di sé stesso. Giuseppi e il fondatore di Microsoft si sono pertanto impegnati «a tenersi in stretto contatto nel corso delle prossime settimane». Capito? Un magnate americano alza la cornetta e si accerta che il presidente del Consiglio italiano sposi il suo programma politico-sanitario.
D’altro canto, Gates è avvezzo ai cortocircuiti istituzionali – ovvero, a fregarsene del diritto dei cittadini di sapere cosa fa e chi gli dà il permesso di farlo. La sua fondazione copre d’oro le case farmaceutiche, spicca nella lista dei donatori dell’Oms e, intanto, Mr Microsoft ha monopolizzato pure il «patto europeo per i vaccini».
Ieri, La Stampa ha pubblicato una lettera, siglata da Conte, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Ursula von der Leyen (capo dell’esecutivo Ue), Charles Michel (presidente del Consiglio europeo) ed Erna Solberg (primo ministro norvegese). L’iniziativa, Il mondo contro il Covid-19, serviva a lanciare la conferenza dei donatori di domani, che punta a mettere insieme almeno 7,5 miliardi di euro per la ricerca sul vaccino. Una «sfida globale», dice la Merkel. E guarda caso, chi citano i cari leader? «Sosteniamo l’Oms», si legge nel documento, «e siamo lieti di unire le forze con organizzazioni esperte come la fondazione Bill e Melinda Gates e il Wellcome Trust», l’altro colosso della beneficenza.
Ora, non c’è dubbio che, per accelerare i tempi per la creazione del farmaco, occorra uno sforzo planetario. Che però sia necessaria un’unica regia, ovviamente in mano allo stesso Gates, non è mica pacifico. Merita, anzi, di essere discusso pubblicamente e in modo trasparente.
Quanto alle ghiotte opportunità di guadagno, il magnate si schermisce: nessuno ci lucrerà, «sarà un bene comune». Cosa significhi non è chiaro. Nessuna casa farmaceutica depositerà il brevetto? Bene. Ma può succedere – è già successo – che una potenza straniera, come la Cina (con cui Gates è oltremodo benevolo), si appropri della formula.
Liquidare simili preoccupazioni come «cospirazionismo» è peggio che convincersi che il coronavirus sia stato creato in vitro dal miliardario americano. Lo ringrazieremo se ci farà del bene. Ma la sua «potenza di fuoco» non ne giustifica lo strapotere.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >