• Il premier si converte all’accordo di Parigi: un favore a Bruxelles che vuole lasciare gli Usa isolati sul tema climatico. In cambio spera di avere qualche margine di manovra in più nella trattativa sul deficit. Incontro con Bin Salman: vero tema, gli armamenti.
  • Depositati solo nella notte gli emendamenti del governo, slitta a martedì l’arrivo del provvedimento in Aula. Luigi Di Maio smentisce la riduzione del reddito a 500 euro. Accordo con le Regioni per i soldi alla salute e l’edilizia.

Lo speciale contiene due articoli.

Strette di mano, selfie e bilaterali. Il vertice del G20 in Argentina è stato caratterizzato da enormi tensioni, quasi tutte nella sfera del non detto. I nemici storici si stringono la mano. Gli storici alleati si accoltellano alle spalle. Basti pensare alle tensioni e gli scontri tra Arabia Saudita, Stati Uniti e Turchia sul tema dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi.

La Turchia, che ha scoperchiato il caso, dice di averlo fatto in nome dei diritti umani. La sola dichiarazione fa sorridere, e spiega come si voglia spezzare la relazione preferenziale tra Riad e Washington. Stesso discorso vale per i dazi tra gli Stati Uniti e la Cina, e per la proposta di infrazione avanzata da Bruxelles nei confronti dell’Italia. Tutti temi che si trasformano in convitati di pietra, e dimostrano come l’assemblea del G20 ospiti un quadro magmatico in via di ridefinizione. Troppo presto per dire chi starà con chi fra due anni. Nel frattempo, ciascuna delle parti in causa ha la necessità di rispondere alla propria opinione pubblica, ai propri azionisti (vedi l’Arabia) o elettori. È il caso dell’Italia e dell’Europa.

Finché Roma non capirà quanto e fino a che punto gli Stati Uniti vorranno coprirci le spalle, dovrà in ogni caso accettare di imbarcarsi in un valzer poco romantico con i rappresentanti di Bruxelles. «Non rinunciamo alla prospettiva delle riforme. Anche l’Unione europea è entrata in quest’ottica», ha detto il presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se sia ancora più fiducioso che con l’Ue una soluzione possa essere trovata e che quindi non ci sarà la procedura di infrazione, Conte ha risposto: «Ogni volta che ci si alza da un tavolo di negoziazione, dandosi la mano e guardandosi negli occhi in modo sereno, si fa un passo avanti». Il riferimento era all’incontro appena concluso poco prima con Jean Claude Juncker, il presidente della Commissione Ue. «Sono il garante del patto sociale e politico con i cittadini che è nato in campagna elettorale, si è rinsaldato nel contratto di governo e anche in tema di politica economica complessiva», ha aggiunto dicendo che ci deve essere il «rispetto di quelle riforme che devono assicurare equità e stabilità sociale e crescita economica». Quale sarà il punto di caduta in termini decimali possiamo immaginarlo. Bruxelles vuole poter sostenere la vittoria nel braccio di ferro sui conti. Al clan di Juncker non importa in alcun modo il contenuto della legge Finanziaria. Importa solo poter affermare di aver tagliato il deficit, e averlo riportato a una percentuale vicina al 2. I gialloblù vorrebbero poter portare il deficit più vicino al 2 senza dichiararlo apertamente. Fa parte dei paradossi delle campagne elettorali. I rallentamenti nell’applicazione del reddito di cittadinanza, le modalità di realizzazione dello stesso compreso l’ampiezza del perimetro faranno la differenza ai fini del calcolo del deficit effettivo. Non solo. Al momento, la manovra contiene nero su bianco una dato negativo sul debito strutturale. Portare il reddito di cittadinanza dentro le aziende (trasformare l’assegno in un incentivo) avrebbe il vantaggio di sminare il dato sul debito strutturale. Il contratto di governo parla genericamente di «politiche attive». Quindi il suggerimento leghista (sebbene smentito da Luigi Di Maio) non romperebbe alcun vincolo e sarebbe il cavallo di Troia per trovare l’equilibrio tra Roma e Bruxelles. Si comincerà a capire qualcosa di più già domani, quando si riunirà l’Eurogruppo, ma le idee si chiariranno soltanto il 13 dicembre con l’Ecofin. Conte ieri ha pensato bene di trasformarsi in ambientalista per lanciare un amo nei confronti di Bruxelles. Si è espresso a favore dell’accordo di Parigi sul clima. Nel suo intervento alla sessione di lavori, il premier italiano ha detto che l’accordo rimane «la stella polare» per ciò che concerne i cambiamenti climatici. Conte ha sottolineato l’urgenza di accelerare il processo di avvicinamento ai Sustainable developement goals (Sdgs), cioè gli obiettivi di emissione prefissati dalle Nazioni Unite per il 2030. La posizione italiana si discosta nettamente da quella americana, ed è chiaramente opportunistica. La Francia e Bruxelles desideravano il sostegno italiano per lasciare isolato Donald Trump. Ci risulta che tale favore sarà fatto pesare in sede di Ecofin quando si dibatterà di nuovo del nostro deficit. Nel frattempo, resta il tira e molla politico che nasconde le vere attività diplomatiche. Comprese quelle dell’Italia. Un esempio su tutti è l’incontro riservato tra Conte e il principe saudita Mohammed Bin Salman. Il giorno precedente la delegazione italiana aveva fatto presente di voler chiedere garanzie al capo di Riad di essere estraneo all’uccisione di Khashoggi. In realtà, a quanto risulta alla Verità, durante l’incontro si è discusso soprattutto di un altro tema: le armi. L’Arabia saudita avrebbe chiesto rassicurazioni affinché il nostro Parlamento non la infili nella lista nera (un rumor che gira da qualche mese) al posto della Cina. Sarebbe un cambio storico ed enorme, che però ci metterebbe in contrasto con gli Usa. Bin Salman avrà voluto accertarsi che il rumor resti tale.


Da non perdere