Dal 1948 a oggi l’Italia ha cambiato più volte il sistema con cui elegge Parlamento e governi. Dal proporzionale della Prima Repubblica alla stagione dei sistemi misti, una lunga sequenza di riforme ha modificato regole, collegi e preferenze.
Due grandi fasi caratterizzano il sistema elettorale italiano del dopoguerra. La Prima Repubblica, dominata dal sistema proporzionale puro, e la Seconda e Terza Repubblica, segnate da continui cambiamenti tra leggi miste, maggioritarie e correttivi a premio.
La lunga stagione del proporzionale
Dal 1948 al 1992 si è votato con la stessa legge elettorale: una legge proporzionale con correttivi sui collegi e con la possibilità di esprimere quattro preferenze.
La legge proporzionale assegna ai partiti una percentuale di seggi quanto più possibile vicina alla percentuale di voti ottenuti, favorendo quindi i piccoli partiti.
La legge elettorale per il Senato era ufficialmente maggioritaria, con collegi uninominali, ma, per come era costruita (con una soglia minima fissata al 65%), funzionava sostanzialmente come una legge proporzionale, benché su base regionale.
Ci fu una parentesi nel 1953 con la legge conosciuta come «legge truffa», voluta da Alcide De Gasperi per blindare, in piena guerra fredda, il governo centrista.
Il nucleo della legge prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi della Camera, corrispondenti a 380 seggi, alla lista o alla coalizione di liste che avesse superato il 50% più uno dei voti validi a livello nazionale.
Si applicò alle sole elezioni del 1953 e venne abrogata subito dopo, già nel 1954, segnando il ritorno definitivo al sistema proporzionale puro che caratterizzò l’intera Prima Repubblica fino al referendum del 1993.
Dal Mattarellum al Rosatellum
Nel 1993 si entra nella Terza Repubblica e si innesca una sequela di continui cambiamenti del sistema elettorale.
Si inizia con il Mattarellum (1993), il primo sistema misto: il 75% dei seggi era assegnato con collegi uninominali maggioritari a turno unico e il 25% con un recupero proporzionale. Ha governato le elezioni del 1994, 1996 e 2001.
Il Porcellum (2005): legge proporzionale con liste bloccate corte, soglie di sbarramento e un cospicuo premio di maggioranza alla coalizione vincente. Venne dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale nel 2014 per via dell’eccessivo premio e della mancanza di preferenze.
Italicum (2015): legge proporzionale con premio di maggioranza solo per la Camera e un eventuale secondo turno (ballottaggio). Mai applicata, fu modificata dopo l’intervento della Consulta.
Il Rosatellum (2017): sistema misto attualmente in vigore. Prevede per un terzo seggi assegnati in collegi uninominali maggioritari e per i restanti due terzi con un sistema proporzionale a liste corte bloccate, senza possibilità di voto disgiunto.
Oggi si discute di tornare a una legge diversa, che dia nuova stabilità al futuro governo. Il nodo resta quello delle preferenze, che a parole tutti dicono di volere ma che, di fatto, ha creato grandi spaccature interne ai partiti di maggioranza alla Camera.
A settembre tocca al Senato, con voto palese.
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