Delle tre grazie di ieri, ce n’è una che agli italiani piacerà particolarmente. L’ha concessa Sergio Mattarella, sia pure in modo soltanto parziale, a Guido Gianni, classe 1960, gioielliere condannato a dodici anni e quattro mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo, nel 2008.
La grazia parziale a Guido Gianni
Dato che egli ha già scontato cinque anni e tre mesi e visto che gliene sono rimasti meno di quattro, per effetto del provvedimento quirinalizio, che ha tenuto conto del parere del magistrato e del periodo già trascorso dietro le sbarre, ora il Tribunale di sorveglianza potrà dargli l’affidamento in prova al servizio sociale. La pronuncia del capo dello Stato, che peraltro si rifà proprio al giudizio già emesso dal magistrato di sorveglianza, spiana la strada a questo piccolo atto di misericordia per una persona onesta, che non avrebbe fatto male nemmeno a una mosca e che si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato. Un uomo aggredito, colpevole di essersi difeso troppo.
Il caso Gianni e il precedente di Roggero
La tragedia di Gianni, in effetti, ricorda molto la disgrazia di Mario Roggero. E non solo perché entrambi commerciavano preziosi.
Gianni, che all’epoca dei fatti aveva 48 anni, gestiva un negozio a Nicolosi, vicino Catania. I malviventi vi fecero irruzione il 18 febbraio di 18 anni fa, minacciarono la moglie con una pistola che poi risultò essere a salve, ma priva del tappo rosso. Era impossibile distinguerla da un’arma vera. La donna venne colpita in testa e svenne. Più o meno la situazione capitata a Roggero, il quale ha sempre dichiarato di aver perso la testa, nel timore che i delinquenti avessero fatto del male alla consorte – anche se i giudici hanno considerato la sua versione illogica: i filmati dimostravano che, nell’inseguire i rapinatori, si era scontrato con la donna, constatando quindi che era sana e salva.
La condanna per l’omicidio dei rapinatori
Gli accusatori del gioielliere catanese, supportati dalla ricostruzione dei carabinieri, riuscirono a dimostrare che, dopo alcuni colpi esplosi in aria, aveva sparato ai criminali mentre stavano fuggendo. Come Roggero, appunto. Il pm aveva chiesto una pena di 17 anni; la Corte d’Assise l’aveva ridotta un po’; l’appello aveva sostanzialmente confermato quella sentenza e la Cassazione, infine, aveva respinto il ricorso presentato dai legali. I magistrati non riconobbero mai la scriminante per legittima difesa. Nel 2008, la legge non prevedeva nemmeno che il presunto reo potesse trovarsi in uno stato di «grave turbamento», invocato dagli avvocati di Gianni, i quali avevano parlato di mente «offuscata» dallo choc per l’assalto subìto. D’altronde la riforma, introdotta per volere dal Carroccio nel 2019, non è servita nemmeno a salvare Roggero.
La richiesta di clemenza e l’intervento della Lega
Nel giugno del 2022, la moglie del commerciante siciliano, rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, aveva lanciato una petizione proprio per invocare la clemenza del Colle. Matteo Salvini, in quell’occasione, si era recato in visita al detenuto. In suo favore si era spesa molto anche l’europarlamentare leghista Susanna Ceccardi. Lo scorso luglio, era stato il programma di Rete 4, 4 di sera, a ripercorrere la drammatica vicenda.
Il possibile effetto sul caso Roggero
Certo, la grazia di Mattarella è solamente parziale e arriva dopo che Gianni ha trascorso parecchio tempo in cella. Ma forse è un segnale positivo per Mario Roggero, protagonista di un caso paragonabile e adesso costretto a scontare 14 anni e 9 mesi a Bollate, dato che la magistratura ha bocciato le istanze di differimento della pena, presentate in seguito alla formulazione della richiesta di grazia. Anche il Guardasigilli aveva annunciato l’avvio di un’istruttoria.
La posizione del Quirinale sulla grazia
L’orientamento che il Colle ha espresso è chiaro: l’istituto che la Costituzione permette al presidente della Repubblica di esercitare non deve essere utilizzato per «correggere» verdetti che appaiono stridere con il buon senso comune. In parole povere: nessuno «sgarbo» nei confronti delle toghe; anche a Roggero toccherà passare un periodo in galera. La speranza è che non debbano trascorrere gli anni – tanti – che ha passato il suo collega all’Ucciardone. In favore del gioielliere di Grinzane Cavour depone, in teoria, la situazione anagrafica: Roggero ha 72 anni; Gianni, oggi, ne ha 66; al momento della prima sentenza ne aveva 59; in quello della carcerazione, 61. Un lustro in carcere, in un certo senso, per Mario varrebbe come un decennio. È possibile, almeno è auspicabile, che Mattarella, o chi verrà dopo di lui, piano Garofani permettendo, ne tenga conto.
Gli altri due provvedimenti di grazia
Per la cronaca: gli altri due graziati da Mattarella sono condannati per delitti in materia di stupefacenti. Il primo doveva scontare sette anni; gliene restano quasi cinque e mezzo, ma è gravemente malato e da tempo, per lui, era stato disposto il differimento dell’esecuzione della pena. Il secondo, dopo una pena di dieci anni di reclusione, di cui la grazia ha estinto un anno e nove mesi, stando al magistrato di sorveglianza, «ha già avviato e consolidato un percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare». In più, ha una figlia minore anch’essa in cattive condizioni di salute.
Roggero e i suoi, per adesso, stanno bene. E forse, da ieri, hanno qualche speranza in più.
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