Gli svizzeri battono cassa per Crans-Montana: «I feriti italiani ci devono 1,6 milioni»
Ansa

Il conto di Crans-Montana torna sul tavolo. Oltre 1,6 milioni di euro per le cure prestate in Svizzera a 12 giovani italiani feriti nell’incendio del Le Constellation, la notte di Capodanno. A riaprire il caso è stata la Radiotelevisione svizzera di lingua francese Rts, che ha riportato l’attenzione sulle spese ospedaliere e sul confronto ancora aperto fra Roma e Berna.

Nelle cronache elvetiche affiora una domanda, più o meno esplicita: l’Italia intende pagare? Ma la vicenda non si esaurisce certo in una fattura da saldare. Soprattutto perché, non fa male ricordarlo, non riguarda uno sciatore scivolato durante una discesa a Sankt Moritz. Le strage ha provocato 41 morti e oltre 100 feriti.

E mentre si discute di rimborsi, le responsabilità su quanto accaduto nel locale restano da accertare: le procedure di sicurezza avevano molti buchi. Come un Emmenthal.

Già la questione era deflagrata in primavera. Alcune famiglie italiane avevano ricevuto copie delle fatture dell’ospedale di Sion, fra cui quella da circa 66.800 franchi per le prime 15 ore di ricovero di Manfredi Marcucci, gravemente ustionato e poi trasferito in elicottero a Milano. Il padre aveva raccontato alla Rts dello stupore davanti a una richiesta arrivata quando la famiglia era ancora alle prese con le conseguenze del dramma.

L’accordo secondo cui spetterebbe all’Italia pagare

Il Canton Vallese era intervenuto per chiarire che i parenti non avrebbero dovuto pagare: quei documenti, era stato spiegato, erano stati inviati per eccesso di zelo amministrativo. Insomma, una leggerezza assai pesante: la proverbiale puntualità svizzera in una faccenda in cui molte cose sembravano in ritardo.

Ad aprile Giorgia Meloni aveva definito le fatture «un insulto, oltre che una beffa», annunciando che Roma e la Farnesina avrebbero respinto ogni pretesa formale. L’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado, aveva ricordato come l’Italia avesse curato per settimane due cittadini svizzeri all’ospedale Niguarda di Milano e contribuito ai soccorsi con un elicottero della Protezione civile valdostana. Un richiamo alla reciprocità. Sullo sfondo, la questione giuridica.

Gli accordi sulle cure transfrontaliere prevedono che le prestazioni ricevute all’estero siano addebitate al sistema sanitario del Paese di residenza. È una procedura ordinaria, benché in questo caso le circostanze siano straordinarie.

Per chi non lo ricordasse, i 12 ragazzi sono finiti in ospedale dopo un incendio mortale, divampato nel seminterrato del Le Constellation nella notte fra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026. Le indagini riguardano tutt’ora l’impiego di dispositivi pirotecnici, i materiali del soffitto e le condizioni di sicurezza e di evacuazione. E l’Italia si è costituita parte civile nel procedimento.

Gli aiuti alle vittime di Crans Montana

È questo il contesto nel quale si discute: il nodo è tutto politico. Il 4 maggio la Meloni aveva incontrato il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin a margine del vertice della Comunità europea di Yerevan. Il giorno successivo Parmelin aveva rassicurato lei e Sergio Mattarella: le fatture non sarebbero più state inviate ai parenti.

L’impellenza più immediata era così rientrata. Quella del rimborso, invece, no. A ottobre, secondo la Rts, il Consiglio federale non aveva ancora individuato una soluzione definitiva. Parmelin ha annunciato le dimissioni e il cambio al vertice riporta sotto i riflettori gli impegni assunti e la necessità di dare loro seguito. In Svizzera pare siano oggi orientati a evitare ulteriori richieste, dicono, per «pragmatismo umanitario».

Nel frattempo, gli aiuti alle vittime seguono un percorso distinto. La Confederazione ha stanziato 35 milioni di franchi, il Canton Vallese oltre 2,3 milioni. La fondazione Beloved dispone di circa 24 milioni. La presidente Doris Leuthard ha incontrato a Milano 11 famiglie, spiegando che l’ente potrà contribuire, entro limiti da definire, alle spese mediche e psicologiche non coperte dal Servizio sanitario nazionale e alle perdite di reddito. Risorse ingenti, ma la partita non è ancora chiusa.

L’inchiesta sui coniugi Moretti

C’è poi l’inchiesta sul locale, si diceva, e sui suoi proprietari, Jacques e Jessica Moretti, indagati per le responsabilità sul disastro. Il passato di Jacques Moretti non è esattamente quello del nonno di Heidi: un’indagine per sfruttamento della prostituzione, un arresto per truffa e, nell’agosto 2026, un arresto in un procedimento separato per presunte violenze domestiche. Episodi distinti, ma che corroborano alcuni sospetti sulla sua condotta a capodanno. E

mentre in Svizzera c’è chi richiama gli accordi internazionali e chi chiede a Berna di assumersi direttamente l’onere, sui social c’è chi rimarca come la querelle sia pure estetica: esistono modi, magari eleganti, di presentare un conto. E poi ci sono quelli che finiscono per sembrare una lezione di ragioneria impartita alle vittime.

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