Attacco di Modena del 16 maggio 2026, con Salim El Koudri nel riquadro
La scena dell’attacco avvenuto a Modena il 16 maggio 2026. Nel riquadro, Salim El Koudri, l’uomo alla guida dell’auto che ha travolto i passanti (Ansa)

Salim El Koudri, l’uomo che si è lanciato con l’auto contro la folla nel centro di Modena il 16 maggio scorso, mutilando passanti e uccidendo Monica Esposito, non sarebbe un terrorista. Lo dice la Dda di Bologna, che aveva il compito di decidere proprio su questo non irrilevante particolare.

Niente terrorismo, dunque, anche se è stato dimostrato che El Koudri compulsasse video e materiale online di impronta jihadista, anche se aveva pubblicato sui social una bandiera dell’Isis, anche se ascoltava i canti di battaglia dei soldati islamici e ha prodotto filmati del tutto analoghi a quelli degli aspiranti martiri.

La Dda esclude matrice terroristica: «Gesto dettato dalla frustrazione»

La Dda conferma che «fin dalle prime battute, gli inquirenti hanno escluso che la condotta dell’indagato fosse stata mossa da un siffatto intento terroristico, trattandosi piuttosto dell’azione di una persona in quel momento afflitta da un grave stato di turbamento e frustrazione per la propria condizione di vita, domestica e lavorativa».

Secondo la Procura antiterrorismo, quella di El Koudri fu «un’azione non riconducibile a matrice terroristica, nemmeno individuale, non ravvisandosi quella finalità intimidatoria su larga scala come le altre stragi di carattere religioso». Mentre il fatto che egli guardasse online materiale sulla jihad è liquidato come «accessi e visualizzazioni sporadiche e occasionali e meramente passive, senza un contributo personale».

L’avvocato di El Koudri esulta, la famiglia della vittima protesta

«È importante che sia stata fatta chiarezza dopo tante illazioni», gioisce l’avvocato di El Koudri, Fausto Gianelli. «Se la dinamica di quella strage era infatti apparsa subito chiara, abbiamo invece assistito in questi mesi a una serie di speculazioni su presunti moventi terroristici dietro a quel folle gesto. Motivazioni che, come avevano già evidenziato gli inquirenti modenesi, una volta per tutte, sono state definitivamente escluse dalla Procura distrettuale sull’antiterrorismo».

Deborah De Cicco, avvocato di Giovanni Esposito, fratello della povera Monica, ancora non si capacita della decisione della Dda. «Ho depositato un esposto alla Procura distrettuale antiterrorismo di Bologna, nonché per conoscenza alla Direzione nazionale dell’antiterrorismo di Roma», ci racconta. «La Dda di Bologna mi ha notificato l’esito dell’esposto depositato il 15 ottobre e in sostanza mi ha comunicato l’insussistenza dell’aggravante di terrorismo a carico di Salim El Koudri».

Come avete preso questa decisione?

«Ritengo questo provvedimento abnorme dal punto di vista giuridico perché non affronta nella maniera più assoluta alcun elemento investigativo allarmante, significativo, sinora emerso. Gli elementi finora depongono chiaramente per la finalità di terrorismo, come sottolineato peraltro dal lavoro del nostro consulente esperto di sicurezza e di jihadismo, il professor Francesco Bergoglio Errico».

Ma su quali basi vi hanno motivato l’esclusione dell’aggravante terroristica?

«La dottoressa Morena Plazzi, sostituto procuratore aggiunto alla Dda di Bologna, ha ritenuto di escludere l’aggravante di terrorismo poiché l’atto e l’azione non avrebbero avuto una potenza intimidatoria su larga scala. Inoltre ha ritenuto che l’azione di El Koudri sia semplicemente il frutto di una frustrazione, di un turbamento di vita e lavorativo dell’indagato».

Sono emerse però tutte le ricerche che El Koudri faceva su temi legati al terrorismo jihadista. Anche quelle non rilevano?

«La Procura ha ritenuto che le ricerche Web, a nostro avviso allarmanti, siano state meramente passive, senza alcun contributo personale da parte di El Koudri. Circostanza che contestiamo apertamente, perché il contributo personale vi è stato eccome. El Koudri ha pubblicato la bandiera nera dell’Isis sul suo profilo Instagram. Sappiamo poi che dalla galleria del suo iPhone ha cancellato molto materiale, del quale si sono persi tutti i dettagli. Soprattutto, il contributo personale lo ha dato nel momento in cui ha compiuto una strage che ha causato dei mutilati e un morto. Non è difficile prendere coscienza del fatto che questo sia un vero e proprio attacco terroristico, punto. Non ci sono altre scusanti, anche perché il provvedimento della Dda non ripercorre nella maniera più assoluta tutti gli esiti delle indagini».

Cioè?

«Quel provvedimento, in due pagine, dice semplicemente che siccome le ricerche di El Koudri sul Web sono passive, siccome l’atto non ha avuto una finalità intimidatoria su larga scala ed è riconducibile alla sua frustrazione, è esclusa l’aggravante di terrorismo. Io lo ritengo un abominio del diritto, perché il 270 sexies del codice penale prevede semplicemente l’intimidazione, che l’atto abbia l’effetto di intimidire la popolazione».

Insomma, secondo la Dda l’attacco di Modena non è terrorismo perché non ha creato allarme su larga scala.

«Il codice, le direttive europee e le leggi quadro che insieme al professor Bergoglio Errico abbiamo individuato dicono che per parlare di terrorismo bisogna che l’atto abbia prodotto intimidazione nella popolazione. Non si parla di intimidazione su larga scala, questo è un concetto che esprime solo la procuratrice. L’effetto intimidatorio dell’atto di El Koudri c’è stato pienamente. Mio figlio non è andato in centro per due mesi, le dico solo questo».

Suo figlio però non fa testo…

«Vero. Ma di persone che hanno reagito così a Modena ce ne sono a bizzeffe. Quindi l’effetto intimidatorio è pieno. L’azione ha creato un allarme sociale. Ma poi scusi, Bergoglio ha prodotto una consulenza di 92 pagine. Ha analizzato i nasheed, i canti islamici che El Koudri sentiva e che inneggiano alla decapitazione, all’uccisione in nome del jihad. C’erano i video di addestramento all’uso di coltelli e armi, altri su come costruire degli ordigni esplosivi. El Koudri ha visualizzato numerosi attacchi terroristici, ma non come dice la Procura per mero interesse, passivamente, come io potrei guardarmi un abito su Internet. Lui non è andato a guardare una partita di calcio su Internet: si è andato a guardare video e ha fatto numerose ricerche su tutti gli attacchi terroristici passati. E non per guardarseli da mero spettatore, ma per autoindottrinarsi, per prepararsi dal punto di vista psicologico e materiale. Attraverso quei video lui si è autoesaltato».

Secondo lei quindi quella della Dda è una decisione ideologica?

«Io non ritengo esaustivo il provvedimento perché non richiama alcuno degli elementi investigativi raccolti. Inoltre, penso che in quattro mesi non si possano svolgere e concludere delle indagini in merito a un atto emulativo di terrorismo. Ripeto: le indagini di questo procedimento a carico di El Koudri si sono concluse in quattro mesi, che neanche per un furto di caramelle al supermercato… Un procedimento per terrorismo avrebbe dovuto prevedere analisi di device, di numerosi account social, numerosi dispositivi elettronici e informatici… Come mai si sono volute chiudere in quattro mesi le indagini? A questo punto non posso non farmi sorgere un dubbio: che il caso sia stato valutato più da un punto di vista politico-sociale che dal punto di vista del diritto. Ribadisco: non si possono concludere in quattro mesi, non è normale una cosa del genere, la trovo irrituale, irrispettosa nei confronti del dolore dei familiari e anche irrispettosa nei confronti della giustizia. Io sono stata abituata a studiare sui banchi dell’università il diritto, non la politica. Io non faccio propaganda politica nel mio lavoro e desidero che nessuno lo faccia nell’ambito giudiziario. Pretendo questo nel rispetto dei familiari».

Come agirete ora?

«Ho richiesto un appuntamento personale e riservato al procuratore capo della Dda, vedremo come mi risponderanno. Io e il mio assistito pensiamo che il resto vada riqualificato dal punto di vista giuridico. È stato un atto di terrorismo. E intanto noi ci facciamo il sangue amaro, il familiare della vittima deve sopportare la rabbia, la delusione per un magistrato che non ha capito o che non ha voluto capire».

In una combo una foto della strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 e l’attentato di Modena del 16 maggio 2026 (Ansa)

Ecco chi è la toga che ha firmato l’atto contestato

La procuratrice aggiunta di Bologna che ha negato l’aggravante milita nella corrente di Area. Scrive articoli sulla serie tratta dai libri di Scurati, su Bibbiano e ha firmato l’appello dei «giuristi per Gaza».

Contro ogni previsione, l’attentato commesso da Salim El Koudri il 16 maggio scorso a Modena non è stato considerato di matrice terroristica. Lo ha stabilito la Procura distrettuale di Bologna che, in due pagine, motiva la propria decisione a fronte di un’istanza presentata dall’avvocato Deborah De Cicco, che rappresenta Giovanni Esposito, fratello di Monica, vittima dell’attentato.

La firma è quella di Morena Plazzi, procuratrice aggiunta a Bologna, in magistratura dal 1990. Già sostituta procuratrice presso la Procura della Repubblica di Sciacca, giudice penale a Modena e a Marsala e dal 2000 alla Procura della Repubblica di Bologna.

La Plazzi è stata componente del Consiglio giudiziario di Bologna, nonché membro del direttivo del Movimento per la Giustizia per il triennio 2015-2017 e poi nel coordinamento nazionale di Area democratica per la giustizia. Dal 2023 è presidente del Movimento per la Giustizia – Art. 3 Ets. Il suo nome figura anche al 47° posto nell’appello dei «giuristi per Gaza».

Il magistrato rileva, nel suo atto sui fatti di Modena, l’assenza dell’elemento terroristico «perché non ha provocato intimidazione della popolazione a larga scala».

La Plazzi, un magistrato che proprio l’avvocato De Cicco ha descritto come schierato nell’area progressista, non fa mistero delle sue idee firmando numerosi articoli su Giustizia Insieme, dove però scrive cose che all’apparenza potrebbero contrastare con le motivazioni addotte per valutare la mancanza di matrice terroristica per El Koudri, anche se va precisato che le posizioni assunte dalla Plazzi nei suoi scritti non è detto abbiano inciso sulle sue decisioni come magistrato.

Il giudizio sulla strage di Bologna

Il 2 agosto 2025, per esempio, la toga scrive in un articolo dal titolo «La strage di Bologna è una strage fascista»: «Ogni anno a Bologna, la mattina del 2 agosto, si snoda un lungo corteo di cittadini che attraversa la città, partendo da Piazza Maggiore, il luogo della democrazia cittadina, per giungere davanti alla stazione di Bologna. Lì, alle 10.25, l’ora in cui è rimasto congelato nel tempo l’orologio della stazione… cala il silenzio, per un minuto… Ogni anno, quel corteo, con l’appello dei familiari delle vittime a ottenere verità e giustizia ripetuto dal palco di Piazza Medaglie d’Oro è stata la risposta a quanti, cercando altrove, o spingendo a cercare altrove, negavano la serietà dell’aggettivo “fascista” accanto alla parola “strage”. Una risposta talora passionale, talora rabbiosa, ma ferma e collettiva… Bologna non dimentica».

A Modena, a quanto pare, si potrà dimenticare l’aggettivo «terroristico» perché non si addice a una strage che, secondo la Plazzi, non avrebbe provocato intimidazione su larga scala.

Il ricordo delle vittime delle mafie e l’omaggio a Saetta

Oltre a dedicarsi anche alla cronaca, dicendo la sua sul noto caso di Bibbiano, il 21 marzo 2026, in un altro articolo dal titolo «Ad alta voce. Il ricordo non sarà mai silenzioso», per la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, la Plazzi, a proposito dell’omicidio del magistrato Antonino Saetta e della partecipazione del plenum del Csm ai funerali, conclude scrivendo: «Lo considero, oggi, un invito per tutti a rinnovare, mai silenziosamente, ma ad alta voce e con orgoglio, il ricordo di quanti hanno dedicato la loro vita al servizio della giustizia, mantenendo l’impegno preso giurando fedeltà alla Repubblica italiana e indicando un percorso al quale ciascuno di noi intende restare fedele».

A Modena invece semplici cittadini italiani forse non avranno la stessa drammaticità e la stessa considerazione: ad ammazzarli non è stata la mafia.

Il ricordo di Paolo Borsellino e la critica alla magistratura

La procuratrice aggiunta, che probabilmente è un’appassionata cinefila, visto che si è lanciata in una recensione di M – Il figlio del secolo (miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati) e del Trono di spade in chiave femminista, in un elaborato del 18 luglio 2020 dedicato all’anniversario della morte di Paolo Borsellino, la toga scrive.

«Paolo Borsellino, visto da lontano, rappresentava per me qualcosa di irraggiungibile, un pezzo della storia della magistratura, il maxi processo, una parte importante delle ragioni per cui avevo fatto il concorso. Da vicino, con tutto il timore reverenziale del caso, fu una grande scoperta… Era un magistrato fedele alla Costituzione e a lui, all’epoca anche presidente della Giunta distrettuale dell’Anm, consegnai la mia prima iscrizione a un’associazione di magistrati. Ecco allora non solo il desiderio, ma la necessità oggi, nel momento in cui l’intera magistratura appare colpita e piegata dalla perdita del sentimento della vergogna, che ha infestato le nostre istituzioni di autogoverno e le relazioni associative, di ricordare e fare testimonianza del magistrato e dell’uomo, dell’esempio e del coraggio, dell’impegno e della disponibilità che la vita di Borsellino ci hanno lasciato in eredità. L’esempio conta».

Come le risposte. Quelle che chiedevano i familiari di Monica Esposito.

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