Il capo dell’Anm attacca il governo e Roggero
Mario Roggero (Ansa)

I decreti sicurezza non servono, Mario Roggero ha avuto una condanna «assai mite» e la parola chiave per risolvere il problema delle carceri è «indulto» (questa l’avevamo già sentita da piccoli). Fuochi d’artificio nella prima giornata del Salone della Giustizia, dove il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, ha esploso petardoni al chiuso senza temere di incendiare i tendaggi.

È la conferma di una contrapposizione forte con l’esecutivo. La decisione di Giorgia Meloni di non firmare l’aumento da un miliardo lordo a giudici e pm sta provocando una fibrillazione duratura.

La tre giorni romana al Tecnopolo è prestigiosa, con presenze istituzionali (i ministri Carlo Nordio, Gilberto Pichetto Fratin, Maria Elisabetta Alberti Casellati, i vicepresidenti della Commissione europea Raffaele Fitto e del Parlamento Ue Pina Picierno), leader di partito (Giuseppe Conte, Ernesto Maria Ruffini, Maurizio Lupi), numerosi giuristi vecchi e giornalisti nei panel.

Un’occasione di alto profilo per tastare il polso a un mondo sempre più centrale nella vita di ogni cittadino. L’auspicio è quello di convergenze (almeno parallele per scomodare Aldo Moro) nel dialogo fra poteri dello Stato, ma quando parla Tango sembrano evidenziarsi solo divergenze totali.

Il numero uno dell’Anm, da tempo debordante su ogni argomento (presto delucidazioni sulla scomparsa del Var nel campionato di calcio), interviene a piedi uniti sul tema dei saccheggi nella Maranza Week di Milano. «La strategia di contrasto non può essere solo quella della repressione. Quello appena varato dal governo non è il primo decreto sicurezza, ce ne sono stati tanti altri, molti dei quali coinvolgevano anche minori, ad esempio il decreto Caivano. Eppure non sono stati capaci di evitare gli scontri. Più reati non significano più sicurezza ma più incertezza anche nell’applicazione degli stessi».

L’attacco del presidente dell’Anm a Mario Roggero

Usa la clava il giovane (44 anni) giudice del lavoro palermitano, eletto numero uno del sindacato sei mesi fa. Espressione di Magistratura indipendente, viene considerato dall’ala moderata molto vicino alle posizioni di Md e Area; all’interno della corrente si sostiene che «ha consegnato l’Anm alla sinistra giudiziaria».

Sul tema specifico, la posizione non tiene conto di tre fattori decisivi: il ritorno massiccio della guerriglia urbana come manifestazione del dissenso; la comparsa di una nuova tipologia di criminali (anche giovanissimi) senza alcun ancoraggio ideologico e l’inedita metodologia di convocazione per ottenere il massimo della sorpresa nell’azione violenta.

Quando sottolinea che «il contrasto non può essere solo repressione», Tango balla sul filo del qualunquismo. Lo sappiamo tutti da anni. Ma mentre i sociologi snocciolano soluzioni illuminate e la scuola si impegna in programmi di inclusione sofisticati (finora deficitari, visti i risultati), è normale che il potere esecutivo si muova per punire i delinquenti e proteggere i cittadini. Peraltro perplessi, questi ultimi, nel leggere che gli autori di crimini sono a piede libero 24 ore dopo nonostante la legge, piegata da sorprendenti cavilli giudiziari come «sembrava pentito».

Il presidente dell’Anm non fa sconti neppure sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per avere ucciso due rapinatori. «Quello di Roggero è stato descritto dal governo come il caso di qualcuno che ha esploso dei colpi di arma da fuoco per difendere sé stesso e i propri familiari. Ma non è ciò che è successo. I fatti dicono che una persona, a pericolo cessato, ha inseguito in una piccola strada delle persone e ha sparato loro alle spalle, come neanche nel Far West. E ha ricevuto una pena assai mite, 14 anni e 9 mesi».

Le provocazioni di Giuseppe Tango

Senza entrare nel merito della sentenza e della valutazione «mite» per quasi 15 anni di carcere, va precisato che quelle «persone» non erano turisti norvegesi o runner che si tenevano in forma. Erano malviventi che un attimo prima, pistole in pugno, avevano rapinato e terrorizzato l’intera famiglia del gioielliere.

Tango butta lì una provocazione in stile Maurizio Landini che gela l’uditorio: «Non si vuole quella legge? Si può cambiare, ma si abbia il coraggio di farne una che dichiari l’impunità assoluta a chi si fa vendetta da sé». È il segno d’una frattura pericolosa, anche dal punto di vista della grammatica istituzionale, fra giustizia e politica. Perché oltre c’è solo la rissa con i vaffa e gli schiaffi.

Il numero uno dell’Anm non ha finito e intende dare lezioni anche in tema di sovraffollamento carcerario. «In quest’ottica emergenziale la via dell’indulto responsabile può rappresentare una soluzione. L’optimum sarebbe quello di entrare nelle carceri e avere un trattamento rieducativo adeguato, ma siccome questo ad oggi è impossibile, la risposta consiste in una liberazione anticipata, soltanto per alcuni reati».

Liberazione anticipata, due parole che in bocca a un giudice sono la spia di una scelta di campo politica. Sarà un caso ma la sintonia di Tango con il Pd sembra totale. Come se sapesse che nelle prossime liste elettorali di Elly Schlein c’è ancora qualche posto libero.

Da non perdere

La Consulta mette i paletti solo ai pro vita
Giustizia al contrario

La Consulta mette i paletti solo ai pro vita

Il presidente Amoroso sale pure sul palco del «Foglio», invocando una legge sul suicidio assistito: il Parlamento potrà discostarsi dalle sentenze, purché renda la norma «meno rigorosa». Come con il Melonellum: la politica è sovrana... Se obbedisce ai giudici.