L’Anm frigna per il mancato aumento: «Messi alla gogna a scopo elettorale»
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango (Imagoeconomica)

Poteva finire nel silenzio democristiano, come 42 anni fa. Allora nell’occhio del ciclone c’era la famigerata «progressione automatica» delle carriere di giudici e magistrati, con annesse prebende a salire. Il clima era tesissimo. Francesco Cossiga e Giuseppe Gargani erano contrari ma Flaminio Piccoli li dissuase dal fare il braccio di ferro: «Senti Gargani, o passa la legge o ci arrestano tutti». Poteva finire così, «cast to cast» stile prima Repubblica. Invece Giorgia Meloni non trova la Montblanc e non firma, facendo saltare i nervi alla categoria in toga.

Meloni non firma gli arretrati ai magistrati: lo scontro si riaccende

Scenario surreale. Fra un «nana borgatara» (interverrà il Csm, ma l’insultatore sfodera un alibi: «Il telefono era in auto e io ero a cena con amici») e un «si occupi dei problemi del Paese», sei mesi dopo va in scena il secondo tempo del referendum. Il premier rimane sulle sue posizioni: «In coscienza non posso mettere la mia firma su quasi 1 miliardo (sono 970 milioni, ndr) di aumento ai magistrati. E se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno nomini pure il commissario ad acta».

Giuseppe Tango: «A caccia di nemici a scopo elettorale»

Pur mantenendosi dentro l’alveo del rispetto istituzionale, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, fatica a nascondere il fastidio. E in un’intervista a Repubblica la butta plasticamente in politica: «Purtroppo qualcuno è a caccia di nemici a scopo elettorale. A questo gioco non ci stiamo». Rievoca il proverbiale «Io non ci sto» a reti unificate di Oscar Luigi Scalfaro (pure lui magistrato) e continua: «Proprio una strategia vecchia: orientare il risentimento contro una specifica categoria. Ma i magistrati non possono essere il capro espiatorio delle difficoltà di un governo. Lo scontro fra istituzioni fa male al Paese, ancor di più quando è rafforzato da gravi falsità».

È consolante prendere atto della negatività dello «scontro fra istituzioni», che peraltro la categoria cavalcò con entusiasmo durante la campagna referendaria con eccessi tribunizi di qualche sua rockstar (per esempio Nicola Gratteri).

Bonus da 100.000 euro? La replica del presidente dell’Anm

Poi Tango scende nel dettaglio della polemica: «Abbiamo il dovere di dire che è falso che i magistrati avranno un bonus da 100.000 euro. È pura menzogna. Si tratta di sei anni di arretrati, previsti da due sentenze del Consiglio di Stato. Ed è una somma lontanissima da quanto strombazzato». Fra netto e lordo, la vicenda resta spigolosa.

La battaglia a colpi di carte bollate va avanti dal 2021 ed è un’eredità di Mario Draghi. Allora l’Anm contestò gli adeguamenti per errori nei meccanismi di calcolo e per aver privilegiato il parametro della «media ponderata». Ora quel fiume di denaro ricade in testa a Giancarlo Giorgetti, costretto a calzare il cappello da mago Merlino per accontentare le toghe, alle quali altre toghe (Tar e Consiglio di Stato) hanno dato ragione in toto. Conflitto d’interessi inevitabile sotto gli occhi dei cittadini. Titolo del film: Quasi amici.

L’ultimatum del Consiglio di Stato e la scadenza di settembre

Nell’ordinanza del Consiglio di Stato c’è anche un ultimatum: il governo aveva tempo fino a settembre per «illustrare modalità e tempi del procedimento di adeguamento». La speranza era di chiudere la partita con questa finanziaria per liquidare il malloppo stile stock options con una mega tredicesima. Ma il premier non trova la penna. Ed è un fatto che nel Paese assediato da crisi internazionali, aumenti dei costi energetici e necessità di bilancio, una simile rivendicazione diventa impopolare.

Il numero uno dell’Anm (bontà sua) non percepisce anacronismi: «Nessuna rivendicazione, nessun bonus, nessun aumento. Solo una vicenda causata da un datore di lavoro che ha trattato indebitamente una parte di retribuzione. La preoccupazione è che passi un messaggio singolare: che un presidente del Consiglio possa decidere di non rispettare una sentenza o una legge». La categoria preme e la presidente dell’Anm di Napoli, Leda Rossetti, aggiunge che Palazzo Chigi «fa apparire i magistrati come avidi o usurpatori».

Gli stipendi dei magistrati: le retribuzioni nelle diverse giurisdizioni

Per pura informazione la magistratura ordinaria non stringe la cinghia, ma ha emolumenti medi da 154.000 euro lordi all’anno su 13 mensilità (11.800 al mese); quella militare da 152.000 (11.600), quella contabile da 174.300 (13.400), quella amministrativa da 188.500 (14.500), mentre la magistratura tributaria viaggia sui 201.000 euro annuali (15.400) e l’Avvocatura dello Stato sui 189.500 (14.500). Fonte la Ragioneria generale dello Stato. È anche curioso notare come, di fronte a un problema affine per corrispondenza logica, la soluzione adottata dalla Corte costituzionale fu diametralmente opposta. Quando nel 2015 fu dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti del pubblico impiego, la Consulta non riconobbe gli effetti retroattivi ai lavoratori, ai quali fu impedito di recuperare le somme pregresse. Ora, tanti maledetti e subito. Sarà un tema del 37º congresso dell’Anm a fine novembre a Napoli, al quale dovrebbe partecipare pure Meloni. Conferma Tango: «L’invito è partito un mese fa, aspettiamo la risposta». Con la possibilità di sentire il «non ci sto» del premier anche live.

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