C’è una maggioranza silenziosa, che sta sempre meno zitta e fa sempre più notizia. È quella degli operatori ecologici che, in poche ore, hanno ripulito il centro di Milano. È quella dei negozianti che hanno raccolto i cocci e hanno fatto ripartire le loro attività. È quella di Angelo De Simone, il dirigente della Questura che non ha smesso di lavorare, nonostante fosse stato colpito da un sampietrino e avesse il volto insanguinato.
È quella della gente che si indigna. Come la sciura meneghina ripresa in piazza Duomo. Osservando le orde di maranza incappucciati, si è rivolta ai carabinieri: «Sparategli a vista, a tutta ’sta gentaglia!». Sarebbe intollerabile, è ovvio. Ma non si è stabilito che l’esasperazione va ascoltata? Di persone perbene, esasperate, ce ne sono tante. È tempo che si mobilitino.
Milano si rialza, dagli operatori ecologici ai negozianti: la maggioranza silenziosa reagisce
Alcune, domenica pomeriggio, hanno provato ad allontanare i barbari lanciando secchiate d’acqua dalle finestre. Altre sono state costrette a difendere l’inviolabilità del domicilio: un residente ha dovuto tenere a forza i sediziosi fuori dal cortile del proprio palazzo, in zona Castello.
Anche in Francia si sono registrati episodi di resistenza civile. Sui social spopolano le immagini di un ragazzo nerboruto, in piedi sull’uscio di un negozio con la vetrina sfondata, accanto a un’immagine a grandezza naturale di Goku, il forzuto protagonista della saga di Dragonball.
L’uomo ha messo in fuga i saccheggiatori intimorendoli con la sua stazza. È diventato virale pure il video di una ragazza bionda, la quale, quasi in lacrime, tentava di impedire agli insorti di fare razzia in un market: «Non è questa la causa!», gridava, forse pensando alla «causa» che aveva illuso anche lei.
Pure tra gli alunni e gli universitari c’è chi non ne può più. Tipo Alessandro Di Micco, portavoce delle consulte. O Aurora Attampato, coordinatrice della Lega giovani Lazio nel settore scuola: «La stragrande maggioranza degli studenti italiani», ha assicurato, «non si sente rappresentata» da chi «scambia la scuola pubblica per una sezione di partito e preferisce il disordine allo studio e al merito».
Da piazza San Carlo la protesta del centrodestra: «Maranza e centri sociali, pene esemplari»
Ieri pomeriggio, mentre a sinistra erano troppo impegnati a distinguere le ragioni dei manifestanti buoni dall’insurrezione dei criminali senza ideologia, gli esponenti del centrodestra, in solidarietà con i commercianti danneggiati, le forze dell’ordine e i cittadini, si sono riuniti nel capoluogo lombardo, in piazza San Carlo.
A due passi dalla cattedrale, dalla cui sommità la Madonnina ha dovuto assistere allo sfacelo. Campeggiavano slogan eloquenti: «Maranza e centri sociali, pene esemplari per questi criminali». «Vi remigreremo tutti». Oltre a Silvia Sardone (Lega), Matteo Perego, Letizia Moratti (Forza Italia) e Riccardo De Corato (Fdi), c’era il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha bacchettato l’aspirante sindaco progressista, Mario Calabresi.
La Russa attacca Sala, Moratti denuncia le contraddizioni sulla sicurezza
Un professionista dei distinguo: «Quando si condanna la violenza», ha ribadito La Russa, «non ci vuole nessun però. Chi ci mette il però la aizza». «Non importa se sono tredicenni, quattordicenni, quindicenni: se prendi un sasso e lo tiri contro le forze dell’ordine», ha tuonato Perego, «sei un criminale e devi essere punito».
L’ex sindaco Moratti ha messo spalle al muro Beppe Sala: «Dice che quando abbiamo troppa polizia militarizziamo la città», salvo lamentarsi se, rispetto ai facinorosi, gli agenti schierati gli sembrano «insufficienti».
Una posizione «inaccettabile». «C’è chi chiede più forze dell’ordine, come il sindaco», ha rincarato La Russa, «e poi c’è chi, della stessa area, non appena le forze di polizia intervengono le criminalizza».
Sala «non si è nemmeno presentato in Consiglio», ha lamentato la Sardone. «Ricordo che è anche assessore alla Sicurezza». De Corato l’ha definito un «non pervenuto».
Purtroppo, in piazza, la calma è durata poco: alcuni giovani hanno assaltato la manifestazione. Ne sono scaturiti diverbi, spinte e il lancio di petardi. Il presidente del Senato è stato coperto di insulti. Un ragazzo ha accusato un agente di averlo colpito con un pugno. La polizia ha dovuto dividere i litiganti.
Dall’arcivescovo Ambarus alla «lezione» di Beccaria, lo scontro sull’integrazione e la legalità
In effetti, per una moltitudine di brava gente, si trova qualche esempio di maître à penser che vivono in mondi paralleli. L’arcivescovo di Matera-Irsina, Benoni Ambarus, ieri ha parlato come uno di questi: «Se non governiamo i processi di integrazione degli immigrati», ha detto, «non dobbiamo meravigliarci che crescano persone con frustrazione, rabbia e senso di inferiorità».
Per facilitare l’integrazione, si dovrebbero in primis limitare gli ingressi. Solo che il monsignore, nei confini, vede il «luogo dell’incontro che chiama alle responsabilità», che sono sistematicamente quelle di accogliere, senza respingere. Non può funzionare.
La dura realtà l’ha sperimentata, l’altro giorno, una benpensante milanese, la quale intimava a un poliziotto di usare le buone maniere con i giovinastri: «Li prende così con la forza? Chiedetegli i documenti come si fa con le persone civili». Pochi secondi dopo, i «civili» hanno fatto scoppiare una bomba carta. La lezione dell’epigona di Cesare Beccaria sui delitti e sulle pene si è interrotta così.
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